Trump all'Onu e le cupe nubi del negoziato con l'Iran: "l discorso di Donald Trump di oggi alle Nazioni Unite è stato una doccia fredda per tutti coloro – pochi a dire il vero – che speravano nell'annuale appuntamento di New York come occasione per riconciliare gli animi intorno all'accordo sul nucleare con l'Iran.
Il presidente degli Stati Uniti Trump, al contrario, ha utilizzato parole durissime contro Tehran, accusando l'Iran di essere uno stato canaglia, sanguinario, e principale fomentatore del terrorismo, sottolineando come la prima vittima del suo spietato comportamento sia proprio il popolo iraniano.
Le telecamere dell'ONU hanno inquadrato Benjamin Netenyahu quando Trump accusava l'Iran e Hezbollah di minacciare la pace e la sicurezza di Israele e degli stati arabi, mentre questi annuiva con un accenno di sorriso che non tradiva una profonda soddisfazione, seguendo con attenzione il filo di un discorso probabilmente concordato per tempo e del tutto in linea con le posizioni espresse dall'improbabile nuovo asse regionale israelo-saudita.
Trump ha di fatto apertamente menzionato l'esigenza di un regime change, sostenendo come non sia possibile per gli Stati Uniti avallare un accordo come il JCPOA, con un paese che "acconsente all'implementazione di un programma nucleare", e verso il quale l'Occidente ha il dovere di "porre fine al regime di Tehran". Un tasto dolente, e soprattutto il superamento di una linea rossa che sembrava faticosamente stabilita durante la precedente presidenza Obama.
Particolarmente soddisfatta del risultato di oggi alle Nazioni Unite sarà certamente Nikki Haley, l'ambasciatrice statunitense all'ONU, la cui mano è chiaramente visibile dietro e molte delle questioni sollevate dal presidente, che riflettono il suo particolarmente radicale quanto anacronistico modo di concepire la politica internazionale e soprattutto la sicurezza globale.
I leader politici del pianeta considerano solitamente il palcoscenico dell'ONU come quello in cui lasciare il segno, per incidere nella storia attraverso discorsi il più delle volte animati da una narrativa costruttiva e pacifica. Non sempre questi discorsi sono il frutto di una reale volontà o capacità di cambiare in meglio il mondo, ma almeno in questa occasione si è sempre cercato di favorire il superamento di quelle posizioni di rigidità che il più delle volte mette a repentaglio la sicurezza globale.
Trump non ha smentito invece la sua reputazione, e ha trasformato l'Assemblea Generale dell'ONU in una manifestazione di populismo di scarsissima portata politica, fortemente polarizzante e decisamente imbarazzante nella scelta dei temi affrontati.
L'agenda della discussione odierna sembra riflettere in tutto e per tutto i desiderata di quegli alleati politici che Trump sostiene con decisione, Israele ed Arabia Saudita in primis, spesso in aperta contraddizione con il suo stesso apparato istituzionale, caratterizzato da un pragmatismo decisamente più spiccato.
Si è trattato in buona sostanza di un discorso del tutto inutile, inopportuno e altamente controproducente per gli interessi degli Stati Uniti sotto il profilo della stabilità e della sicurezza internazionale. Un'esaltazione d'altri tempi del nazionalismo e del ruolo delle singole nazioni al contributo individuale per lo sviluppo globale, in netto contrasto con la visione globalista e aperta del suo predecessore, del quale sembra ossessivamente impegnato a cancellare ogni traccia.
Non una parola è stata spesa sulla Russia, sull'Arabia Saudita o sulla questione israelo-palestinese, concentrando al contrario il discorso sui temi più stereotipati ed anacronistici del neoconservatorismo d'antan.
Nulla è stato detto a favore della cooperazione sul piano globale, per fronteggiare quella che in modo sempre più evidente appare come una delle più delicate fasi di cisi della storia recente, limitando il discorso alla questione del terrorismo e alla necessità di combatterlo in ogni sua forma. Accusando alcuni paesi ed organizzazioni di esserne la centrale operativa, sebbene mancando ancora una volta l'occasione per individuare responsabilità su più ampia scala.
Lo stesso Segretario Generale dell'ONU, Antonio Guterres, aveva aperto poco prima i lavori dell'Assemblea Generale sostenendo che "il mondo è a pezzi, e c'è un enorme bisogno di pace", ben intuendo quale fosse la generale percezione dello stato della politica internazionale da parte dei delegati presenti a New York. E deve aver stupito anche lui il tweet di Trump in cui trionfalmente ha parlato di "un gran giorno alle Nazioni Unite".
Sulla questione della crisi con l'Iran, il discorso di oggi alle Nazioni Unite non aggiunge o modifica di fatto nulla rispetto ai giorni scorsi. Il presidente Trump non intende portare avanti l'accordo siglato in seno al 5+1, questo è ormai chiaro, ma ha difficoltà ad esercitare l'opzione di snap back in assenza di una violazione dell'accordo da parte dell'Iran.
