Così la Germania trasforma i rifugiati in risorsa. "Creiamo manodopera qualificata: quello di cui abbiamo bisogno" - Il Fatto Quotidiano: "“Eravamo certi che sarebbero arrivati i siriani, ma non sapevamo quanti sarebbero stati”. Martina Choukri, 57 anni, impiegata in un’azienda finanziaria, che nel tempo libero fa la volontaria per Social Network, un’associazione caritatevole d’ispirazione cristiana a Coblenza, in Germania, mentre parla è intenta a filmare l’esibizione di un gruppo di rifugiati durante uno degli eventi del festival estivo Rhein in Flammen (Reno in Fiamme). “Per accoglierli tutti – spiega la volontaria – il sistema tedesco ha bisogno dell’aiuto dei volontari, altrimenti non reggeremmo”. Infatti, dal 2015, anno in cui la cancelliera Angela Merkel ha scelto di aprire le porte del paese ai rifugiati, i nuovi ingressi erano stati 890mila, per la maggior parte siriani in fuga dalla guerra, secondo i dati diffusi da asylumineurope.org – piattaforma online gestita dal Consiglio europeo per i rifugiati e gli esiliati. Mentre nel 2016, i nuovi arrivi hanno toccato quota 745.545 e per la loro gestione sono “stati spesi circa venti miliardi di euro” ha detto al giornale Die Welt il vice presidente del parlamento tedesco, Johannes Singhammer.
Il viaggio verso Coblenza, situata nel Lander della Renania–Palatinato, comincia la mattina presto dalla stazione di Milano Lampugnano, salendo su un autobus di una compagnia low-cost, seguendo proprio la rotta che fanno quotidianamente molti profughi. Alla frontiera, fra Italia e Svizzera, non c’è nessun controllo. Dopo due fermate, a Basilea e Zurigo, si passa il confine con la Germania. L’autobus ferma a Friburgo, la prima città in suolo tedesco, dove solitamente i rifugiati scendono consegnandosi alle autorità. Ma questa volta non c’è la polizia ad attendere. È a Kurlsruhe che arrivano i controlli. “Preparare i passaporti e non scendere dal mezzo” annuncia l’autista tedesca. Cinque poliziotti salgono e prendono i documenti di tutti. Altri due agenti svuotano la stiva dai bagagli. Un cane li annusa e indugia su una valigia. La proprietaria della borsa viene fatta scendere e dopo dieci minuti risale sul mezzo: falso allarme. L’autobus riprende la corsa e, dopo diverse ore, arriva a Coblenza. Una volta messo piede in territorio tedesco, l’iter che devono affrontare i rifugiati è uguale per tutti ed è gestito e organizzato dallo stato. I richiedenti asilo vengono portati in un campo di prima accoglienza e a ognuno viene fissato un appuntamento con il Bundesamt für Migration und Flüchtlinge – l’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati, istituito nel 1953 – che deve decidere se concedere lo stato di asilo. Nell’attesa, viene rilasciato un documento provvisorio e si passa dal campo alle casa in condivisione con altri rifugiati e si inizia a studiare il tedesco. Se la richiesta d’asilo viene accettata il richiedente riceve un permesso di uno o tre anni. “In questo momento, stanno dando molti più permessi della durata di un anno che di tre. E’ una scelta politica per calmare i malumori nel CDU e attrarre voti da destra” spiega la Choukri, elettrice della Merkel, dicendosi certa che “dopo le elezioni politiche ricominceranno a concedere i tre anni”.
