Missione di supporto - Il governo vara la missione navale, parte la prima nave italiana nelle acque della Libia | italia | Il Secolo XIX: "Roma - Un pattugliatore della Marina militare italiana è in partenza per le acque antistanti la Libia dove farà una ricognizione finalizzata a mettere a punto nei dettagli, in base alle richieste e alle esigenze delle autorità libiche, la missione di supporto alla Guardia costiera di Tripoli che ha ricevuto oggi il via libera del Consiglio dei Ministri. Lo apprende l’ANSA da fonti di Governo, secondo le quali il sopralluogo sarà concluso entro martedì quando la delibera del Cdm sarà sottoposta al Parlamento.
Pinotti: «Chi parla di blocco navale forse non sa cosa è. Se attaccati, risponderemo»
«Le navi italiane in Libia sono un elemento importante: di fatto la Libia fa affidamento sull’Italia e ha chiesto al governo italiano una mano». Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti ospite al Caffè della Versiliana. «Se tu entri con una nave straniera in acque straniere senza autorizzazione è un atto ostile. Chi parla di blocco navale forse non sa cosa è: non vuol dire che blocchi i migranti, si tratterebbe di un atto ostile. Chi dice che poteva essere fatto prima non considera che questa missione non può essere fatta se il paese sovrano non lo vuole», ha spiegato.
«Quali saranno le regole di ingaggio in Libia? Nel momento in cui un Paese ci chiede una mano la prima cosa che sarà fatta è parlare ai libici e decidere cosa fare insieme. Risponderemo al fuoco se attaccati? Questo sempre, in ogni occasione. Ma per i dettagli risponderò martedì in parlamento». Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti ospite al Caffè della Versiliana.
«Si tratta - ha aggiunto il ministro della difesa - di una strategia di lungo periodo. In una situazione di grande fragilità abbiamo lavorato per la stabilità della Libia: abbiamo addestrato la guardia costiera libica, abbiamo riconsegnato pattugliatori che erano stati distrutti. La nostra Marina, impiegata nella missione europea Sofia, ha fatto un serio addestramento». «Poi - ha proseguito - c’è stato il combattimento per riprendere Sirte, quando la Libia rischiava di diventare un altro califfato: abbiamo fatto un ospedale da campo che è ancora attivo. Facciamo opera di sminamento, perché ci è stato richiesto. Ora è una terza fase: la Guardia costiera libica si trova a combattere con scafisti molto agguerriti, che sparano. E su richiesta del presidente Serraj la Libia oggi ha chiesto una mano all’Italia».
Il via libera del consiglio dei ministri
Via libera del consiglio dei ministri alla delibera sulla missione di supporto alla guardia costiera libica. «Quello che abbiamo approvato è né più né meno quanto richiesto dal governo libico». Così si è affrettato a dire il premier Paolo Gentiloni in una dichiarazione al termine del consiglio dei ministri. La missione italiana - ha aggiunto - va considerata come un «passo in avanti nel contributo italiano alla capacità delle autorità libiche di condurre la loro iniziativa contro gli scafisti e di rafforzare la loro capacità di controllo delle frontiere e del territorio nazionale. È un pezzo di percorso della stabilizzazione della Libia a cui l’Italia sente il dovere di partecipare».
Migranti, la strage delle mamme: a Trapani morti e piccoli orfani
La Libia ribalta tutto: è giallo.
Le precisazioni di Gentiloni si devono a uno spiazzante comunicato del governo libico in cui il leader libico Fayez al Serraj ha negato di aver chiesto all’Italia di inviare navi italiane nell’ambito della lotta alla tratta di esseri umani.
In un comunicato ufficiale diffuso dall’Agenzia Nova, Serraj definisce «infondate» le notizie di una richiesta della Libia di intervento italiano e sostiene che la diffusione di queste notizie tende a «minare l’esito dell’incontro avuto a Parigi martedì scorso con il generale Khalifa Haftar». Un incontro con il capo dell’esercito nazionale libico, ritenuto (al contrario di Serraj) il vero uomo forte di quella regione, che nelle intenzioni dovrebbe servire ad avvicinare le parti e a stabilizzare la Libia, portandola verso le elezioni.
Dopo l’annuncio di Gentiloni, però Tripoli fa nuovamente marcia indietro e in una nota di chiarimento inviata dal ministero degli Esteri, comunica che «nel quadro degli sforzi compiuti dal Governo Italiano per sostenere e rafforzare le capacità della Guardia Costiera Libica, il Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale ha richiesto al Governo Italiano un sostegno tecnico, logistico e operativo, per aiutare la Libia nella lotta al traffico di esseri umani e salvare la vita dei migranti».
