lunedì 21 agosto 2017

Parco Archeologico Religioso del CELio - PARCEL

Parco Archeologico Religioso del CELio - PARCEL: ""(di Toni Capuozzo, su facebook – tiscali.it) – Nelle tragedie collettive, ho sempre cercato piccoli dettagli, brandelli di vite che spiegano qualcosa. Mi hanno colpito, attorno a Barcellona, le parole della sorella di Luca Russo. Prima ha chiesto aiuto per riportarne il corpo a casa, come chi non avrebbe mai pensato di trovarsi in una situazione simile, e non poteva sapere che è un obbligo delle autorità consolari provvedervi. Poi ha detto qualcosa di molto più consapevole, e lacerante. “Non diventi un numero tra i tanti”.

In memoria delle vittime

Già: qualche volta viene ricordata Valeria Solesin, ma chi ricorda i nomi delle vittime del Bardo, o quelli di tanti italiani uccisi dal terrore, l’11 settembre al World Trade center, o sul mar Rosso, in una discoteca di Bali, in un mercatino natalizio a Berlino,  in una strada di Bruxelles?  In questo forse la sorella di Luca sbaglia: non c’è neppure un numero in cui confondersi. Semplicemente, lasciamo la memoria dei morti ai loro famigliari, ai loro amici, a piccole comunità con un posto vuoto, per sempre. E abbiamo un modello di quieta assuefazione, che comprende i racconti giornalistici, le dichiarazioni dei politici, le spiegazioni quasi sempre politicamente corrette degli esperti. Fino a che l’onda emotiva dei fiori, del rifiuto della paura e dell’odio, del siamo tutti barcellonesi si spegne, e ci ricomponiamo. Quasi come se nulla fosse. Fino alla volta successiva.

L’invito agli ebrei: andate in Israele

Mi hanno colpito le parole del rabbino di Barcellona, l’invito agli ebrei catalani di abbandonare questa Europa, di andarsene in Israele. L’aliyah, il ritorno degli ebrei in Israele, è una costante della tradizione religiosa, che a metà del secolo scorso si è fatta, anche, esigenza demografica. Non è così oggi, e le parole del rabbino sembrano ispirate piuttosto al pessimismo sul futuro europeo e alle preoccupazioni per la sicurezza. Le ho prese sul serio, proprio per il loro effetto paradossale: consigli di cercare sicurezza in Israele, un paese segnato dagli attentati, minacciato dai vicini? Le ho prese sul serio perché penso che gli ebrei abbiano, per retaggio secolare, antenne particolarmente sensibili, pronte a fiutare il pericolo dell’odio.

Riaffermare la propria natura

Ancora una volta, dopo Barcellona, è un coro quasi unanime: non abbiamo paura, no ai muri, sì all’accoglienza, sì all’integrazione, jus soli e pace. E’ per me abbastanza ovvio che se ti attaccano perché sei così, devi riaffermare quello che sei: la tua natura aperta, democratica, e il rifiuto di ogni razzismo. E’ altrettanto ovvio che il razzismo, la diffidenza, i sospetti vengono alimentati dall’insicurezza, dall’imperturbabilità di una cultura dominante che ci vorrebbe convincere che niente è successo. Non sto parlando della destra che ha manifestato a Barcellona (in quel caso è piuttosto curioso che in nome di una bandiera identitaria, la destra estrema si schieri contro un Islam, che con il suo comunitarismo, il suo rifiuto della lotta di classe, la sua cultura machista e valoriale, con il suo culto della morte,  è molto vicino al fascismo, come ci ricorda la storia delle brigate naziste islamiche, o le frequentazioni del gran muftì di Gerusalemme o la mussoliniana spada dell’islam).

Gentiloni e lo Ius soli

No, sto parlando della gente comune. Come immaginate reagisca quando il premier Gentiloni, all’indomani di un attentato compiuto da giovani spesso nati in Europa, rivendica ancora lo jus soli? Nel migliore dei casi conclude che non è l’anagrafe a fare di te un cittadino.  Nel peggiore, viene spinta da tanta improntitudine, da tale idealismo immune dalla realtà, a provare qualcosa che incomincia a somigliare al razzismo: un senso di impotente solitudine. Forse il rabbino di Barcellona non è così paradossale.

Poca autoricita da parte musulmana

Mi hanno colpito le immagini delle madri musulmane di Ripoll. Donne sovrappeso, affrante e avvolte dal velo. Sorprese da quello che i figli hanno fatto, addolorate. Ma l’imam della loro moschea forse era la mente della cellula, forse è morto nel maldestro laboratorio di esplosivi, forse ha mandato gli altri a morire ed è scappato. Mi sembravano le madri di una cronaca di stupri: mio figlio non può averlo fatto, era un bravo ragazzo. Mai che si chiedano: dove abbiamo sbagliato, cosa c’è che non va nella nostra storia, dove nasce tutto questo?  E’ la domanda che viene schivata da tanti musulmani perbene, ciò che è umanamente comprensibile, ma non aiuta. Non lo dico io, l’ha detto in queste ore un predicatore siriano, ostile sia ad Assad che al califfo, Muhammad Al Yacoubi. “Quel che è successo a Barcellona dimostra che noi musulmani non abbiamo fatto abbastanza per contrastare l’ideologia estremista nelle nostre comunità….è frustrante per me quando qualche musulmano dice che questo non ha nulla a che vedere con l’islam. No, ce l’ha. L’Isis è nato in mezzo a noi, è un nostro problema e dobbiamo affrontarlo”. SEGUI >>>
"


'via Blog this'

Nessun commento: