domenica 31 dicembre 2017

Università Cattolica, le sfide di oggi e il futuro di una identità

Università Cattolica, le sfide di oggi e il futuro di una identità: "Università Cattolica, settembre 1968. L’ateneo fondato da padre Gemelli è ancora scosso dagli avvenimenti dei mesi precedenti: contestazione, occupazioni, ritiro del rettore Ezio Franceschini. Il successore, Giuseppe Lazzati, convoca a Villa Cagnola di Gazzada un’ampia rappresentanza delle diverse componenti accademiche per elaborare un nuovo statuto dell’ateneo. Si discute dell’identità dell’Università Cattolica. Precedentemente, a ridosso della chiusura del Concilio, il rettore Franceschini ha dichiarato che se l’ateneo di padre Gemelli si era mosso nell’orizzonte di una Chiesa segnata dall’ecclesiologia del Vaticano I, dopo il Vaticano II l’Università cattolica doveva sintonizzarsi con la nuova stagione della Chiesa aperta da Giovanni XXIII e continuata da Paolo VI. Nel successivo anno accademico, lo stesso Franceschini ha respinto un’interpretazione radicale di tale rinnovamento, avanzata dal canonico Jacques Leclercq, secondo il quale le università cattoliche, nate in un contesto di contrapposizione alla cultura laica ottocentesca, hanno esaurito la loro funzione. In quest’ottica, avendo la Chiesa assunto nel tempo post-conciliare ben altro atteggiamento verso il mondo, i cattolici avrebbero dovuto inserirsi, come lievito nella massa, nelle università di tutti. Lo scoppio della contestazione studentesca riapre il dibattito sull’identità della Cattolica. Nelle discussioni di Villa Cagnola, prende posizione anche don Mario Giavazzi, assistente spirituale del collegio Augustinanum, che, pur senza assumere le tesi più radicali di Leclercq, traccia un’analisi severa della situazione in Cattolica e rilancia con forza la prospettiva di una università profondamente impegnati nel dialogo culturale tra la Chiesa e il mondo. Ma i vescovi italiani non accolgono le sue proposte.

È uno degli episodi della storia dell’Università Cattolica ricostruiti nel voluminoso libro Nicola Raponi, Per una storia dell’Università Cattolica. Origini, momenti, figure (Morcelliana, pagine 780, euro 48), curato da Luciano Pazzaglia. Raponi ha scritto molti contribuiti pregevoli sulla storia di questa università, ma purtroppo non è giunto a comporre un’opera di sintesi, pur avendo raccolto un vastissimo materiale. Curando con pazienza e intelligenza la pubblicazione unitaria di tali contributi, Luciano Pazzaglia ha riempito questo vuoto con un volume che ricostruisce molte delle vicende più importanti di questa storia, collegandole con un robusto filo interpretativo. Le radici più profonde di tale interpretazione si collocano proprio nelle vicende del 1968. Raponi – che in Cattolica aveva studiato e che qui insegnava come professore incaricato – non fu infatti indifferente al dibattito del tempo. Dalla sua simpatia per le posizioni di don Giavazzi si intuiscono i motivi biografici che hanno poi ispirato le scelte dello storico. Anche Raponi non condivideva la proposta di un radicale “scioglimento” delle università cattoliche, ma avrebbe voluto per queste un percorso meno irrigidito in una logica puramente istituzionale, più impegnato sulla frontiera del rapporto tra Chiesa e cultura moderna, più in sintonia con il rinnovamento conciliare. E un nesso profondo collega alla discussione di allora il suo interesse per una “preistoria” dell’Università cattolica attraversata anche da tendenze cattolico liberali; per una biografia spirituale e culturale di un Gemelli non riconducibile a un integrismo antiscientifico; per una storia fortemente pluralista delle “scuole” accademiche che si sono sviluppate all’interno dell’Ateneo e così via.

La figura di padre Gemelli che ne emerge può apparire per certi versi sorprendente. Molti non si ritroveranno in questo fondatore dell’Università Cattolica non superficialmente toccato dal modernismo ma al contrario seriamente interrogato dalla tempesta culturale che ha investito la Chiesa cattolica all’inizio del Novecento. Altri non condivideranno un’immagine dell’ateneo diversa da quella di nave l’ammiraglia dell’intransigentismo cattolico contro la cultura laica. Ma lo scrupolo filologico di Nicola Raponi e il suo rigore storico rendono difficile confutare le sue ricostruzioni. Il fatto è che la figura di padre Gemelli è stata più complessa di quello che si crede e la storia dell’Ateneo da lui fondato più variegata di quel che si pensa. È stata infatti la storia di una comunità, in cui si sono intrecciate tanti itinerari diversi. L’importanza di padre Gemelli è fuori discussione, come lo sono pure i tratti autoritari e accentratori della sua personalità. Ma se anch’egli non fosse stato, al fondo, più “plurale” di quel che sembrava non avrebbe potuto né gestire una difficile fondazione né guidare il suo amato Ateneo per tanti anni. Per Raponi, Gemelli è stato contemporaneamente naturaliter fascista e non totalmente estraneo all’impegno resistenziale di alcuni suoi professori, lodatore " SEGUE >>>

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