Un anno di Trump, bilanci e incognite - Corriere.it: "Un anno e mezzo. Una volta eletto per il primo mandato, il presidente degli Stati Uniti ha un anno e mezzo, diciotto mesi, per governare. Per governare senza eccessivi lacci e impedimenti. Senza essere condizionato da scadenze elettorali. Trascorso tale periodo, avvicinandosi le Mid Term Elections, tutto cambia. I doveri nei confronti dei parlamentari «amici» nonché del partito stesso viepiù prevalgono e vincolano. Non che nel predetto periodo «aureo» possa il Capo dello Stato Usa fare davvero quello che vuole. Contrariamente a quanto correntemente detto e ripetuto, l’inquilino della White House non è assolutamente l’uomo più potente del mondo, non è affatto svincolato da condizionamenti e controlli. Gerald Ford, a tale riguardo, ebbe ad affermare che «l’unica cosa che può decidere da solo un Presidente è quando andare al gabinetto» Fatto è che — tutti lo dimenticano quando non lo ignorino — il potere legislativo non gli appartiene essendo riservato al Congresso. Di più, non è tra le sue competenze neppure qualcosa di analogo ai nostri decreti legislativi potendo egli operare solo in campo esecutivo. Di più ancora, contro i provvedimenti amministrativi presi dal Presidente è consentito ricorrere in giudizio. Certo, non è che gli manchi la possibilità di indirizzo politico che esercita attraverso messaggi che invia al Parlamento. Le conseguenti proposte di legge, opera di rappresentanti o di senatori, per quanto indicate come presidenziali, tali in verità, non soltanto formalmente, non sono.
2 Nei primi anni Trenta del Diciannovesimo secolo, in America, un nuovo insorgente partito - il Whig - assai critico nel confronti di Andrew Jackson allora in sella, incluse nel proprio programma la proposta di un Emendamento costituzionale che limitasse ad uno soltanto i possibili mandati del Presidente. (Per inciso, i due whig effettivamente eletti mantennero l’impegno visto che morirono entrambi in carica. Uno dopo un solo mese: William Harrison. L’altro dopo poco più di un anno: Zachary Taylor). L’intento era quello di rendere più indipendente l’eletto, in grado di agire senza l’assillo conseguente alla necessità di ottenere una seconda vittoria. (All’epoca - e si dovrà attendere il 1951 dopo la quadruplice affermazione di Franklin Delano Roosevelt per la deliberazione in merito - non esisteva, se non per rispettare l’esempio di George Washington che aveva rifiutato un terzo mandato, impedimento alcuno al numero delle candidature e delle possibili conseguenti affermazioni). Considerato che la proposta whig non ebbe udienza e che un nuovo incarico è possibile (e probabile il successo dato che molto difficilmente il Presidente in carica perde lo scranno), il secondo biennio del primo mandato è fortissimamente condizionato dalla futura candidatura che impone comportamenti utili ad ottenere la nomination e la rielezione e non, per così dire, liberi.
3 Tutto ciò detto e considerato, guardando all’età al momento dell’insediamento di Donald Trump (è il più anziano presidente eletto ed entrato in carica solo il Reagan del secondo - ripeto: secondo - quadriennio era più anziano di lui) avevo ipotizzato che il tycoon avrebbe da subito dichiarato l’intenzione di occupare la Casa Bianca per soli quattro anni. Al fine di avere decisamente più autonomia. Di operare senza i predetti citati impedimenti. Di essere appoggiato con maggiore impegno dal partito. Di permettere ad altri di coltivare relativamente a breve aspirazioni presidenziali. Di essere meno sotto gli assillanti riflettori della stampa, dei media in generale. Così non è stato. Finora, mi dico. Finora...
" SEGUE >>>
2 Nei primi anni Trenta del Diciannovesimo secolo, in America, un nuovo insorgente partito - il Whig - assai critico nel confronti di Andrew Jackson allora in sella, incluse nel proprio programma la proposta di un Emendamento costituzionale che limitasse ad uno soltanto i possibili mandati del Presidente. (Per inciso, i due whig effettivamente eletti mantennero l’impegno visto che morirono entrambi in carica. Uno dopo un solo mese: William Harrison. L’altro dopo poco più di un anno: Zachary Taylor). L’intento era quello di rendere più indipendente l’eletto, in grado di agire senza l’assillo conseguente alla necessità di ottenere una seconda vittoria. (All’epoca - e si dovrà attendere il 1951 dopo la quadruplice affermazione di Franklin Delano Roosevelt per la deliberazione in merito - non esisteva, se non per rispettare l’esempio di George Washington che aveva rifiutato un terzo mandato, impedimento alcuno al numero delle candidature e delle possibili conseguenti affermazioni). Considerato che la proposta whig non ebbe udienza e che un nuovo incarico è possibile (e probabile il successo dato che molto difficilmente il Presidente in carica perde lo scranno), il secondo biennio del primo mandato è fortissimamente condizionato dalla futura candidatura che impone comportamenti utili ad ottenere la nomination e la rielezione e non, per così dire, liberi.
3 Tutto ciò detto e considerato, guardando all’età al momento dell’insediamento di Donald Trump (è il più anziano presidente eletto ed entrato in carica solo il Reagan del secondo - ripeto: secondo - quadriennio era più anziano di lui) avevo ipotizzato che il tycoon avrebbe da subito dichiarato l’intenzione di occupare la Casa Bianca per soli quattro anni. Al fine di avere decisamente più autonomia. Di operare senza i predetti citati impedimenti. Di essere appoggiato con maggiore impegno dal partito. Di permettere ad altri di coltivare relativamente a breve aspirazioni presidenziali. Di essere meno sotto gli assillanti riflettori della stampa, dei media in generale. Così non è stato. Finora, mi dico. Finora...
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