Le tre istituzioni chiave della politica e della sicurezza internazionale, il National Security Advisor, il Secretary of Defence e il Secretary of State sono anch'essi fortemente anti-iraniani, ma con una posizione nettamente diversa da quella del presidente circa le modalità di ingaggio di una crisi con l'Iran." SEDE >>>
Il presidente degli Stati Uniti Trump, al contrario, ha utilizzato parole durissime contro Tehran, accusando l'Iran di essere uno stato canaglia, sanguinario, e principale fomentatore del terrorismo, sottolineando come la prima vittima del suo spietato comportamento sia proprio il popolo iraniano.
Le telecamere dell'ONU hanno inquadrato Benjamin Netenyahu quando Trump accusava l'Iran e Hezbollah di minacciare la pace e la sicurezza di Israele e degli stati arabi, mentre questi annuiva con un accenno di sorriso che non tradiva una profonda soddisfazione, seguendo con attenzione il filo di un discorso probabilmente concordato per tempo e del tutto in linea con le posizioni espresse dall'improbabile nuovo asse regionale israelo-saudita.
Trump ha di fatto apertamente menzionato l'esigenza di un regime change, sostenendo come non sia possibile per gli Stati Uniti avallare un accordo come il JCPOA, con un paese che "acconsente all'implementazione di un programma nucleare", e verso il quale l'Occidente ha il dovere di "porre fine al regime di Tehran". Un tasto dolente, e soprattutto il superamento di una linea rossa che sembrava faticosamente stabilita durante la precedente presidenza Obama.
Particolarmente soddisfatta del risultato di oggi alle Nazioni Unite sarà certamente Nikki Haley, l'ambasciatrice statunitense all'ONU, la cui mano è chiaramente visibile dietro e molte delle questioni sollevate dal presidente, che riflettono il suo particolarmente radicale quanto anacronistico modo di concepire la politica internazionale e soprattutto la sicurezza globale.
I leader politici del pianeta considerano solitamente il palcoscenico dell'ONU come quello in cui lasciare il segno, per incidere nella storia attraverso discorsi il più delle volte animati da una narrativa costruttiva e pacifica. Non sempre questi discorsi sono il frutto di una reale volontà o capacità di cambiare in meglio il mondo, ma almeno in questa occasione si è sempre cercato di favorire il superamento di quelle posizioni di rigidità che il più delle volte mette a repentaglio la sicurezza globale.
Trump non ha smentito invece la sua reputazione, e ha trasformato l'Assemblea Generale dell'ONU in una manifestazione di populismo di scarsissima portata politica, fortemente polarizzante e decisamente imbarazzante nella scelta dei temi affrontati.
L'agenda della discussione odierna sembra riflettere in tutto e per tutto i desiderata di quegli alleati politici che Trump sostiene con decisione, Israele ed Arabia Saudita in primis, spesso in aperta contraddizione con il suo stesso apparato istituzionale, caratterizzato da un pragmatismo decisamente più spiccato.
Si è trattato in buona sostanza di un discorso del tutto inutile, inopportuno e altamente controproducente per gli interessi degli Stati Uniti sotto il profilo della stabilità e della sicurezza internazionale. Un'esaltazione d'altri tempi del nazionalismo e del ruolo delle singole nazioni al contributo individuale per lo sviluppo globale, in netto contrasto con la visione globalista e aperta del suo predecessore, del quale sembra ossessivamente impegnato a cancellare ogni traccia.
Non una parola è stata spesa sulla Russia, sull'Arabia Saudita o sulla questione israelo-palestinese, concentrando al contrario il discorso sui temi più stereotipati ed anacronistici del neoconservatorismo d'antan.
Nulla è stato detto a favore della cooperazione sul piano globale, per fronteggiare quella che in modo sempre più evidente appare come una delle più delicate fasi di cisi della storia recente, limitando il discorso alla questione del terrorismo e alla necessità di combatterlo in ogni sua forma. Accusando alcuni paesi ed organizzazioni di esserne la centrale operativa, sebbene mancando ancora una volta l'occasione per individuare responsabilità su più ampia scala.
Lo stesso Segretario Generale dell'ONU, Antonio Guterres, aveva aperto poco prima i lavori dell'Assemblea Generale sostenendo che "il mondo è a pezzi, e c'è un enorme bisogno di pace", ben intuendo quale fosse la generale percezione dello stato della politica internazionale da parte dei delegati presenti a New York. E deve aver stupito anche lui il tweet di Trump in cui trionfalmente ha parlato di "un gran giorno alle Nazioni Unite".
Sulla questione della crisi con l'Iran, il discorso di oggi alle Nazioni Unite non aggiunge o modifica di fatto nulla rispetto ai giorni scorsi. Il presidente Trump non intende portare avanti l'accordo siglato in seno al 5+1, questo è ormai chiaro, ma ha difficoltà ad esercitare l'opzione di snap back in assenza di una violazione dell'accordo da parte dell'Iran.
Le tre istituzioni chiave della politica e della sicurezza internazionale, il National Security Advisor, il Secretary of Defence e il Secretary of State sono anch'essi fortemente anti-iraniani, ma con una posizione nettamente diversa da quella del presidente circa le modalità di ingaggio di una crisi con l'Iran." SEDE >>>
Nessun commento:
Posta un commento