Un dotto musulmano insegna ai cristiani come leggere le Sacre Scritture: "Un dotto musulmano insegna ai cristiani come leggere le Sacre Scritture
È Aref Ali Nayed, l'estensore della "lettera dei 138" a Benedetto XVI. Reagisce polemico a ciò che ha scritto su www.chiesa l'islamologo cattolico Michel Cuypers. Ma il suo bersaglio ultimo è la Chiesa di Roma
di Sandro Magister
ROMA, 23 ottobre 2009 – Nella sua udienza generale di mercoledì 14 ottobre Benedetto XVI ha portato ad esempio Pietro il Venerabile, il grande abate di Cluny che nel secolo XII, per "favorire la conoscenza" dell'islam, "provvide a far tradurre il Corano".
Oggi, all'inizio del secolo XXI, accade qualcosa di più. Un numero crescente di studiosi cristiani applica al Corano, per approfondirne la comprensione, i metodi di lettura già applicati alla Bibbia: fondati non solo sulla tradizione e sulla teologia, ma anche sull'analisi storico-critica e letteraria.
Questi ultimi metodi hanno faticato ad essere approvati dalla Chiesa cattolica, ma da molti decenni sono divenuti di uso comune. Fanno parte di quelle "conquiste dell'illuminismo" accolte dalla Chiesa che Benedetto XVI – in un importante discorso del 22 dicembre 2006 – ha auspicato vengano accolte anche dal mondo islamico.
In effetti, l'esegesi musulmana del Corano ha conosciuto nell'ultimo secolo "un'intensa attività interpretativa non inferiore a quella medievale", come ha documentato tra altri l'islamologo Massimo Campanini in un saggio pubblicato nel 2008 dalla Morcelliana col titolo: "L'esegesi musulmana del Corano nel secolo ventesimo".
Ma l'esegesi musulmana contemporanea – mostra Campanini – si esplica soprattutto nell'applicare il Corano all'agire umano, ai comportamenti pratici; è eminentemente "un'ermeneutica della prassi". Per il resto, essa non innova in nulla rispetto ai metodi di esegesi tradizionali dell'islam.
***
Uno degli studiosi cattolici che applica al Corano gli strumenti della moderna esegesi, specie letteraria, è fr. Michel Cuypers, che vive al Cairo.
Il suo ultimo libro, uscito due anni fa in Francia, è di grande suggestione. È dedicato all'analisi di un capitolo del Corano: "Le festin: une lecture de la sourate al-Mâ’ida [Il banchetto: una lettura della sura al-Mâ’ida]", e reca la prefazione dell'eminente studioso musulmano Mohamed-Ali Amir-Moezzi.
Di Cuypers www.chiesa ha rilanciato tempo fa un'ampia intervista e, più di recente, un articolo sul ruolo della tradizione nell'interpretazione islamica del Corano, pubblicato anche da "L'Osservatore Romano".
In quest'ultimo articolo, nel descrivere gli ultimi sviluppi dell'interpretazione del Corano in campo musulmano, Cuypers ha mostrato come vi siano oggi dei "modernisti" che tendono a escludere il ricorso alla tradizione, con questa conseguenza:
"Il Corano diventa dunque la sola fonte realmente normativa dell'islam. Una 'sola Scriptura' che non è priva d'influssi da parte del modello protestante (alcuni modernisti sono volentieri chiamati i 'Lutero dell'islam'). Questa liberazione dalle maglie della tradizione permette d'ipotizzare una nuova esegesi del Corano, oggi richiesta da alcuni intellettuali musulmani. Le 'occasioni della rivelazione', attinte agli hadîth, non sono più il metodo privilegiato d'esegesi, come nel passato. Un'esegesi critica è ormai possibile.
"Questa posizione aperta ha tuttavia come contropartita il fatto di situare gli intellettuali musulmani modernisti ai margini della corrente generale dell'islam, che resta massicciamente legata alla sunna come norma di fede e legge, organicamente connessa al Corano. Si comprende così che le differenti concezioni dei musulmani rispetto alla tradizione sono al cuore della crisi attuale dell'islam".
***
Ebbene, a questo passaggio dell'articolo di Cuypers reagisce con veemenza – nella nota riprodotta più sotto – uno studioso musulmano che appartiene invece a una corrente dell'islam sunnita molto ortodossa e legata alla tradizione: la corrente asharita, il cui fondatore fu il teologo Abu 'l-Hasan Al-Ashari (873-935) e il cui massimo esponente fu Abu Hamid Al-Ghazali (1058-1111), molto critico del suo contemporaneo Averroè, da lui accusato di razionalismo.
L'autore della nota è Aref Ali Nayed (nella foto), un nome familiare ai lettori di www.chiesa. In questo sito egli pubblicò nel 2006 una doppia replica al memorabile discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, e due anni dopo un commento polemico alla conversione dall'islam al cristianesimo di Magdi Allam, battezzato da papa Joseph Ratzinger nella notte di Pasqua del 2008.
