In Terra Santa la “via della pace” passa per i giovani e l’istruzione. Le nuove generazioni al di qua e al di là del Muro | AgenSIR: "(da Beit Jala) “La dignità è l’obiettivo, l’istruzione è il mezzo”: è lo slogan stampato sulle felpe blu della scuola del Patriarcato latino di Gerusalemme di Beit Jala che “fieramente” rivendica di essere la prima scuola latina in Palestina, fondata nel 1854 per “portare il messaggio di fede, educazione e istruzione a tutti, senza badare a fede, classe sociale e sesso”.
Beit Jala è un villaggio palestinese cristiano situato alle porte di Betlemme, posto su un territorio montuoso pieno di ulivi centenari e frutteti, che comprende anche la vallata di Cremisan – ricca di vigneti – spaccata in due dal muro di separazione israeliano che trancia col cemento la terra di 58 famiglie locali. Un vero guanto di sfida a chi, da oltre 160 anni, educa i giovani “non a lottare contro gli altri ma a cooperare per costruire un futuro fatto di convivenza, di rispetto, di diritti e di dignità”. Tutto con un solo strumento, l’istruzione. I protagonisti di questa storia secolare oggi sono i 900 studenti delle 31 classi della scuola, tutti di età compresa tra i 4 e i 18 anni che il 15 gennaio hanno ricevuto la visita dei vescovi di Usa, Canada, Ue e Sud Africa, membri dell’Holy Land Coordination, in questi giorni in Terra Santa per il loro annuale pellegrinaggio di solidarietà. Ad accoglierli padre Iyad Twal, direttore generale delle scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme, una rete di 44 istituti sparsi tra Palestina (13), Israele (6) e Giordania (25), con circa 20mila alunni in totale.
Dalla parte della pace. “Nelle nostre scuole non solo formiamo gli studenti in vista di un lavoro ma li educhiamo perché diventino persone di speranza, di amore e di giustizia – ha spiegato padre Twal –. Insegniamo ai giovani di varie fedi, cristiani, musulmani, drusi a vivere in pace e in mutuo rispetto. Insieme si sconfigge il fanatismo religioso. Accade a Nablus, dove su 615 alunni solo 71 sono cristiani, a Gaza, a Al Rameh, al confine con il Libano, dovunque insegniamo a ricostruire la speranza prestando cura e attenzione ai più piccoli”. Il dialogo viene insegnato a tutto campo anche ricorrendo alle nuove tecnologie. A Beit Jala gli studenti organizzano delle video conferenze con i loro colleghi di scuole di tutto il mondo per parlare e condividere ogni genere di argomento. Ma se è facile parlare con coetanei al di là dell’oceano, più difficile risulta parlare e ritrovarsi con quelli più vicini, che si trovano al di là del muro, i ragazzi israeliani.
“Non si tratta di essere pro-Palestina o pro-Israele ma di stare dalla parte della pace, del dialogo, del rispetto" SEGUE >>>
Beit Jala è un villaggio palestinese cristiano situato alle porte di Betlemme, posto su un territorio montuoso pieno di ulivi centenari e frutteti, che comprende anche la vallata di Cremisan – ricca di vigneti – spaccata in due dal muro di separazione israeliano che trancia col cemento la terra di 58 famiglie locali. Un vero guanto di sfida a chi, da oltre 160 anni, educa i giovani “non a lottare contro gli altri ma a cooperare per costruire un futuro fatto di convivenza, di rispetto, di diritti e di dignità”. Tutto con un solo strumento, l’istruzione. I protagonisti di questa storia secolare oggi sono i 900 studenti delle 31 classi della scuola, tutti di età compresa tra i 4 e i 18 anni che il 15 gennaio hanno ricevuto la visita dei vescovi di Usa, Canada, Ue e Sud Africa, membri dell’Holy Land Coordination, in questi giorni in Terra Santa per il loro annuale pellegrinaggio di solidarietà. Ad accoglierli padre Iyad Twal, direttore generale delle scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme, una rete di 44 istituti sparsi tra Palestina (13), Israele (6) e Giordania (25), con circa 20mila alunni in totale.
Dalla parte della pace. “Nelle nostre scuole non solo formiamo gli studenti in vista di un lavoro ma li educhiamo perché diventino persone di speranza, di amore e di giustizia – ha spiegato padre Twal –. Insegniamo ai giovani di varie fedi, cristiani, musulmani, drusi a vivere in pace e in mutuo rispetto. Insieme si sconfigge il fanatismo religioso. Accade a Nablus, dove su 615 alunni solo 71 sono cristiani, a Gaza, a Al Rameh, al confine con il Libano, dovunque insegniamo a ricostruire la speranza prestando cura e attenzione ai più piccoli”. Il dialogo viene insegnato a tutto campo anche ricorrendo alle nuove tecnologie. A Beit Jala gli studenti organizzano delle video conferenze con i loro colleghi di scuole di tutto il mondo per parlare e condividere ogni genere di argomento. Ma se è facile parlare con coetanei al di là dell’oceano, più difficile risulta parlare e ritrovarsi con quelli più vicini, che si trovano al di là del muro, i ragazzi israeliani.
“Non si tratta di essere pro-Palestina o pro-Israele ma di stare dalla parte della pace, del dialogo, del rispetto" SEGUE >>>
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