I libici impongono il "pizzo" sui salvataggi. Le Ong minacciate e taglieggiate per le attività nel Mediterraneo: "Non solo abbordati, minacciati, mitragliati. Ma ora anche taglieggiati. Nasce il "pizzo" sul salvataggio di migranti. Gestito da ufficiali della Guardia Costiera di Tripoli. È questa, confidano all'HuffPost fonti vicine ad Ong spagnole e tedesche, una delle ragioni, oltre quella della sicurezza, che hanno portato a una scelta estremamente grave. La sicurezza al primo posto, certo, ma fuori dall'ufficialità, il mondo delle Ong dà conto di una "sindrome di accerchiamento" che ogni giorno si alimenta di nuovi elementi che, messi insieme, ricostruiscono una situazione ormai insostenibile.
La Guardia Costiera di Tripoli, legata al Governo guidato da Fayez al-Serraj, detta la sua legge. E costringe le Ong che non si piegano ai suoi diktat ad abbandonare il campo. Vincendo le ragionevoli titubanze, i rischi di finire ammazzati sono altissimi, e con la garanzia dell'anonimato, c'è chi racconta ad HuffPost l'esistenza di un vero e proprio "tariffario": per un gommone "lasciato salvare" vengono chiesti dai 45 ai 60mila euro.
La merce umana viene cosi "prezzata" due volte: per imbarcarsi e per avere una chance in più di non finire in fondo al mare. È un sistema dell'illegalità che si "legalizza" nel momento in cui a tirare le fila di questi (sporchi) affari milionari sono personale governativo, uomini in divisa, funzionari locali che arricchiscono i loro conti bancari all'estero, con la foraggiata complicità dei "colletti bianchi" che in qualche paradiso fiscale riciclano i proventi dei traffici.
Per mettere fine a questo sistema, il generale Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica, nemico giurato di Serraj, ha posto il suo di tariffario all'Europa: 20 miliardi di euro per trasformarsi, come e più del turco Erdogan, nel "Gendarme" del Mediterraneo. E se non si accetta di pagare il pizzo alla Guardia Costiera di Tripoli, allora il mare diventa off limits e la sicurezza una chimera. Così dopo Medici senza Frontiere (MsF) e l'Ong tedesca Sea Eye, anche Save the Children sospende i soccorsi ai migranti nel Mediterraneo. Le decisioni sono determinate dalla volontà della Libia di istituire una zona Sar, "limitando l'accesso delle Ong in acque internazionali" e a un 'rischio sicurezza' segnalato dal Mrcc (Maritime Rescue Coordination Centres) "dovuto a minacce della guardia costiera libica". La Ong tedesca rilancia la denuncia di MsF: "Ci troviamo costretti a questa decisione a causa della mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo", "non possiamo più continuare il nostro lavoro, non possiamo garantire la sicurezza degli equipaggi", "l'espansione delle acque territoriali libiche e le minacce alle Ong non ci lasciano altra scelta", si legge in una serie di tweet.
Come documentato nei giorni scorsi da HuffPost, la Guardia Costiera di Tripoli si è fatta sempre più aggressiva, diventando di fatto parte integrante del "caos" organizzato che da anni sta marchiando il Paese nordafricano. Ufficiali libici gestiscono il traffico di esseri umani in combutta con le organizzazioni criminali ed ora, dopo aver fissato il listino prezzi per essere imbarcati in una carretta del mare, rotta Mediterraneo, hanno anche avviato un'altra attività lucrosa e criminale: il pizzo per il salvataggio.
Le autorità libiche hanno dichiarato pubblicamente di aver istituito una zona di ricerca e soccorso (Sar) e limitato l'accesso delle navi umanitarie nelle acque internazionali al largo delle coste libiche. Subito dopo, il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (Mrcc) di Roma ha allertato Medici Senza Frontiere (Msf) di un rischio sicurezza legato alle minacce pronunciate pubblicamente dalla Guardia Costiera Libica contro le navi di ricerca e soccorso umanitarie impegnate in acque internazionali. A seguito di queste ulteriori restrizioni all'assistenza umanitaria indipendente e dell'aumento dei blocchi che costringono i migranti in Libia, MsF ha deciso di sospendere temporaneamente le attività di ricerca e soccorso della propria nave, la Prudence. L'equipe medica di MsF continuerà a supportare le attività di soccorso a bordo della nave Aquarius, di Sos Méditerranée, che al momento sta pattugliando le acque internazionali.
