Gerusalemme, un morto negli scontri dopo il riconoscimento di Trump - Corriere.it: "Le proteste, scoppiate inesorabili dopo il riconoscimento da parte degli Usa di Gerusalemme quale capitale di Israele, hanno portato alle prime vittime. La prima è stato un palestinese ucciso da soldati israeliani negli scontri al confine della Striscia di Gaza. Il bilancio aggiornato degli scontri avvenuti oggi in Cisgiordania, a Gerusalemme e a Gaza è di oltre 1000 feriti, secondo le stime fornite dalla Mezzaluna Rossa palestinese.
I razzi da Gaza
Intanto due razzi sono stati lanciati da Gaza verso Israele: lo afferma il portavoce militare secondo cui il primo è stato intercettato dal sistema di difesa Iron Dome mentre al momento attuale non è noto dove sia caduto il secondo. La popolazione israeliana della zona ha avuto istruzione di restare in prossimità dei rifugi o delle stanze blindate nelle loro abitazioni. Ieri da Gaza sono stati lanciati tre razzi verso le città israeliane di Sderot e di Ashqelon. Due di essi sono caduti all’interno della Striscia, il terzo a quanto pare in una zona aperta. La aviazione invece israeliana ha colpito obiettivi situati nel Nord della Striscia di Gaza in seguito al lancio di due razzi verso Israele, e in questi attacchi sono rimaste ferite una decina di persone. Lo riferiscono fonti locali secondo cui uno degli attacchi ha raggiunto una base di addestramento di Ezeddin al-Qassam, braccio armato di Hamas, presso il campo profughi di Jabalya. Altre esplosioni sono state udite nella vicina località di Shaikh Zayed. Le esplosioni si susseguono, secondo le fonti.
Le altre vittime
Un palestinese di 54 anni, Maher Atalla, è rimasto ucciso venerdì sera nel corso di incursioni aeree israeliane su Gaza dopo il lancio di razzi su Israele. Lo riferisce il ministero della sanità locale, citato dall’Agenzia di stampa Maan. Secondo fonti locali, ci sarebbero parecchi feriti, tra cui alcuni bambini.
Altri due palestinesi sono rimasti uccisi sabato mattina in un raid israeliano contro un obiettivo di Hamas nel centro di Gaza.
La calma alle Spianate e l’appello dell’Imam
A Gerusalemme al termine delle preghiere del venerdì sulla Spianata della Moschee non si registrano per ora incidenti di rilievo. Qui il giorno di rabbia, nonostante gli appelli della leadership palestinese, a protestare, è trascorso finora soltanto con qualche scaramuccia.
Da parte sua il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed Al Tayyib, massima espressione dell’islam sunnita, si è appellato a leader e governi dei paesi del mondo islamico, alla Lega Araba, all’Organizzazione della Cooperazione Islamica e alle Nazioni Unite affinché agiscano «presto» e con decisione per «bloccare l’applicazione della decisione Usa di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme». L’imam ha anche deciso di cancellare l’incontro con il vicepresidente Usa, Mike Pence.
Feriti in Cisgiordania
La situazione è più tesa a Betlemme, Hebron, Ramallah, Nablus.
In Cisgiordania decine di persone hanno sfilato verso gli insediamenti israeliani, dove sono scoppiati scontri con i soldati: questi ultimi hanno aperto il fuoco e hanno lanciato lacrimogeni sui manifestanti, provocando almeno 217. Di questi 162 sono stati intossicati da gas lacrimogeni, 45 contusi da proiettili rivestiti di gomma, sette colpiti da colpi di arma da fuoco e altri tre feriti in maniera diversa.
A Gaza
A Gaza le moschee hanno invitato i palestinesi a scendere in strada e protestare per Gerusalemme, e decine di giovani si sono diretti verso le zone di confine: 14 i feriti degli scontri nella Striscia.
Le preghiere del venerdì sono sempre state motivo di attrito con la polizia israeliana. Per questa ragione i comandi militari hanno preso le consuete misure di sicurezza: chiusi i confini con la Cisgiordania, vietati gli accessi alla città vecchia per gli uomini giovani, raddoppiati i posti di blocco e i controlli volanti.
