mercoledì 3 maggio 2017

Venezuela, è crisi nera. Ma i media italiani fanno finta di nulla

Venezuela, è crisi nera. Ma i media italiani fanno finta di nulla: "Sui social, in particolare Youtube, si possono vedere immagini di ciò che sta accadendo in Venezuela: le manifestazioni contro il governo socialista di Nicolas Maduro stanno assumendo proporzioni sempre più vaste e preoccupanti, soprattutto in termini di sicurezza.

I manifestanti chiedono elezioni subito, ma il presidente del Venezuela non vuole. Anzi. Ha annunciato la convocazione di un’assemblea per modificare la Costituzione. Alla faccia della democrazia. Così continuano le manifestazioni che, spesso, si trasformano in vere e proprie rivolte. Dal mese scorso ad oggi, il bilancio è già di 29 morti, 500 feriti e 1200 persone arrestate.

Ma i venezuelani non si arrendono e continuano a protestare. E non si tratta solo di attivisti politici, ma anche di studenti, lavoratori, professori. Gente comune unita dalla disperazione contro un governo di fatto autoritario, ma che deve affrontare anche la drammatica quotidianità senza i beni fondamentali, come il pane e le medicine. E con un’inflazione che ha superato il 700%.

Eppure la grande stampa italiana fa fatica a riportare quanto accade in Venezuela.



Suoi quotidiani non viene riportato quasi niente, al massimo qualche foto con didascalie striminzite e decontestualizzate. Come mai? Trattandosi delle nefandezze di un dittatore di sinistra vi si spunta la penna? Ma forse è meglio così, dato che quando poi ne parlano – vedasi l’improbabile intervista di Giulietto Chiesa a Gianni Minà – ne viene fuori un ritratto agiografico di Maduro, salvatore della patria post Chavez.

Peccato che la realtà sia un’altra: in Venezuela la gente muore di fame e di diritti. Un paese stremato, dove più della metà della popolazione (soprav)vive in condizioni estreme. A farne le spese, al solito, sono i più deboli: i bambini e gli anziani. Ma la situazione riguarda tutti: non solo i poveri, ma anche la classe media. O quel che ne resta.

Una situazione talmente drammatica che nemmeno la Caritas riesce a fare il suo dovere: «Ci sono momenti di paura e parrocchie in cui non possiamo lavorare per l’insicurezza e la presenza di gruppi armati» – spiega la direttrice di Caritas Venezuela, Janeth Marquez. È inoltre difficile far arrivare aiuti umanitari dall’estero, soprattutto i farmaci (che mancano all’80% della popolazione): servono, infatti, permessi speciali che però  il governo non concede «perché vorrebbe dire riconoscere che non è in grado di risolvere i problemi dei venezuelani»."


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