Bce: pil Eurozona +2,2% nel 2017, ma inflazione ancora debole - MilanoFinanza.it: "Se da un lato la crescita economica induce a ritenere che l'inflazione si muoverà verso il target Bce del 2%, dall'altro tale espansione deve ancora tradursi in una dinamica dei prezzi più vigorosa. E' questo il messaggio contenuto nel bollettino mensile della Banca centrale europea. L'Istituto di Francoforte prevede una crescita del pil in termini reali del 2,2% nel 2017, dell'1,8% nel 2018 e dell'1,7% nel 2019. "Rispetto all'esercizio condotto a giugno 2017 dagli esperti dell'Eurosistema, le prospettive di crescita del pil sono state riviste al rialzo per il 2017 e restano in seguito pressoché invariate", hanno affermato gli economisti della Banca centrale.
"Nel secondo trimestre dell'anno", hanno ricordato all'Eurotower, "l'aumento del pil in termini reali dell'area è stato pari allo 0,6% sul periodo precedente, dallo 0,5% del primo trimestre". L'Istituto di Francoforte ha anche previsto che il disavanzo di bilancio nell'Eurozona "dovrebbe ridursi ulteriormente nell'orizzonte temporale di proiezione, 2017-2019, per effetto del miglioramento delle condizioni cicliche e della riduzione della spesa".
Secondo le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti della Banca centrale europea, infatti, a settembre il rapporto fra disavanzo pubblico e pil nell'area dovrebbe scendere dall'1,5% del 2016 allo 0,9% nel 2019. I disavanzi strutturali non sono tuttavia in calo, "nonostante dinamiche di crescita positive".
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La crescita in termini reali è sostenuta in prevalenza dalla domanda interna. I consumi privati sono sospinti dagli incrementi dell'occupazione, che a loro volta beneficiano delle passate riforme del mercato del lavoro, e dall'aumento della ricchezza delle famiglie. La ripresa degli investimenti continua a essere sostenuta da condizioni di finanziamento molto favorevoli e da miglioramenti della redditività delle imprese".
"Durante la ripresa", hanno aggiunto, "l'immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa, riflettendo soprattutto l'afflusso di lavoratori dai nuovi Stati membri dell'Unione europea". In particolare, l'immigrazione ha avuto un "effetto considerevole" sulla forza lavoro soprattutto in Italia e in Germania, anche se l'Italia resta comunque tra quelli in cui il tasso di disoccupazione resta alto. L'aumento della forza lavoro durante la ripresa economica è stato poi "trainato dalla partecipazione femminile", che differisce da quella maschile "in larga parte per le divergenze esistenti fra il livello di istruzione degli uomini e quello delle donne".
L'Eurotower ha però rivisto "lievemente al ribasso" le sue stime per l'inflazione nell'area euro, prevedendo "un tasso annuo di inflazione misurato sullo Iapc (Indice armonizzato dei prezzi al consumo, ndr) dell'1,5 per cento nel 2017, dell'1,2 nel 2018 e dell'1,5 nel 2019. Rispetto a giugno scorso le prospettive per l'inflazione complessiva misurata sullo Iapc sono state riviste lievemente al ribasso, principalmente di riflesso al recente apprezzamento del tasso di cambio dell'euro". Moneta unica che oggi è ancora in crescita sul dollaro a 1,909 dopo la flessione di ieri sera in scia al discorso del presidente della Fed, Janet Yellen.
Ma, secondo la Bce, la forza della valuta europea non dovrebbe avere un grande impatto sulle esportazioni, dal momento che sarà bilanciata dalla crescita del commercio. "La ripresa mondiale generalizzata", hanno spiegato a Francoforte, "sosterrà le esportazioni dell'area dell'euro. L'attività economica mondiale dovrebbe segnare un moderato rafforzamento, basato sul costante sostegno delle politiche monetarie e di bilancio nelle economie avanzate e su una ripresa delle economie emergenti esportatrici di materie prime".
"Il commercio mondiale", ha proseguito l'Istituto centrale, "ha perso vigore nel periodo recente, ma gli indicatori anticipatori continuano a segnalare prospettive positive. Nel complesso, la sempre più diffusa ripresa mondiale attenuerà l'impatto potenziale sulle esportazioni dell'incremento del tasso di cambio, che si è apprezzato del 3,4% su base ponderata per l'interscambio dopo la riunione di politica monetaria di giugno".