Passeur assolto perché l’aiuto ai migranti prevale sul codice penale
La faccenda resta comunque molto strana: anche perché va aggiunto che Gentiloni aveva parlato della richiesta che Serraj ora nega proprio davanti allo stesso Serraj, che aveva appena ricevuto a Palazzo Chigi mercoledì scorso. Durante la conferenza stampa congiunta, Gentiloni aveva detto: «Serraj mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali al contrasto del traffico di esseri umani. La richiesta è all’esame del nostro ministero della Difesa. Le decisioni che prenderemo verranno valutate d’intesa con la Libia e, innanzitutto, con il Parlamento. Ma devo essere molto chiaro che questa richiesta può rappresentare un punto di novità molto importante nella lotta ai trafficanti di essere umani»." SEGUE >>>
Pinotti: «Chi parla di blocco navale forse non sa cosa è. Se attaccati, risponderemo»
«Le navi italiane in Libia sono un elemento importante: di fatto la Libia fa affidamento sull’Italia e ha chiesto al governo italiano una mano». Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti ospite al Caffè della Versiliana. «Se tu entri con una nave straniera in acque straniere senza autorizzazione è un atto ostile. Chi parla di blocco navale forse non sa cosa è: non vuol dire che blocchi i migranti, si tratterebbe di un atto ostile. Chi dice che poteva essere fatto prima non considera che questa missione non può essere fatta se il paese sovrano non lo vuole», ha spiegato.
«Quali saranno le regole di ingaggio in Libia? Nel momento in cui un Paese ci chiede una mano la prima cosa che sarà fatta è parlare ai libici e decidere cosa fare insieme. Risponderemo al fuoco se attaccati? Questo sempre, in ogni occasione. Ma per i dettagli risponderò martedì in parlamento». Lo ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti ospite al Caffè della Versiliana.
«Si tratta - ha aggiunto il ministro della difesa - di una strategia di lungo periodo. In una situazione di grande fragilità abbiamo lavorato per la stabilità della Libia: abbiamo addestrato la guardia costiera libica, abbiamo riconsegnato pattugliatori che erano stati distrutti. La nostra Marina, impiegata nella missione europea Sofia, ha fatto un serio addestramento». «Poi - ha proseguito - c’è stato il combattimento per riprendere Sirte, quando la Libia rischiava di diventare un altro califfato: abbiamo fatto un ospedale da campo che è ancora attivo. Facciamo opera di sminamento, perché ci è stato richiesto. Ora è una terza fase: la Guardia costiera libica si trova a combattere con scafisti molto agguerriti, che sparano. E su richiesta del presidente Serraj la Libia oggi ha chiesto una mano all’Italia».
Il via libera del consiglio dei ministri
Via libera del consiglio dei ministri alla delibera sulla missione di supporto alla guardia costiera libica. «Quello che abbiamo approvato è né più né meno quanto richiesto dal governo libico». Così si è affrettato a dire il premier Paolo Gentiloni in una dichiarazione al termine del consiglio dei ministri. La missione italiana - ha aggiunto - va considerata come un «passo in avanti nel contributo italiano alla capacità delle autorità libiche di condurre la loro iniziativa contro gli scafisti e di rafforzare la loro capacità di controllo delle frontiere e del territorio nazionale. È un pezzo di percorso della stabilizzazione della Libia a cui l’Italia sente il dovere di partecipare».
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La Libia ribalta tutto: è giallo.
Le precisazioni di Gentiloni si devono a uno spiazzante comunicato del governo libico in cui il leader libico Fayez al Serraj ha negato di aver chiesto all’Italia di inviare navi italiane nell’ambito della lotta alla tratta di esseri umani.
In un comunicato ufficiale diffuso dall’Agenzia Nova, Serraj definisce «infondate» le notizie di una richiesta della Libia di intervento italiano e sostiene che la diffusione di queste notizie tende a «minare l’esito dell’incontro avuto a Parigi martedì scorso con il generale Khalifa Haftar». Un incontro con il capo dell’esercito nazionale libico, ritenuto (al contrario di Serraj) il vero uomo forte di quella regione, che nelle intenzioni dovrebbe servire ad avvicinare le parti e a stabilizzare la Libia, portandola verso le elezioni.
Dopo l’annuncio di Gentiloni, però Tripoli fa nuovamente marcia indietro e in una nota di chiarimento inviata dal ministero degli Esteri, comunica che «nel quadro degli sforzi compiuti dal Governo Italiano per sostenere e rafforzare le capacità della Guardia Costiera Libica, il Consiglio Presidenziale del Governo di Accordo Nazionale ha richiesto al Governo Italiano un sostegno tecnico, logistico e operativo, per aiutare la Libia nella lotta al traffico di esseri umani e salvare la vita dei migranti».
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La faccenda resta comunque molto strana: anche perché va aggiunto che Gentiloni aveva parlato della richiesta che Serraj ora nega proprio davanti allo stesso Serraj, che aveva appena ricevuto a Palazzo Chigi mercoledì scorso. Durante la conferenza stampa congiunta, Gentiloni aveva detto: «Serraj mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali al contrasto del traffico di esseri umani. La richiesta è all’esame del nostro ministero della Difesa. Le decisioni che prenderemo verranno valutate d’intesa con la Libia e, innanzitutto, con il Parlamento. Ma devo essere molto chiaro che questa richiesta può rappresentare un punto di novità molto importante nella lotta ai trafficanti di essere umani»." SEGUE >>>
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