Gentiloni in Niger come Cavour in Crimea?: "A metà dicembre, nel suo blog su HuffPost, Sara Prestianni scriveva che "la relazione tra militarizzazione, lotta ai migranti e al terrorismo - già emersa con il finanziamento della missione EuCapSahel finalizzato alla formazione dei poliziotti di frontiera per il controllo dei migranti nella regione di Agadez – diventa strutturale. Il Niger diviene il nuovo avamposto militare dell'Occidente. Alle basi con i droni americani con licenza di uccidere si aggiungono oggi i mezzi europei. Nel mezzo migliaia di uomini, donne e bambini ostaggio della guerra ai migranti".
Quei mezzi europei, raccolti nell'iniziativa G5Sahel promossa dalla Francia a dicembre, dovrebbe presto prevedere anche una presenza italiana, sempre che il Parlamento trovi il tempo di convocare le commissioni esteri e difesa per ratificare la decisione del Governo. In questi giorni il generale Claudio Graziano, capo di stato maggiore della Difesa, ha chiarito all'ANSA che un team di ricognizione si trova nella capitale nigerina Niamey per studiare i dettagli della partecipazione italiana alla missione euro-africana che a pieno regime dovrebbe costare intorno a 420 milioni di euro: 100 equamente divisi tra UE e USA, altri 100 dai sauditi, 30 dagli Emirati arabi uniti, 8 ulteriori dalla Francia, da sempre attore principale nella regione, e il resto fornito dai cinque paesi africani coinvolti (Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad).
Secondo Graziano gli italiani che verranno inviati in Niger saranno "alcune centinaia di unità" ma non si tratterà di una missione da combattimento, il nostro contingente "avrà il compito di addestrare le forze nigerine e renderle in grado di contrastare efficacemente il traffico di migranti e il terrorismo". Per assicurare le necessarie autonomie al contingente occorrerebbero, ha detto sempre Graziano, "una decina di elicotteri da attacco e trasporto, almeno un paio di aerei cargo, mortai, forze speciali, radar controfuoco e un ospedale da campo: cioè quasi un migliaio di militari con un costo della missione superiore ai 150 milioni annui, compensato con il ritiro di due terzi dei 1.400 militari in Iraq (con aerei ed elicotteri) e la leggera riduzione dei 900 militari in Afghanistan".
Questa nuova missione trans-nazionale si andrebbe ad affiancare all'operazione francese Barkhane attiva in tutto il Sahel dal 2014 che ha come obiettivo la lotta a gruppi salafisti e jihadisti. Facendo un po' di conti velocemente la militarizzazione del Sahel andrà molto oltre il mezzo miliardo previsto dalle cancellerie europee.
Da qualche anno, la comunità internazionale, quella che ritiene che si possano difendere i propri confini dall'arrivo di migliaia di disperati andandoli a "dissuadere" nel bel mezzo del deserto, ha rafforzato le strutture del campo di smistamento migranti di Agadez nel cuore del Niger. Secondo l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni negli ultimi anni da lì son passati oltre 170mila dei migranti che poi hanno raggiunto l'Europa, il Regional Mixed Migration Secretariat stima che l'1% di questi sia morto nel deserto. Il totale degli investimenti in questa operazione di moral suasion, che comporta "rimpatri concordati", non è chiaro. L'efficacia neppure.
Dei paesi del Sahel centrale il Niger è quello più stabile e, tutto sommato, anche il più democratico, ma siamo sicuri che tutto questo rinnovato interesse a rafforzare le istituzioni di questo enorme cassettone di sabbia, grande come un terzo dell'Unione europea e dove vivono in povertà circa 20 milioni di persone, sia diretto a operazioni di controllo delle frontiere? Io ne dubito.
Secondo l'ONU, il Niger è il 187 paese nella scala di sviluppo umano, quindi tra i più poveri al mondo. Allo stesso tempo è anche il quarto produttore mondiale di uranio. L'uranio nigerino rappresenta quasi il 35% della produzione totale di Areva, il conglomerato francese dell'energia atomica e garantisce circa un terzo dell'energia elettrica della Francia. Areva è presente nel nord del Niger da quasi cinquant'anni; nel maggio del 2014, il governo di Niamey e Areva hanno firmato un accordo sul rinnovo dei contratti minerari per i prossimi cinque anni e, bontà sua, Areva ha accettato di rispettare una legge mineraria che risale al 2006 e che dovrebbe consentire di aumentare il canone minerario dal 5,5% al 12%.
