Indipendentisti catalani avranno maggioranza assoluta. Ma il primo partito è Ciudadanos - Repubblica.it: "ROMA - La Catalogna che sogna l'indipendenza si è presa una rivincita sulle stretta centralista imposta da Madrid dopo il referendum di fine ottobre. A patto di saper superare le divisioni interne.
A spoglio giunto oltre il 96 per cento, le tre forze indipendentiste che governavano il "Parlament" catalano uscente incassano la maggioranza assoluta dei seggi, 70 su 135.
Il primo partito è però il centrista unionista di Ciudadanos con 36 seggi. Dietro di lui, a quota 34, l'indipendentista 'Junts per Catalunya' dell'ex presidente Carles Puigdemont, fuggito in Belgio.
Ai suoi 34 deputati indipendentisti si aggiungono i 32 di Esquerra republicana di Oriol Junqueras, ex vicepresidente della Generalitat, rimasto in Spagna e quindi in carcere con l'accusa di sedizione e ribellione.
Sommati ai 4 seggi del Cup il raggruppamento indipendentista otterrebbe 70 deputati, inferiore ai 72 del 2015, ma con i numeri sufficienti a governare di nuovo la Generalitat.
Sul fronte unionista Ciudadanos da 25 deputati sale a 35; i socialisti catalani sono a quota 18; crollati da 11 a soli 4 deputati regionali i popolari locali, espressione del Partito del premier Mariano Rajoy, nemico n.1 del referendum illegale del primo ottobre sull'indipendenza della Catalogna.
Il leader indipendentista Carles Puigdemont segue i risultati elettorali "con nervosismo e speranza". Lo racconta ai giornalisti il portavoce del presidente destituito, Joan Maria Piqué: ""Questa non è un'elezione normale, così lontani dalla patria, e con tanti colleghi in prigione".
Più di cinque milioni e mezzo di persone sono state chiamate a votare per eleggere i 135 nuovi deputati del parlamento regionale di Barcellona. In lizza c'erano 38 liste. L'Affluenza ha segnato il record dell'86 per cento.
IL VOTO
Le elezioni sono state convocate dal premier spagnolo Mariano Rajoy, con i poteri speciali che gli ha conferito il senato di Madrid, dopo che all'indomani della proclamazione della 'repubblicà catalana il 27 ottobre ha dichiarato destituiti il presidente Carles Puigdemont e il suo governo e sciolto il Parlament.
Diciotto candidati indipendentisti alle elezioni sono incriminati per 'ribellione e sedizione' per avere portato avanti il progetto politico dell'indipendenza, Puigdemont è in autoesilio in Belgio con quattro ministri e lì sta attendendo il risultato delle elezioni.
LE TAPPE
1° ottobre - Referendum sull'indipendenza della Catalogna conovocato dall'ex presidente Carles Puigdemont e ritenuto illegale dal governo di Madrid e dalla magistratura spagnola. La vittoria del sì è arrivata la sera stessa di una giornata all'insegna di scontri e tensione. Dalle cinque di mattina, migliaia di persone si sono messe in fila di fronte alle porte dei seggi con l'obiettivo di impedire alle polizia regionale, i Mossos d'Esquadra, di sigillare i seggi, sequestrare le urne e le schede elettorali. All'avvio delle operazioni di voto, la polizia nazionale e la guardia civile sono intervenute in vari seggi e in molti casi hanno usato la forza per sgomberare chi cercava di resistere, utilizzando manganelli e proiettili di gomma
3 ottobre - E' sciopero generale. La Catalogna scende in piazza per denunciare la violenta repressione durante il voto per il referendum. Parla il re Felipe alla nazione: "In Catalogna c'è stata una slealtà inaccettabile verso lo Stato".
21 ottobre - Il governo spagnolo decide di applicare l'articolo 155 della Costituzione per la prima volta nella storia del Paese dopo la dittatura franchista. L'articolo prevede la possibilità da parte dello Stato di costringere una comunità autonoma a rispettare la legge.
27 ottobre - Il parlamento catalano approva la dichiarazione d'indipendenza. Il governo spagnolo Rajoy scioglie il parlamento catalano e convoca le elezioni anticipate per il 21 dicembre destituendo Puigdemont e i membri del Govern.