L’iter che devono affrontare i rifugiati è uguale per tutti ed è gestito e organizzato dallo stato
Ma, intanto, a beneficiare del clima teso intorno alla questione migratoria è l’Afd – Alternative fuer Deutschland, Alternativa per la Germania – che ha aumentato i consensi da quando la cancelliera Merkel, nel 2015, ha scelto di aprire i confini della Germania ai richiedenti asilo. Proprio a Coblenza, nel gennaio scorso, i leader dei partiti populisti europei si erano radunati al grido di ‘l’Europa è nostra‘. Ad alternarsi sul palco della kermesse – a cui hanno preso parte 800 persone, a fronte di 5000 manifestanti che protestavano in centro città contro il meeting – erano stati Marine Le Pen, del partito francese Fronte National, l’olandese Geert Wilders del partito anti-islamico della Libertà, l’austriaco Harald Vilimsky, segretario della formazione di estrema destra austriaca Fpoe, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini e Frauke Petry, a capo dell’Afd. “Abbiamo accolto oltre un milione di rifugiati negli ultimi due anni e prevediamo l’arrivo di quattro milioni di persone nei prossimi due o tre, grazie ai ricongiungimenti famigliari” stima la Choukry. Un numero consistente che ha spinto il governo a correre ai ripari. Berlino ha infatti varato un piano di incentivi economici rivolto a quegli immigrati che vogliono fare ritorno ai loro paesi d’origine. Si parte da 800 euro a testa per coloro a cui la domanda d’asilo è stata rifiuta, fino a 1200 euro a chi rinuncia volontariamente alla richiesta per ottenere lo status di rifugiato. “Alcuni di loro – ha dichiarato il ministro degli interni tedesco, Thomas de Maizière – hanno poche possibilità di riuscita: meglio una partenza volontaria che la deportazione”." SEGUE >>>
Il viaggio verso Coblenza, situata nel Lander della Renania–Palatinato, comincia la mattina presto dalla stazione di Milano Lampugnano, salendo su un autobus di una compagnia low-cost, seguendo proprio la rotta che fanno quotidianamente molti profughi. Alla frontiera, fra Italia e Svizzera, non c’è nessun controllo. Dopo due fermate, a Basilea e Zurigo, si passa il confine con la Germania. L’autobus ferma a Friburgo, la prima città in suolo tedesco, dove solitamente i rifugiati scendono consegnandosi alle autorità. Ma questa volta non c’è la polizia ad attendere. È a Kurlsruhe che arrivano i controlli. “Preparare i passaporti e non scendere dal mezzo” annuncia l’autista tedesca. Cinque poliziotti salgono e prendono i documenti di tutti. Altri due agenti svuotano la stiva dai bagagli. Un cane li annusa e indugia su una valigia. La proprietaria della borsa viene fatta scendere e dopo dieci minuti risale sul mezzo: falso allarme. L’autobus riprende la corsa e, dopo diverse ore, arriva a Coblenza. Una volta messo piede in territorio tedesco, l’iter che devono affrontare i rifugiati è uguale per tutti ed è gestito e organizzato dallo stato. I richiedenti asilo vengono portati in un campo di prima accoglienza e a ognuno viene fissato un appuntamento con il Bundesamt für Migration und Flüchtlinge – l’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati, istituito nel 1953 – che deve decidere se concedere lo stato di asilo. Nell’attesa, viene rilasciato un documento provvisorio e si passa dal campo alle casa in condivisione con altri rifugiati e si inizia a studiare il tedesco. Se la richiesta d’asilo viene accettata il richiedente riceve un permesso di uno o tre anni. “In questo momento, stanno dando molti più permessi della durata di un anno che di tre. E’ una scelta politica per calmare i malumori nel CDU e attrarre voti da destra” spiega la Choukri, elettrice della Merkel, dicendosi certa che “dopo le elezioni politiche ricominceranno a concedere i tre anni”.
L’iter che devono affrontare i rifugiati è uguale per tutti ed è gestito e organizzato dallo stato
Ma, intanto, a beneficiare del clima teso intorno alla questione migratoria è l’Afd – Alternative fuer Deutschland, Alternativa per la Germania – che ha aumentato i consensi da quando la cancelliera Merkel, nel 2015, ha scelto di aprire i confini della Germania ai richiedenti asilo. Proprio a Coblenza, nel gennaio scorso, i leader dei partiti populisti europei si erano radunati al grido di ‘l’Europa è nostra‘. Ad alternarsi sul palco della kermesse – a cui hanno preso parte 800 persone, a fronte di 5000 manifestanti che protestavano in centro città contro il meeting – erano stati Marine Le Pen, del partito francese Fronte National, l’olandese Geert Wilders del partito anti-islamico della Libertà, l’austriaco Harald Vilimsky, segretario della formazione di estrema destra austriaca Fpoe, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini e Frauke Petry, a capo dell’Afd. “Abbiamo accolto oltre un milione di rifugiati negli ultimi due anni e prevediamo l’arrivo di quattro milioni di persone nei prossimi due o tre, grazie ai ricongiungimenti famigliari” stima la Choukry. Un numero consistente che ha spinto il governo a correre ai ripari. Berlino ha infatti varato un piano di incentivi economici rivolto a quegli immigrati che vogliono fare ritorno ai loro paesi d’origine. Si parte da 800 euro a testa per coloro a cui la domanda d’asilo è stata rifiuta, fino a 1200 euro a chi rinuncia volontariamente alla richiesta per ottenere lo status di rifugiato. “Alcuni di loro – ha dichiarato il ministro degli interni tedesco, Thomas de Maizière – hanno poche possibilità di riuscita: meglio una partenza volontaria che la deportazione”." SEGUE >>>
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