Hamas «L’intifada continua». E a Gaza suonano le sirene
«Né Trump né alcun altro potrà cambiare la verità storica e geografica e la identità della Città Santa. Sogna chi pensa che tutto si esaurirà con le manifestazioni» ha fatto sapere il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh: «La santa intifada ha inoltrato due messaggi: il primo, che respingiamo la decisione del presidente Trump su Gerusalemme, e il secondo che siamo pronti ad immolarci per difendere Gerusalemme». Una dichiarazione proprio pochi istanti prima che le sirene di allarme anti missili risuonassero nel sud di Israele: appena scesa la sera, torna la paura per le " SEGUE >>>
I razzi da Gaza
Intanto due razzi sono stati lanciati da Gaza verso Israele: lo afferma il portavoce militare secondo cui il primo è stato intercettato dal sistema di difesa Iron Dome mentre al momento attuale non è noto dove sia caduto il secondo. La popolazione israeliana della zona ha avuto istruzione di restare in prossimità dei rifugi o delle stanze blindate nelle loro abitazioni. Ieri da Gaza sono stati lanciati tre razzi verso le città israeliane di Sderot e di Ashqelon. Due di essi sono caduti all’interno della Striscia, il terzo a quanto pare in una zona aperta. La aviazione invece israeliana ha colpito obiettivi situati nel Nord della Striscia di Gaza in seguito al lancio di due razzi verso Israele, e in questi attacchi sono rimaste ferite una decina di persone. Lo riferiscono fonti locali secondo cui uno degli attacchi ha raggiunto una base di addestramento di Ezeddin al-Qassam, braccio armato di Hamas, presso il campo profughi di Jabalya. Altre esplosioni sono state udite nella vicina località di Shaikh Zayed. Le esplosioni si susseguono, secondo le fonti.
Le altre vittime
Un palestinese di 54 anni, Maher Atalla, è rimasto ucciso venerdì sera nel corso di incursioni aeree israeliane su Gaza dopo il lancio di razzi su Israele. Lo riferisce il ministero della sanità locale, citato dall’Agenzia di stampa Maan. Secondo fonti locali, ci sarebbero parecchi feriti, tra cui alcuni bambini.
Altri due palestinesi sono rimasti uccisi sabato mattina in un raid israeliano contro un obiettivo di Hamas nel centro di Gaza.
La calma alle Spianate e l’appello dell’Imam
A Gerusalemme al termine delle preghiere del venerdì sulla Spianata della Moschee non si registrano per ora incidenti di rilievo. Qui il giorno di rabbia, nonostante gli appelli della leadership palestinese, a protestare, è trascorso finora soltanto con qualche scaramuccia.
Da parte sua il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed Al Tayyib, massima espressione dell’islam sunnita, si è appellato a leader e governi dei paesi del mondo islamico, alla Lega Araba, all’Organizzazione della Cooperazione Islamica e alle Nazioni Unite affinché agiscano «presto» e con decisione per «bloccare l’applicazione della decisione Usa di trasferire l’ambasciata americana a Gerusalemme». L’imam ha anche deciso di cancellare l’incontro con il vicepresidente Usa, Mike Pence.
Feriti in Cisgiordania
La situazione è più tesa a Betlemme, Hebron, Ramallah, Nablus.
In Cisgiordania decine di persone hanno sfilato verso gli insediamenti israeliani, dove sono scoppiati scontri con i soldati: questi ultimi hanno aperto il fuoco e hanno lanciato lacrimogeni sui manifestanti, provocando almeno 217. Di questi 162 sono stati intossicati da gas lacrimogeni, 45 contusi da proiettili rivestiti di gomma, sette colpiti da colpi di arma da fuoco e altri tre feriti in maniera diversa.
A Gaza
A Gaza le moschee hanno invitato i palestinesi a scendere in strada e protestare per Gerusalemme, e decine di giovani si sono diretti verso le zone di confine: 14 i feriti degli scontri nella Striscia.
Le preghiere del venerdì sono sempre state motivo di attrito con la polizia israeliana. Per questa ragione i comandi militari hanno preso le consuete misure di sicurezza: chiusi i confini con la Cisgiordania, vietati gli accessi alla città vecchia per gli uomini giovani, raddoppiati i posti di blocco e i controlli volanti.
Hamas «L’intifada continua». E a Gaza suonano le sirene
«Né Trump né alcun altro potrà cambiare la verità storica e geografica e la identità della Città Santa. Sogna chi pensa che tutto si esaurirà con le manifestazioni» ha fatto sapere il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh: «La santa intifada ha inoltrato due messaggi: il primo, che respingiamo la decisione del presidente Trump su Gerusalemme, e il secondo che siamo pronti ad immolarci per difendere Gerusalemme». Una dichiarazione proprio pochi istanti prima che le sirene di allarme anti missili risuonassero nel sud di Israele: appena scesa la sera, torna la paura per le " SEGUE >>>
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