30 ottobre - La procura spagnola denuncia i politici indipendentisti. Alcuni finiscono in carcere, altri ottengono la libertà sotto cauzione, Puigdemont scappa a Bruxelles."
A spoglio giunto oltre il 96 per cento, le tre forze indipendentiste che governavano il "Parlament" catalano uscente incassano la maggioranza assoluta dei seggi, 70 su 135.
Il primo partito è però il centrista unionista di Ciudadanos con 36 seggi. Dietro di lui, a quota 34, l'indipendentista 'Junts per Catalunya' dell'ex presidente Carles Puigdemont, fuggito in Belgio.
Ai suoi 34 deputati indipendentisti si aggiungono i 32 di Esquerra republicana di Oriol Junqueras, ex vicepresidente della Generalitat, rimasto in Spagna e quindi in carcere con l'accusa di sedizione e ribellione.
Sommati ai 4 seggi del Cup il raggruppamento indipendentista otterrebbe 70 deputati, inferiore ai 72 del 2015, ma con i numeri sufficienti a governare di nuovo la Generalitat.
Sul fronte unionista Ciudadanos da 25 deputati sale a 35; i socialisti catalani sono a quota 18; crollati da 11 a soli 4 deputati regionali i popolari locali, espressione del Partito del premier Mariano Rajoy, nemico n.1 del referendum illegale del primo ottobre sull'indipendenza della Catalogna.
Il leader indipendentista Carles Puigdemont segue i risultati elettorali "con nervosismo e speranza". Lo racconta ai giornalisti il portavoce del presidente destituito, Joan Maria Piqué: ""Questa non è un'elezione normale, così lontani dalla patria, e con tanti colleghi in prigione".
Più di cinque milioni e mezzo di persone sono state chiamate a votare per eleggere i 135 nuovi deputati del parlamento regionale di Barcellona. In lizza c'erano 38 liste. L'Affluenza ha segnato il record dell'86 per cento.
IL VOTO
Le elezioni sono state convocate dal premier spagnolo Mariano Rajoy, con i poteri speciali che gli ha conferito il senato di Madrid, dopo che all'indomani della proclamazione della 'repubblicà catalana il 27 ottobre ha dichiarato destituiti il presidente Carles Puigdemont e il suo governo e sciolto il Parlament.
Diciotto candidati indipendentisti alle elezioni sono incriminati per 'ribellione e sedizione' per avere portato avanti il progetto politico dell'indipendenza, Puigdemont è in autoesilio in Belgio con quattro ministri e lì sta attendendo il risultato delle elezioni.
LE TAPPE
1° ottobre - Referendum sull'indipendenza della Catalogna conovocato dall'ex presidente Carles Puigdemont e ritenuto illegale dal governo di Madrid e dalla magistratura spagnola. La vittoria del sì è arrivata la sera stessa di una giornata all'insegna di scontri e tensione. Dalle cinque di mattina, migliaia di persone si sono messe in fila di fronte alle porte dei seggi con l'obiettivo di impedire alle polizia regionale, i Mossos d'Esquadra, di sigillare i seggi, sequestrare le urne e le schede elettorali. All'avvio delle operazioni di voto, la polizia nazionale e la guardia civile sono intervenute in vari seggi e in molti casi hanno usato la forza per sgomberare chi cercava di resistere, utilizzando manganelli e proiettili di gomma
3 ottobre - E' sciopero generale. La Catalogna scende in piazza per denunciare la violenta repressione durante il voto per il referendum. Parla il re Felipe alla nazione: "In Catalogna c'è stata una slealtà inaccettabile verso lo Stato".
21 ottobre - Il governo spagnolo decide di applicare l'articolo 155 della Costituzione per la prima volta nella storia del Paese dopo la dittatura franchista. L'articolo prevede la possibilità da parte dello Stato di costringere una comunità autonoma a rispettare la legge.
27 ottobre - Il parlamento catalano approva la dichiarazione d'indipendenza. Il governo spagnolo Rajoy scioglie il parlamento catalano e convoca le elezioni anticipate per il 21 dicembre destituendo Puigdemont e i membri del Govern.
30 ottobre - La procura spagnola denuncia i politici indipendentisti. Alcuni finiscono in carcere, altri ottengono la libertà sotto cauzione, Puigdemont scappa a Bruxelles."
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