L'accordo prevede anche il rinvio a tempo indeterminato dello sfruttamento dell'enorme miniera d'uranio di Imouraren, la più vasta (500 km quadrati) e più ricca al mondo (5.000 tonnellate all'anno), in mancanza di condizioni economiche favorevoli. Il secondo acquirente della materia prima era il Giappone, ma dall'incidente di Fukushima del 2011 Tokyo ha limitato l'uso dell'energia atomica e i prezzi dell'uranio sono crollati. Non è chiaro quanto durerà l'aggiornamento delle centrali nucleari giapponesi ma è difficile immaginare che quel paese in futuro si convertirà interamente ad altre fonti energetiche." SEGUE >>>
Quei mezzi europei, raccolti nell'iniziativa G5Sahel promossa dalla Francia a dicembre, dovrebbe presto prevedere anche una presenza italiana, sempre che il Parlamento trovi il tempo di convocare le commissioni esteri e difesa per ratificare la decisione del Governo. In questi giorni il generale Claudio Graziano, capo di stato maggiore della Difesa, ha chiarito all'ANSA che un team di ricognizione si trova nella capitale nigerina Niamey per studiare i dettagli della partecipazione italiana alla missione euro-africana che a pieno regime dovrebbe costare intorno a 420 milioni di euro: 100 equamente divisi tra UE e USA, altri 100 dai sauditi, 30 dagli Emirati arabi uniti, 8 ulteriori dalla Francia, da sempre attore principale nella regione, e il resto fornito dai cinque paesi africani coinvolti (Mali, Burkina Faso, Mauritania, Niger e Ciad).
Secondo Graziano gli italiani che verranno inviati in Niger saranno "alcune centinaia di unità" ma non si tratterà di una missione da combattimento, il nostro contingente "avrà il compito di addestrare le forze nigerine e renderle in grado di contrastare efficacemente il traffico di migranti e il terrorismo". Per assicurare le necessarie autonomie al contingente occorrerebbero, ha detto sempre Graziano, "una decina di elicotteri da attacco e trasporto, almeno un paio di aerei cargo, mortai, forze speciali, radar controfuoco e un ospedale da campo: cioè quasi un migliaio di militari con un costo della missione superiore ai 150 milioni annui, compensato con il ritiro di due terzi dei 1.400 militari in Iraq (con aerei ed elicotteri) e la leggera riduzione dei 900 militari in Afghanistan".
Questa nuova missione trans-nazionale si andrebbe ad affiancare all'operazione francese Barkhane attiva in tutto il Sahel dal 2014 che ha come obiettivo la lotta a gruppi salafisti e jihadisti. Facendo un po' di conti velocemente la militarizzazione del Sahel andrà molto oltre il mezzo miliardo previsto dalle cancellerie europee.
Da qualche anno, la comunità internazionale, quella che ritiene che si possano difendere i propri confini dall'arrivo di migliaia di disperati andandoli a "dissuadere" nel bel mezzo del deserto, ha rafforzato le strutture del campo di smistamento migranti di Agadez nel cuore del Niger. Secondo l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni negli ultimi anni da lì son passati oltre 170mila dei migranti che poi hanno raggiunto l'Europa, il Regional Mixed Migration Secretariat stima che l'1% di questi sia morto nel deserto. Il totale degli investimenti in questa operazione di moral suasion, che comporta "rimpatri concordati", non è chiaro. L'efficacia neppure.
Dei paesi del Sahel centrale il Niger è quello più stabile e, tutto sommato, anche il più democratico, ma siamo sicuri che tutto questo rinnovato interesse a rafforzare le istituzioni di questo enorme cassettone di sabbia, grande come un terzo dell'Unione europea e dove vivono in povertà circa 20 milioni di persone, sia diretto a operazioni di controllo delle frontiere? Io ne dubito.
Secondo l'ONU, il Niger è il 187 paese nella scala di sviluppo umano, quindi tra i più poveri al mondo. Allo stesso tempo è anche il quarto produttore mondiale di uranio. L'uranio nigerino rappresenta quasi il 35% della produzione totale di Areva, il conglomerato francese dell'energia atomica e garantisce circa un terzo dell'energia elettrica della Francia. Areva è presente nel nord del Niger da quasi cinquant'anni; nel maggio del 2014, il governo di Niamey e Areva hanno firmato un accordo sul rinnovo dei contratti minerari per i prossimi cinque anni e, bontà sua, Areva ha accettato di rispettare una legge mineraria che risale al 2006 e che dovrebbe consentire di aumentare il canone minerario dal 5,5% al 12%.
L'accordo prevede anche il rinvio a tempo indeterminato dello sfruttamento dell'enorme miniera d'uranio di Imouraren, la più vasta (500 km quadrati) e più ricca al mondo (5.000 tonnellate all'anno), in mancanza di condizioni economiche favorevoli. Il secondo acquirente della materia prima era il Giappone, ma dall'incidente di Fukushima del 2011 Tokyo ha limitato l'uso dell'energia atomica e i prezzi dell'uranio sono crollati. Non è chiaro quanto durerà l'aggiornamento delle centrali nucleari giapponesi ma è difficile immaginare che quel paese in futuro si convertirà interamente ad altre fonti energetiche." SEGUE >>>
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