"Cari amici, oggi abbiamo deciso a malincuore di sospendere temporaneamente le nostre missioni di salvataggio nel Mediterraneo" scrive su Twitter il direttore di Sea-Eye, Michael Busch Heuer. Analoghe le ragioni. "Il motivo è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale, dopo che il governo libico ha annunciato una proroga a tempo indeterminato e unilaterale delle acque territoriali, in relazione ad una minaccia esplicita contro le ong private", afferma il direttore della Ong tedesca, spiegando che queste condizioni rendono impossibile portare avanti il lavoro di salvataggio. "Sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi", sottolinea Busch Heuer, ricordando come negli ultimi giorni anche altre Ong, compresa Msf, abbiano annunciato il loro ritiro temporaneo dalla zona di ricerca e salvataggio fuori dalla costa libica. "Nei prossimi giorni e settimane - conclude - analizzeremo attentamente la mutata situazione di sicurezza sulle coste libiche e discuteremo la nostra azione futura"." SEGUE >>>
La Guardia Costiera di Tripoli, legata al Governo guidato da Fayez al-Serraj, detta la sua legge. E costringe le Ong che non si piegano ai suoi diktat ad abbandonare il campo. Vincendo le ragionevoli titubanze, i rischi di finire ammazzati sono altissimi, e con la garanzia dell'anonimato, c'è chi racconta ad HuffPost l'esistenza di un vero e proprio "tariffario": per un gommone "lasciato salvare" vengono chiesti dai 45 ai 60mila euro.
La merce umana viene cosi "prezzata" due volte: per imbarcarsi e per avere una chance in più di non finire in fondo al mare. È un sistema dell'illegalità che si "legalizza" nel momento in cui a tirare le fila di questi (sporchi) affari milionari sono personale governativo, uomini in divisa, funzionari locali che arricchiscono i loro conti bancari all'estero, con la foraggiata complicità dei "colletti bianchi" che in qualche paradiso fiscale riciclano i proventi dei traffici.
Per mettere fine a questo sistema, il generale Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica, nemico giurato di Serraj, ha posto il suo di tariffario all'Europa: 20 miliardi di euro per trasformarsi, come e più del turco Erdogan, nel "Gendarme" del Mediterraneo. E se non si accetta di pagare il pizzo alla Guardia Costiera di Tripoli, allora il mare diventa off limits e la sicurezza una chimera. Così dopo Medici senza Frontiere (MsF) e l'Ong tedesca Sea Eye, anche Save the Children sospende i soccorsi ai migranti nel Mediterraneo. Le decisioni sono determinate dalla volontà della Libia di istituire una zona Sar, "limitando l'accesso delle Ong in acque internazionali" e a un 'rischio sicurezza' segnalato dal Mrcc (Maritime Rescue Coordination Centres) "dovuto a minacce della guardia costiera libica". La Ong tedesca rilancia la denuncia di MsF: "Ci troviamo costretti a questa decisione a causa della mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo", "non possiamo più continuare il nostro lavoro, non possiamo garantire la sicurezza degli equipaggi", "l'espansione delle acque territoriali libiche e le minacce alle Ong non ci lasciano altra scelta", si legge in una serie di tweet.
Come documentato nei giorni scorsi da HuffPost, la Guardia Costiera di Tripoli si è fatta sempre più aggressiva, diventando di fatto parte integrante del "caos" organizzato che da anni sta marchiando il Paese nordafricano. Ufficiali libici gestiscono il traffico di esseri umani in combutta con le organizzazioni criminali ed ora, dopo aver fissato il listino prezzi per essere imbarcati in una carretta del mare, rotta Mediterraneo, hanno anche avviato un'altra attività lucrosa e criminale: il pizzo per il salvataggio.
Le autorità libiche hanno dichiarato pubblicamente di aver istituito una zona di ricerca e soccorso (Sar) e limitato l'accesso delle navi umanitarie nelle acque internazionali al largo delle coste libiche. Subito dopo, il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (Mrcc) di Roma ha allertato Medici Senza Frontiere (Msf) di un rischio sicurezza legato alle minacce pronunciate pubblicamente dalla Guardia Costiera Libica contro le navi di ricerca e soccorso umanitarie impegnate in acque internazionali. A seguito di queste ulteriori restrizioni all'assistenza umanitaria indipendente e dell'aumento dei blocchi che costringono i migranti in Libia, MsF ha deciso di sospendere temporaneamente le attività di ricerca e soccorso della propria nave, la Prudence. L'equipe medica di MsF continuerà a supportare le attività di soccorso a bordo della nave Aquarius, di Sos Méditerranée, che al momento sta pattugliando le acque internazionali.
"Cari amici, oggi abbiamo deciso a malincuore di sospendere temporaneamente le nostre missioni di salvataggio nel Mediterraneo" scrive su Twitter il direttore di Sea-Eye, Michael Busch Heuer. Analoghe le ragioni. "Il motivo è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale, dopo che il governo libico ha annunciato una proroga a tempo indeterminato e unilaterale delle acque territoriali, in relazione ad una minaccia esplicita contro le ong private", afferma il direttore della Ong tedesca, spiegando che queste condizioni rendono impossibile portare avanti il lavoro di salvataggio. "Sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi", sottolinea Busch Heuer, ricordando come negli ultimi giorni anche altre Ong, compresa Msf, abbiano annunciato il loro ritiro temporaneo dalla zona di ricerca e salvataggio fuori dalla costa libica. "Nei prossimi giorni e settimane - conclude - analizzeremo attentamente la mutata situazione di sicurezza sulle coste libiche e discuteremo la nostra azione futura"." SEGUE >>>
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