Siria, le variabili del puzzle e il destino di Assad - Pagina Nazionale - il Tirreno: "
Siria, parlano i sopravvissuti: ''L'attacco aereo mentre dormivamo''
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terra' una riunione per determinare le responsabilita' del presunto attacco con armi chimiche che c'e' stato a Idlib, in Siria. Lo ha detto l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura. All'inizio della giornata, la coalizione nazionale siriana delle forze rivoluzionarie e di opposizione ha riferito che ci sono stati 80 morti e circa 200 feriti per un attacco con l'uso di armi chimiche a Idlib. Intanto arrivano le prime testimonianze dei sopravvissuti
L’attacco con armi chimiche di Khan Sheikun in Siria non miete solo vittime innocenti, ma produce anche conseguenze politiche rilevanti. I Paesi occidentali, ma anche Turchia e Arabia Saudita, hanno subito puntato l’indice contro il regime di Assad, ed è ipotizzabile che i sempre provvisori equilibri raggiunti tra le due coalizioni impegnate in Siria non possano non risentirne. A meno che, dopo le solite indignazioni di rito, la realpolitik prenda nuovamente il sopravvento e, in nome della comune lotta all’Is, ancora una volta si faccia finta di nulla.
Difficile, infatti, pensare che dopo aver commesso dei “crimini contro l’umanità” Assad possa rimanere al potere. Eppure, sino a qualche giorno fa, l’amministrazione Trump, che pure riversa, come al solito, la responsabilità di quanto accaduto sull’ «inetto Obama», sosteneva che la sua eventuale rimozione poteva essere decisa solo dai siriani. Formula che, nell’attuale situazione siriana, significa rinunciare a chiedere la rimozione del leader del regime di Damasco. Questione non certo secondaria nell’eventuale soluzione politica di un conflitto che Assad, con il determinante aiuto della Russia, dell’Iran e dell’Hezbollah libanese, ha di fatto vinto sul campo. Una crisi che, al di là dell’enfasi sulla comune lotta al terrorismo jihadista e l’empatia tra i rispettivi leader, rende oggettivamente problematici i rapporti tra il Cremlino e la Casa Bianca. Come diviene palese a Palazzo di Vetro, con Usa, Gran Bretagna e Francia, decisi a sostenere in Consiglio di Sicurezza una mozione che prevede che i responsabili dell’attacco siano chiamati a risponderne. Testo sul quale è certo il veto russo, oltre che quello cinese. Anche perché, di fatto, chiama indirettamente in causa anche Mosca che, dell’accordo del 2013 sullo smantellamento dell’arsenale chimico del regime di Assad, era garante. Un documento che il Cremlino ha già definito «provocatorio e inaccettabile», ritenendo che possa complicare ogni soluzione politica al conflitto in corso.
E, paradossalmente ma non troppo, i russi hanno qualche ragione su quest’ultimo punto, dal momento che l’attuale scenario siriano si regge sul comune interesse delle due coalizioni, quella a guida americana e quella a guida russa, a mettere fuori gioco l’Is. Una priorità che ha reso secondaria la questione della permanenza al potere di Assad. Ora, una spaccatura su una simile pregiudiziale avrebbe come immediata conseguenza un minore impegno dei russi e dei loro alleati nello smantellamento del Califfato di Al Baghdadi. Opzione che, avrebbe immediate ripercussioni sul fronte di Mosul e di Raqqa, dal momento che i famosi “scarponi sul terreno” sono, in primo luogo, quelli degl sciiti legati a Mosca.
Non di meno, l’attacco di Khan Sheikun, rende problematica l’ultima svolta della Turchia di Erdogan, a lungo la più decisa fautrice della caduta del regime di Assad e poi convertitasi a un’alleanza di necessità con la Russia. Anche se, a impedire un’intesa davvero piena, c’era già la questione curda. Con Mosca decisa a appoggiare i curdi siriani del Pyd e ancora restia a considerare terroristi i curdi turchi del Pkk, come vorrebbe Ankara. Lo stesso attacco a Iblid, ultima roccaforte delle opposizioni sunnite controllata dai qaedisti dell’ex Fronte al Al Nusra, rifugio umanitario di molti profughi, appare insopportabile alla Turchia, preoccupata da un nuovo esodo verso le sue frontiere. Non a caso l’accordo di Astana con Russia e Iran prevedeva, su insistenza turca, una sorta di zona franca per questa città.
Infine, gli attacchi con i gas rendono poco più che un incontro formale la Conferenza internazionale sulla Siria voluta dall’Ue. Insomma, le troppe variabili del puzzle siriano, e i diversi interessi degli attori coinvolti, si mostrano difficilmente conciliabili quando qualcuno è interessato a rimescolarne drammaticamente le tessere."