Il Consiglio direttivo ha pertanto mantenuto invariato l'orientamento di politica monetaria e deciderà in autunno riguardo alla "calibrazione degli strumenti di politica monetaria" (tapering) nel periodo successivo alla fine dell'anno. Al termine dell'ultimo direttorio il presidente, Mario Draghi, aveva anticipato che i punti chiave del tapering saranno probabilmente decisi alla riunione di ottobre."
"Nel secondo trimestre dell'anno", hanno ricordato all'Eurotower, "l'aumento del pil in termini reali dell'area è stato pari allo 0,6% sul periodo precedente, dallo 0,5% del primo trimestre". L'Istituto di Francoforte ha anche previsto che il disavanzo di bilancio nell'Eurozona "dovrebbe ridursi ulteriormente nell'orizzonte temporale di proiezione, 2017-2019, per effetto del miglioramento delle condizioni cicliche e della riduzione della spesa".
Secondo le proiezioni macroeconomiche formulate dagli esperti della Banca centrale europea, infatti, a settembre il rapporto fra disavanzo pubblico e pil nell'area dovrebbe scendere dall'1,5% del 2016 allo 0,9% nel 2019. I disavanzi strutturali non sono tuttavia in calo, "nonostante dinamiche di crescita positive".
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La crescita in termini reali è sostenuta in prevalenza dalla domanda interna. I consumi privati sono sospinti dagli incrementi dell'occupazione, che a loro volta beneficiano delle passate riforme del mercato del lavoro, e dall'aumento della ricchezza delle famiglie. La ripresa degli investimenti continua a essere sostenuta da condizioni di finanziamento molto favorevoli e da miglioramenti della redditività delle imprese".
"Durante la ripresa", hanno aggiunto, "l'immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa, riflettendo soprattutto l'afflusso di lavoratori dai nuovi Stati membri dell'Unione europea". In particolare, l'immigrazione ha avuto un "effetto considerevole" sulla forza lavoro soprattutto in Italia e in Germania, anche se l'Italia resta comunque tra quelli in cui il tasso di disoccupazione resta alto. L'aumento della forza lavoro durante la ripresa economica è stato poi "trainato dalla partecipazione femminile", che differisce da quella maschile "in larga parte per le divergenze esistenti fra il livello di istruzione degli uomini e quello delle donne".
L'Eurotower ha però rivisto "lievemente al ribasso" le sue stime per l'inflazione nell'area euro, prevedendo "un tasso annuo di inflazione misurato sullo Iapc (Indice armonizzato dei prezzi al consumo, ndr) dell'1,5 per cento nel 2017, dell'1,2 nel 2018 e dell'1,5 nel 2019. Rispetto a giugno scorso le prospettive per l'inflazione complessiva misurata sullo Iapc sono state riviste lievemente al ribasso, principalmente di riflesso al recente apprezzamento del tasso di cambio dell'euro". Moneta unica che oggi è ancora in crescita sul dollaro a 1,909 dopo la flessione di ieri sera in scia al discorso del presidente della Fed, Janet Yellen.
Ma, secondo la Bce, la forza della valuta europea non dovrebbe avere un grande impatto sulle esportazioni, dal momento che sarà bilanciata dalla crescita del commercio. "La ripresa mondiale generalizzata", hanno spiegato a Francoforte, "sosterrà le esportazioni dell'area dell'euro. L'attività economica mondiale dovrebbe segnare un moderato rafforzamento, basato sul costante sostegno delle politiche monetarie e di bilancio nelle economie avanzate e su una ripresa delle economie emergenti esportatrici di materie prime".
"Il commercio mondiale", ha proseguito l'Istituto centrale, "ha perso vigore nel periodo recente, ma gli indicatori anticipatori continuano a segnalare prospettive positive. Nel complesso, la sempre più diffusa ripresa mondiale attenuerà l'impatto potenziale sulle esportazioni dell'incremento del tasso di cambio, che si è apprezzato del 3,4% su base ponderata per l'interscambio dopo la riunione di politica monetaria di giugno".
Il Consiglio direttivo ha pertanto mantenuto invariato l'orientamento di politica monetaria e deciderà in autunno riguardo alla "calibrazione degli strumenti di politica monetaria" (tapering) nel periodo successivo alla fine dell'anno. Al termine dell'ultimo direttorio il presidente, Mario Draghi, aveva anticipato che i punti chiave del tapering saranno probabilmente decisi alla riunione di ottobre."
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