Ape social rosa per le lavoratrici con figli: "Fino a 2 anni di contributi in meno per ottenere l’Ape social: è questa l’agevolazione proposta dal Governo, che dovrebbe essere riconosciuta alle lavoratrici con figli, nota come Ape sociale rosa. La misura, attualmente al centro delle discussioni in materia di previdenza, è finalizzata a rendere accessibile l’anticipo pensionistico sociale anche alle donne che, per via della cura della famiglia, hanno una carriera discontinua e non arrivano al minimo di contributi richiesti (30 o 36 anni, a seconda della categoria di appartenenza) per l’Ape social.
In pratica, con l’Ape social rosa, le lavoratrici otterrebbero la prestazione che, ricordiamo, consente l’uscita dal lavoro a 63 anni di età, con uno “sconto” di 6 mesi di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.
Ma procediamo per ordine e vediamo, dopo aver analizzato le attuali condizioni per accedere all’Ape sociale, quali vantaggi concreti offrirebbe l’Ape rosa.
Come funziona l’Ape sociale
L’Ape social, o Ape sociale, è una prestazione mensile a carico dello Stato, riconosciuta a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza.
L’Ape sociale, nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che anticipa la pensione e “accompagna” l’interessato sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Il trattamento, a differenza dell’Ape volontaria, però, è destinato solo a determinate categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers (persone che assistono un familiare portatore di handicap grave) e addetti a lavori faticosi e rischiosi.
A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, poi, la prestazione non è erogata grazie a un prestito bancario: l’Ape sociale, difatti, è direttamente a carico dello Stato. Per questo motivo, non comporta trattenute sulla futura pensione, in quanto l’interessato non deve restituire le somme ricevute.
L’assegno che spetta ai beneficiari dell’Ape sociale viene determinato secondo il normale criterio di calcolo della pensione, sino a un massimo di 1.500 euro mensili.
Chi può richiedere l’Ape sociale
Possono chiedere l’Ape sociale i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla Gestione separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.
Per quanto riguarda il requisito contributivo, i beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi se appartenenti a una delle seguenti categorie:
lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo);
lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;
lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.
Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori faticosi e pesanti: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa. L’attività rischiosa o pesante, nel dettaglio, deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:" SEGUE >>>
In pratica, con l’Ape social rosa, le lavoratrici otterrebbero la prestazione che, ricordiamo, consente l’uscita dal lavoro a 63 anni di età, con uno “sconto” di 6 mesi di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.
Ma procediamo per ordine e vediamo, dopo aver analizzato le attuali condizioni per accedere all’Ape sociale, quali vantaggi concreti offrirebbe l’Ape rosa.
Come funziona l’Ape sociale
L’Ape social, o Ape sociale, è una prestazione mensile a carico dello Stato, riconosciuta a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza.
L’Ape sociale, nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che anticipa la pensione e “accompagna” l’interessato sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Il trattamento, a differenza dell’Ape volontaria, però, è destinato solo a determinate categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers (persone che assistono un familiare portatore di handicap grave) e addetti a lavori faticosi e rischiosi.
A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, poi, la prestazione non è erogata grazie a un prestito bancario: l’Ape sociale, difatti, è direttamente a carico dello Stato. Per questo motivo, non comporta trattenute sulla futura pensione, in quanto l’interessato non deve restituire le somme ricevute.
L’assegno che spetta ai beneficiari dell’Ape sociale viene determinato secondo il normale criterio di calcolo della pensione, sino a un massimo di 1.500 euro mensili.
Chi può richiedere l’Ape sociale
Possono chiedere l’Ape sociale i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla Gestione separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.
Per quanto riguarda il requisito contributivo, i beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi se appartenenti a una delle seguenti categorie:
lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo);
lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;
lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.
Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori faticosi e pesanti: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa. L’attività rischiosa o pesante, nel dettaglio, deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:" SEGUE >>>
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