Siria, parlano i sopravvissuti: ''L'attacco aereo mentre dormivamo''
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite terra' una riunione per determinare le responsabilita' del presunto attacco con armi chimiche che c'e' stato a Idlib, in Siria. Lo ha detto l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura. All'inizio della giornata, la coalizione nazionale siriana delle forze rivoluzionarie e di opposizione ha riferito che ci sono stati 80 morti e circa 200 feriti per un attacco con l'uso di armi chimiche a Idlib. Intanto arrivano le prime testimonianze dei sopravvissuti
L’attacco con armi chimiche di Khan Sheikun in Siria non miete solo vittime innocenti, ma produce anche conseguenze politiche rilevanti. I Paesi occidentali, ma anche Turchia e Arabia Saudita, hanno subito puntato l’indice contro il regime di Assad, ed è ipotizzabile che i sempre provvisori equilibri raggiunti tra le due coalizioni impegnate in Siria non possano non risentirne. A meno che, dopo le solite indignazioni di rito, la realpolitik prenda nuovamente il sopravvento e, in nome della comune lotta all’Is, ancora una volta si faccia finta di nulla.
Difficile, infatti, pensare che dopo aver commesso dei “crimini contro l’umanità” Assad possa rimanere al potere. Eppure, sino a qualche giorno fa, l’amministrazione Trump, che pure riversa, come al solito, la responsabilità di quanto accaduto sull’ «inetto Obama», sosteneva che la sua eventuale rimozione poteva essere decisa solo dai siriani. Formula che, nell’attuale situazione siriana, significa rinunciare a chiedere la rimozione del leader del regime di Damasco. Questione non certo secondaria nell’eventuale soluzione politica di un conflitto che Assad, con il determinante aiuto della Russia, dell’Iran e dell’Hezbollah libanese, ha di fatto vinto sul campo. Una crisi che, al di là dell’enfasi sulla comune lotta al terrorismo jihadista e l’empatia tra i rispettivi leader, rende oggettivamente problematici i rapporti tra il Cremlino e la Casa Bianca. Come diviene palese a Palazzo di Vetro, con Usa, Gran Bretagna e Francia, decisi a sostenere in Consiglio di Sicurezza una mozione che prevede che i responsabili dell’attacco siano chiamati a risponderne. Testo sul quale è certo il veto russo, oltre che quello cinese. Anche perché, di fatto, chiama indirettamente in causa anche Mosca che, dell’accordo del 2013 sullo smantellamento dell’arsenale chimico del regime di Assad, era garante. Un documento che il Cremlino ha già definito «provocatorio e inaccettabile», ritenendo che possa complicare ogni soluzione politica al conflitto in corso.
E, paradossalmente ma non troppo, i russi hanno qualche ragione su quest’ultimo punto, dal momento che l’attuale scenario siriano si regge sul comune interesse delle due coalizioni, quella a guida americana e quella a guida russa, a mettere fuori gioco l’Is. Una priorità che ha reso secondaria la questione della permanenza al potere di Assad. Ora, una spaccatura su una simile pregiudiziale avrebbe come immediata conseguenza un minore impegno dei russi e dei loro alleati nello smantellamento del Califfato di Al Baghdadi. Opzione che, avrebbe immediate ripercussioni sul fronte di Mosul e di Raqqa, dal momento che i famosi “scarponi sul terreno” sono, in primo luogo, quelli degl sciiti legati a Mosca.
Non di meno, l’attacco di Khan Sheikun, rende problematica l’ultima svolta della Turchia di Erdogan, a lungo la più decisa fautrice della caduta del regime di Assad e poi convertitasi a un’alleanza di necessità con la Russia. Anche se, a impedire un’intesa davvero piena, c’era già la questione curda. Con Mosca decisa a appoggiare i curdi siriani del Pyd e ancora restia a considerare terroristi i curdi turchi del Pkk, come vorrebbe Ankara. Lo stesso attacco a Iblid, ultima roccaforte delle opposizioni sunnite controllata dai qaedisti dell’ex Fronte al Al Nusra, rifugio umanitario di molti profughi, appare insopportabile alla Turchia, preoccupata da un nuovo esodo verso le sue frontiere. Non a caso l’accordo di Astana con Russia e Iran prevedeva, su insistenza turca, una sorta di zona franca per questa città.
Infine, gli attacchi con i gas rendono poco più che un incontro formale la Conferenza internazionale sulla Siria voluta dall’Ue. Insomma, le troppe variabili del puzzle siriano, e i diversi interessi degli attori coinvolti, si mostrano difficilmente conciliabili quando qualcuno è interessato a rimescolarne drammaticamente le tessere."
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