mercoledì 20 dicembre 2017

L'Onu va alla conta su Gerusalemme, palestinesi convinti di avere i numeri

L'Onu va alla conta su Gerusalemme, palestinesi convinti di avere i numeri: "Al Palazzo di Vetro si danno i numeri. E si stilano gli elenchi dei "buoni", dei "cattivi" e degli indecisi. Nei corridoi si stringono alleanze, si promette e si minaccia. Il tutto in previsione della seduta di giovedì dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che dovrà votare la risoluzione su Gerusalemme bloccata al Consiglio di sicurezza dal veto posto dagli Stati Uniti a un documento che aveva ottenuto la luce verde dagli altri 14 Paesi membri, Italia compresa.

La conta è politica: perché venga approvata, la risoluzione ha bisogno dei due terzi dei 193 Stati membri dell'Onu. Un'approvazione che non avrà ricadute operative - perché operative sono solo le risoluzioni partorite dal Consiglio di sicurezza - ma l'importanza del pronunciamento è misurabile dal nervosismo della vigilia. La votazione nel massimo organismo decisionale del Palazzo di Vetro ha messo in chiaro l'isolamento degli Stati Uniti anche nei confronti di tradizionali alleati, come il Regno Unito. Ed ora questo isolamento sarà misurabile su scala planetaria.

Da Ramallah si dicono ottimisti: "Dai nostri calcoli - confida all'HuffPost Saeb Erekat, segretario generale dell'Olp e capo negoziatore palestinese - i voti a favore supereranno abbondantemente i due terzi necessari. I favorevoli dovrebbero superare i 160".

I voti si contano, ma si "pesano" anche politicamente. "Il no alla forzatura operata dal presidente Trump su Gerusalemme - rimarca ancora Erekat - non ha trovato solo l'opposizione unanime dei Paesi arabi e musulmani, ma anche quella delle più importanti cancellerie europee e di gran parte dei Paesi latinoamericani e dell'Africa". A pesare, per questo pronunciamento trasversale, sono state anche le prese di posizione, nettamente contrarie alla forzatura dell'amministrazione Trump, delle massime autorità religiose del mondo cristiano, a cominciare da Papa Francesco e proseguendo con il Grande Imam di Al-Azhar, la massima istituzione religiosa sunnita.

"Decisioni unilaterali" come quella del presidente americano Donald Trump su Gerusalemme "non porteranno pace, ma anzi la allontaneranno" ha detto monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, oggi nel tradizionale incontro con i giornalisti che precede il Natale. "La politica - ha aggiunto - è la grande assente di questo momento. E questo è fonte di frustrazione e disorientamento. Abbiamo bisogno della politica".

La diplomazia Usa e quella d'Israele sono all'opera senza sosta, per portare quanto meno su posizioni astensionistiche alcuni Paesi che contano a livello internazionale o alcuni Stati africani con i quali Israele ha buone relazioni di affari. Quanto all'Europa, l'America guarda ad Est e pensa di poter contare sul sostegno di Ungheria, Repubblica Ceca e delle Repubbliche baltiche (interessate più alla promessa americana di sostegno militare contro la potenza russa che alle sorti della Città eterna, discorso che vale anche per l'Ucraina). Incerta è la Polonia. Sul fronte del "Sì" sono schierati Paesi che contano sul piano geopolitico, il Brasile e l'India, e per la loro potenza economica, il Giappone. Su Gerusalemme, gli Usa non possono far conto neanche sui vicini: per il Sì alla risoluzione è schierato il Canada come il Messico. Non ha diritto di voto, in quanto Stato "osservatore", ma di certo la diplomazia del Vaticano si è data molto da fare per sostenere la posizione di Papa Francesco sullo status di Gerusalemme (nessuna forzatura unilaterale), orientando le scelte di diversi Paesi africani e dell'America Latina, come Argentina e Cile.

Campionessa mondiale di attivismo, anche con accenti nervosi, è Nikki Haley. L'ambasciatrice Usa all'Onu, ha twittato una vera e propria minaccia. "All'Onu - ha scritto - ci chiedono sempre di fare e donare di più. Quindi, quando prendiamo la decisione, su volontà del popolo americano, su dove collocare la nostra ambasciata, non ci aspettiamo di essere presi di mira da quelli che abbiamo aiutato. Giovedì ci sarà un voto che critica la nostra scelta. Gli Usa si annoteranno i nomi". Dopo il voto in Consiglio di sicurezza, dove gli Usa erano riusciti a bloccare la risoluzione usando il potere di veto ma trovandosi contro tutti gli altri 14 membri, la Haley aveva usato un linguaggio simile: "E' un insulto e un affronto che non dimenticheremo"." SEGUE >>>

'via Blog this'

Nessun commento: