sabato 9 dicembre 2017

GERUSALEMME - La Custodia come garanzia internazionale

La Custodia come garanzia internazionale: "Un secolo fa, l’11 dicembre 1917, l’ingresso trionfale a Gerusalemme del generale Allenby viene celebrato in tutte le chiese del mondo cattolico con uno scampanio liberatorio. Solamente i bronzi della basilica di San Pietro rimangono muti. Scegliendo il silenzio, la sede apostolica rende palese la propria neutralità anche per sottrarsi al rischio di derive anti-islamiche. Sommessamente, non rinuncia a manifestare nel contempo il suo dissenso a riguardo del disinteresse internazionale verso la questione romana, ancora pendente. La diplomazia pontificia, in effetti, persegue lo scopo di ottenere il controllo politico diretto sui Luoghi santi, disposta solo come extrema ratio ad accettare una loro eventuale internazionalizzazione. A tale proposito il cardinale Gasparri, segretario di stato, manifesta sovente l’indisponibilità a scendere a patti con gli esponenti del nazionalismo europeo, e in particolare con la potenza britannica loro capofila, sospettandola patrocinatrice occulta dell’espansione protestante e sionista.

Il giornale della Sede apostolica, «L’Osservatore Romano», esprime invece pieno compiacimento per il ritorno delle nazioni cristiane a Gerusalemme. Il quotidiano afferma chiaramente come l’entrata delle truppe inglesi nella città santa sia stata accolta con soddisfazione da tutti e in modo particolare dai cattolici, i quali «non possono non essere lieti che Gerusalemme sia in mano ad una Potenza Cristiana». Pubbliche manifestazioni di ringraziamento per la liberazione di Gerusalemme vengono promosse anche a Parigi, a Londra e nella stessa capitale del cattolicesimo, dove il cardinale vicario, dall’evocativo scenario della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, gremita di fedeli, radunati per la circostanza, parla dell’avvenimento qualificandolo nientemeno «una delle date più memorabili della storia cristiana».

Il 23 dicembre 1917, il cardinale Baudrillart, rettore dell’Institut catholique di Parigi, celebra la liberazione di Gerusalemme con un altisonante discorso, che pronuncia a Saint-Julien-le-Pauvre. Il prelato osa paragonare l’avvenimento contemporaneo alle gesta degli antichi crociati, facendo allusione, non senza toni nazionalistici, al ruolo di prim’ordine svolto all’epoca dalla Francia. «L’Avvenire d’Italia» si pone sulla scia dell’ecclesiastico francese: «Cessa nella città, per i Giudei e per i Cristiani sacra, il dominio turco» e «si adempie il sogno crociato dopo otto secoli». Anche il francescano Teofilo Domenichelli, commissario di Terra Santa per la Toscana, durante la liturgia commemorativa della presa di Gerusalemme, non manca di fare allusione ai crociati.

L’immagine di Allenby, colta nell’istante in cui il generale condottiero attraversa la porta di Giaffa, nuovo arco trionfale costantiniano, non è, in realtà, l’unico simbolo della Gerusalemme liberata, diffuso dalla stampa. In effetti, tra gli avvenimenti epocali di quell’11 dicembre 1917, i cronisti, prima, e gli storici, poi, registrano anche un altro episodio significativo: «Presso la torre di Davide furono proprio due frati francescani della Custodia a leggere, in italiano e in francese, il proclama del governo britannico, che prometteva il rispetto per i Luoghi sacri delle tre Religioni e stabiliva la legge marziale. I francescani furono al centro di quella solenne cerimonia».

Alla centralità dei francescani, riconosciuta in quella occasione dal generale Allenby, gli studiosi accordano unanimi il valore di emblema della loro secolare missione di custodi dei Luoghi santi: una presenza stabile, duratura, dovuta alla loro eccezionale capacità di radicarsi nel territorio, dimostrata anche dall’ingente opera di carattere umanitario da loro svolta proprio durante il primo conflitto mondiale. È quanto sostengono anche gli stessi storici francescani, segnalando come la Custodia sia stata l’unica istituzione religiosa ad aver assicurato il proprio servizio umanitario in tutta la durata dell’evento bellico.

Il cronista della Custodia non manca, in effetti, di includere nella scena della liberazione di Gerusalemme molti di questi particolari, nella consapevolezza che in Terra Santa il dato di fatto diventa immediatamente fonte del diritto: «L’armata ottomana resistette vigorosamente ad ogni avanzata verso Gerusalemme, ma questa fu sopraffatta al Sud e all’Ovest e il 9 dicembre il Governatore e la guarnigione capitolarono. Due giorni dopo il generale Allenby e i comandanti dei distaccamenti italiano e francese fecero l’entrata solenne in città. L’entusiasmo del popolo era indescrivibile; musulmani, ebrei e cristiani acclamarono l’arrivo dei soldati liberatori. Una folla sterminata pigiavasi alla porta di Giaffa e davanti alla torre di Davide, dove dai figli del Poverello d’Assisi fu letta la proclamazione del vincitore, in inglese, arabo, italiano e francese».

E «musulmani, ebrei e cristiani acclamarono l’arrivo dei soldati liberatori»: al cronista della Custodia di Terra Santa preme soprattutto illustrare, con retorica narrativa, il progetto di internazionalità che la Custodia aveva sostenuto fin da quel 1746, quando con la bolla di Benedetto xiv aveva impresso carattere internazionale alla stessa sua struttura istituzionale: il superiore, o custode, italiano; il suo vicario, francese; l’economo spagnolo; i quattro consiglieri, rappresentanti delle maggiori nazioni europee, tedesco, francese, italiano e spagnolo, cui si aggiungerà, nel corso del Novecento, prima l’inglese, poi lo statunitense e, non da ultimo, l’arabo." SEGUE >>>


'via Blog this'

Nessun commento: