mercoledì 19 luglio 2017

Frontex ammette: c'è stato un accordo per portare gli immigrati in Italia - Secolo d'Italia

Frontex ammette: c'è stato un accordo per portare gli immigrati in Italia - Secolo d'Italia: "Ora anche Frontex lo ammette: c’è stato un accordo, fra burocrati, per far sbarcare in Italia l’enorme massa di immigrati che la sta invadendo. E’ il Direttore esecutivo di Frontex, il francese Fabrice Leggeri, chiamato in audizione stamani davanti alla Commissione Libe del Parlamento Europeo, l’organismo Ue che si occupa di libertà civili, giustizia e affari interni, a confermare l’incredibile vicenda negata fino all’ultimo dall’esecutivo a trazione Pd.

I grillini all’attacco: «Alto tradimento». E chiedono la sfiducia. «Una cosa è certa – punta il dito Luigi Di Maio, vicepresidente M5S della Camera dopo aver incontrato, nella sede del Parlamento Europeo, a Bruxelles, proprio il direttore esecutivo di Frontex – abbiamo scoperto oggi cose gravissime da Frontex e che vedono complice il governo del Partito Democratico: l’Italia era d’accordo a fare sbarcare tutti i migranti nei porti italiani. Quello che allora era il ministro degli Esteri e oggi è presidente del Consiglio italiano, quello che era il ministro degli Esteri di Renzi, che si chiama Paolo Gentiloni, venga in Parlamento a riferire su questo alto tradimento. Perché questo è alto tradimento, quello che hanno fatto all’Italia. Adesso o ci rispondono su questo alto tradimento che hanno compiuto nei confronti del popolo italiano, oppure noi siamo pronti a depositare una mozione di sfiducia».


«Matteo Renzi ci ha venduti come nazione per 80 euro – rincara la dose Di Maio – Ha autorizzato l’utilizzo dei porti italiani per gli sbarchi dei migranti in cambio della flessibilità europea per dare i suoi bonus».

«Ci hanno trasformati nel più grande porto d’Europa – continua Di Maio – per qualche soldo, per avere 80 euro per vincere le elezioni europee. Si è trattato di un accordo bilaterale tra Italia e Frontex. Leggeri ha detto che è stato firmato a livello di burocrati, non a livello politico, che è ancora peggio. Ma questo non significa che abbiamo i burocrati fuori controllo, inutile raccontarcela: ci hanno spiegato che un accordo così importante, celebrato come l’accordo del secolo, neanche i ministri sono andati a firmarlo».

L’Europa ci sbatte la porta in faccia. Ma il Direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, conferma, anche, che l’Europa ci chiude la porta in faccia: niente porti, oltre a quelli italiani, per accogliere la marea di immigrati. Gli altri Paesi non si muovono da questo punto di vista.

Per modificare i piani operativi di Triton serve l’ok dei Paesi partecipanti. Ma gli altri Stati partecipanti all’operazione Triton, nell’incontro tenutosi ieri a Varsavia, non hanno espresso la disponibilità a modificare i piani operativi in modo da consentire lo sbarco di migranti salvati nel Mediterraneo Centrale in porti diversi da quelli italiani, come chiesto da Roma.

«Le autorità italiane hanno formulato questa richiesta», svela Leggeri, sottolineando però che «un piano operativo, per poter essere adottato, richiede l’accordo di tutti gli Stati membri partecipanti. Non è una questione tra l’Italia e Frontex».

Ma qualcuno degli Stati partecipanti ha espresso disponibilità? «Non ho sentito disponibilità in questo senso – ammette Leggeri – Ho sentito una richiesta italiana, ma non ho sentito degli Stati membri disponibili. C’è un gruppo di lavoro, che dovrà lavorare con gli esperti di Frontex e le autorità italiane, per vedere come migliorare il mandato e i piani operativi di Triton. Questo gruppo di lavoro si riunirà immediatamente quest’estate».

E i tempi? Non prima di settembre. Alla faccia dell’emergenza. «In settembre spero – auspica Leggieri – che avremo delle cose da presentare agli altri Stati membri dell’Ue e di Schengen, per vedere la loro reazione e vedere se sono d’accordo a partecipare a Triton, che avrà un nuovo piano operativo, o un piano operativo migliorato o emendato».

Fabrice Leggieri ammette che quella della ridiscussione di Triton «è una questione complessa per tutta una serie di motivi politici, prima di tutto». E Frontex, se ne lava le mani Leggieri, «non deve risolvere questioni politiche. Ci sono anche ragioni operative e giuridiche delle quali bisogna tenere conto. Frontex terrà conto delle questione giuridiche e operative: l’agenzia non ha la missione di risolvere problemi e questioni politiche». In ogni caso, spegne ogni speranza il direttore esecutivo di Frontex, «un piano operativo deve essere condiviso tra lo Stato ospite, e attualmente l’Italia è lo Stato ospite, e Frontex, ma gli Stati che partecipano all’operazione devono essere d’accordo con il piano operativo». E già hanno fatto sapere di non essere intenzionati minimamente ad aprire i porti." SEGUE >>>


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