domenica 6 agosto 2017

Susanna Tamaro: «Scrivo sapendo che la grande libertà nasce nella fede»

Susanna Tamaro: «Scrivo sapendo che la grande libertà nasce nella fede»: "Alla Festa di Avvenire, la scrittrice ha ricevuto il premio Narducci da monsignor Palletti, vescovo di La Spezia Sarzana-Brugnato «Questa società adorante del nulla dimentica che esiste l’eterno».

Ha scritto storie profonde e dolorose, a volte drammatiche, ma con un peccato originale: «C’era la parola cuore nel titolo…». E questo bastò perché un libro dirompente come Va’ dove ti porta il cuore, vero caso editoriale che dal 1994 ha contagiato il mondo con 15 milioni di copie, fosse trattato «alla stregua delle frasi nei Baci Perugina. Certa critica guarda con sufficienza alla letteratura dei sentimenti e all’intimità dei pensieri, e ciò ne dimostra la povertà spirituale ». Comunque Susanna Tamaro è andata dritta per la sua strada, addolorata ma non intimidita, infilando un best sellerdopo l’altro e dimostrando (in buona compagnia) che è poi il tempo il vero giudice, e sono i lettori a decretare quale voce meritava di durare e quale di scomparire presto.

Così a Lerici, durante la 42° edizione della Festa di Avvenire, la scrittrice ha ricevuto dalle mani del vescovo Luigi Ernesto Palletti il premio Narducci 2017, «riconoscimento - ha spiegato il direttore del quotidiano, Marco Tarquinio - che ogni anno conferiamo a persone capaci di comunicare contenuti importanti per il tempo in cui hanno operato». E Tamaro lo ha fatto, con candore e coerenza: «Spesso la gente mi ferma e mi dice: lei ha scritto proprio quello che io sentivo dentro, ma non trovavo le parole per dirlo. Trovarle è il compito della letteratura – ha testimoniato sul mare di Lerici, intervistata da Alessandro Zaccuri, inviato di Avvenire e a sua volta scrittore –, ma questo la critica non te lo perdona, e in un mondo necrofilo come quello di oggi la mediocrità del sarcasmo non comprende una letteratura che lasci una finestra aperta sulla redenzione e la speranza. Se scrivi pagine cupe e disperate allora vai bene, altrimenti sembra che ti sia svenduta alla facilità più ovvia».

Così è accaduto anche con Anima mundi, «libro maledetto, ridicolizzato su certa stampa» perché raccontando le guerre dei Balcani toccava il tabù allora intangibile del comunismo e per di più affidava il finale di speranza alla figura di una suora cattolica. «Fosse stato un monaco buddista sarei passata indenne», ha ironizzato, «ma anche per coerenza paesaggistica, nei Balcani una suora era più consona. E tutto questo, unito al fatto che la mia famiglia è di esuli istriani, ha fatto di me addirittura una presunta fascista. Ho sofferto. È facilissimo uccidere un artista perché non regge l’odio gratuito, un po’ com’è successo a Lucio Battisti, ma ho un equilibrio interiore e ce l’ho fatta. E Anima mundiè ancora lì, i giovani lo leggono moltissimo». Indenne semmai è passata l’altra Tamaro, l’autrice di libri per bambini, semplicemente perché la critica non ha sovrapposto le due scrittrici. Ma è proprio questa la vetta per ogni autore, «scrivere per i piccoli è l’Everest, la cosa più difficile e sublime».
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