Nayed è una personalità di rilievo nel dialogo tra la Chiesa cattolica e l'islam. Nato in Libia, ha studiato filosofia della scienza ed ermeneutica negli Stati Uniti e in Canada, ha seguito corsi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e ha tenuto lezioni al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica. È consulente all’Interfaith Program dell’università di Cambridge. Ha diretto il Royal Islamic Strategic Studies Center di Amman, in Giordania. Ha fondato quest'anno a Dubai un centro di studi islamici chiamato Kalam Reseasrch & Media." SEGUE >>>
È Aref Ali Nayed, l'estensore della "lettera dei 138" a Benedetto XVI. Reagisce polemico a ciò che ha scritto su www.chiesa l'islamologo cattolico Michel Cuypers. Ma il suo bersaglio ultimo è la Chiesa di Roma
di Sandro Magister
ROMA, 23 ottobre 2009 – Nella sua udienza generale di mercoledì 14 ottobre Benedetto XVI ha portato ad esempio Pietro il Venerabile, il grande abate di Cluny che nel secolo XII, per "favorire la conoscenza" dell'islam, "provvide a far tradurre il Corano".
Oggi, all'inizio del secolo XXI, accade qualcosa di più. Un numero crescente di studiosi cristiani applica al Corano, per approfondirne la comprensione, i metodi di lettura già applicati alla Bibbia: fondati non solo sulla tradizione e sulla teologia, ma anche sull'analisi storico-critica e letteraria.
Questi ultimi metodi hanno faticato ad essere approvati dalla Chiesa cattolica, ma da molti decenni sono divenuti di uso comune. Fanno parte di quelle "conquiste dell'illuminismo" accolte dalla Chiesa che Benedetto XVI – in un importante discorso del 22 dicembre 2006 – ha auspicato vengano accolte anche dal mondo islamico.
In effetti, l'esegesi musulmana del Corano ha conosciuto nell'ultimo secolo "un'intensa attività interpretativa non inferiore a quella medievale", come ha documentato tra altri l'islamologo Massimo Campanini in un saggio pubblicato nel 2008 dalla Morcelliana col titolo: "L'esegesi musulmana del Corano nel secolo ventesimo".
Ma l'esegesi musulmana contemporanea – mostra Campanini – si esplica soprattutto nell'applicare il Corano all'agire umano, ai comportamenti pratici; è eminentemente "un'ermeneutica della prassi". Per il resto, essa non innova in nulla rispetto ai metodi di esegesi tradizionali dell'islam.
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Uno degli studiosi cattolici che applica al Corano gli strumenti della moderna esegesi, specie letteraria, è fr. Michel Cuypers, che vive al Cairo.
Il suo ultimo libro, uscito due anni fa in Francia, è di grande suggestione. È dedicato all'analisi di un capitolo del Corano: "Le festin: une lecture de la sourate al-Mâ’ida [Il banchetto: una lettura della sura al-Mâ’ida]", e reca la prefazione dell'eminente studioso musulmano Mohamed-Ali Amir-Moezzi.
Di Cuypers www.chiesa ha rilanciato tempo fa un'ampia intervista e, più di recente, un articolo sul ruolo della tradizione nell'interpretazione islamica del Corano, pubblicato anche da "L'Osservatore Romano".
In quest'ultimo articolo, nel descrivere gli ultimi sviluppi dell'interpretazione del Corano in campo musulmano, Cuypers ha mostrato come vi siano oggi dei "modernisti" che tendono a escludere il ricorso alla tradizione, con questa conseguenza:
"Il Corano diventa dunque la sola fonte realmente normativa dell'islam. Una 'sola Scriptura' che non è priva d'influssi da parte del modello protestante (alcuni modernisti sono volentieri chiamati i 'Lutero dell'islam'). Questa liberazione dalle maglie della tradizione permette d'ipotizzare una nuova esegesi del Corano, oggi richiesta da alcuni intellettuali musulmani. Le 'occasioni della rivelazione', attinte agli hadîth, non sono più il metodo privilegiato d'esegesi, come nel passato. Un'esegesi critica è ormai possibile.
"Questa posizione aperta ha tuttavia come contropartita il fatto di situare gli intellettuali musulmani modernisti ai margini della corrente generale dell'islam, che resta massicciamente legata alla sunna come norma di fede e legge, organicamente connessa al Corano. Si comprende così che le differenti concezioni dei musulmani rispetto alla tradizione sono al cuore della crisi attuale dell'islam".
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Ebbene, a questo passaggio dell'articolo di Cuypers reagisce con veemenza – nella nota riprodotta più sotto – uno studioso musulmano che appartiene invece a una corrente dell'islam sunnita molto ortodossa e legata alla tradizione: la corrente asharita, il cui fondatore fu il teologo Abu 'l-Hasan Al-Ashari (873-935) e il cui massimo esponente fu Abu Hamid Al-Ghazali (1058-1111), molto critico del suo contemporaneo Averroè, da lui accusato di razionalismo.
L'autore della nota è Aref Ali Nayed (nella foto), un nome familiare ai lettori di www.chiesa. In questo sito egli pubblicò nel 2006 una doppia replica al memorabile discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, e due anni dopo un commento polemico alla conversione dall'islam al cristianesimo di Magdi Allam, battezzato da papa Joseph Ratzinger nella notte di Pasqua del 2008.
Nayed è una personalità di rilievo nel dialogo tra la Chiesa cattolica e l'islam. Nato in Libia, ha studiato filosofia della scienza ed ermeneutica negli Stati Uniti e in Canada, ha seguito corsi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e ha tenuto lezioni al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica. È consulente all’Interfaith Program dell’università di Cambridge. Ha diretto il Royal Islamic Strategic Studies Center di Amman, in Giordania. Ha fondato quest'anno a Dubai un centro di studi islamici chiamato Kalam Reseasrch & Media." SEGUE >>>
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