domenica 23 aprile 2017

Legami fra Italia - Stati Uniti: cosa ci dicono i dati? - Wired

Legami fra Italia - Stati Uniti: cosa ci dicono i dati? - Wired: "Il 20 aprile si è svolto a Washington DC, negli Stati Uniti, il primo incontro tra il Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, e il Presidente statunitense, Donald Trump. Come da prassi, i due capi di stato hanno parlato a una conferenza stampa congiunta. E come da prassi si è ribadita l’amicizia tra i due paesi. Discorsi di rito e luoghi comuni a parte, i temi discussi meritano di essere esaminati, soprattutto in questo momento economico e politico.

L’economia
Tra i legami con l’Italia, oltre a quelli storico-culturali, il presidente americano ha sottolineato quelli commerciali. “In campo economico l’Italia è uno dei più grandi partner commerciali. Molta gente non lo sa, questo. Entrambi ricerchiamo relazioni bilanciate reciprocamente”, e qui Trump si è soffermato su l’ultimo termine. “Reciprocamente! Adoro questa parola. Perché non abbiamo molti partner reciproci, ve lo dico io. Ma li avremo molto presto”. Probabilmente ha voluto rimarcare la sua attenzione per una politica economica che non sia esposta troppo alle importazioni. Ma è proprio vero che gli scambi commerciali sono così reciproci?

Sicuramente sono da sempre stati intensi, ma se andiamo a vedere gli ultimi dati disponibili, ci sono diverse disparità. Innanzitutto gli Stati Uniti rappresentano per l’Italia il terzo mercato di esportazione, dopo Germania e Francia. Ma solo il ventunesimo per le importazioni (dati 2015). Dal punto di vista americano, l’Italia è al ventesimo posto per le quote di esportazione e all’undicesimo posto per le importazioni. Considerando solo l’Unione Europea, l’Italia è al quarto posto per le importazioni dopo la Germania, il Regno Unito, la Francia e l’Irlanda (dati 2016).

Insomma, negli Stati Uniti vendiamo più prodotti di quanti ne compriamo.

La bilancia è sempre stata positiva per l’Italia. Se esaminiamo poi la differenza tra import ed export negli ultimi dieci anni, il trend è in crescita in favore di quanto esportiamo negli Stati Uniti.Se per made in Italy da esportazione in America ci immaginiamo il cibo, la moda e il design abbiamo quasi ragione, ma con dei distinguo importanti. I dati Istat, infatti, indicano il settore meccanico come quello più importante: è il 25,8% del totale delle esportazioni statunitensi. Il settore della moda rimane rilevante, con il 18,8%, percentuale simile a quello dei semilavorati (18,4%). I mezzi di trasporto sono al 12,4%. Il settore agroalimentare e bevande  rappresenta il 10,2%, l’arredamento e l’edilizia il 5,6%.
I prodotti che importiamo dagli Stati Uniti sono soprattutto farmaceutici, circa il 18,7%. Una quota equiparabile a quella dei macchinari, apparecchiature e altri mezzi di trasporto (complessivamente il 19%). I prodotti chimici e derivati del petrolio rappresentano il 7,3%, quasi quanto i computer, i prodotti di elettronica e ottica (7,1%).
La difesa
Donald Trump ha proseguito ricordando che l’Italia ora è il secondo paese per numero di truppe in Iraq e Afghanistan. Ha inoltre ringraziato Gentiloni per gli sforzi volti a ottenere una maggiore stabilità politica in Libia. Oltre a un generico riconoscimento dell’impegno italiano nella lotta al terrorismo, soprattutto dell’Isis (che, ha ribadito, deve essere totalmente distrutta), Trump ha anche ricordato che ci sono oltre trentamila americani di stanza in Italia.

A questo punto il presidente statunitense ha svelato un suo caro cavallo di battaglia: “Tutti devono pagare il costo per la difesa”. Ricordando evidentemente che non tutti i paesi Nato contribuirebbero adeguatamente alla spesa. Ha aggiunto poi che uniti si possono combattere due emergenze a suo avviso importanti, che colpirebbero entrambe le nazioni: l’immigrazione su larga scala e il contrabbando internazionale. La soluzione, non nuova per Trump, sarebbe quella di rendere i confini più forti. Per quanto riguarda i rifugiati bisognerebbe consentire loro di ritornare nei loro paesi. Per rafforzarli.

Anche Gentiloni, con toni decisamente diversi, ha parlato di politica internazionale, e anche di impegno militare. Ritiene che la scelta di bombardare le postazioni di Assad in Siria sia stata giusta, e ha ricordato gli impegni dell’Italia in Libia. Un maggiore coinvolgimento, secondo Gentiloni, sarebbe la strada principale per contrastare il traffico di esseri umani e controllare i flussi migratori. Trump però ha ribadito che gli Stati Uniti al momento non vogliono avere alcun ruolo. Il premier italiano ha  anche evidenziato la necessità di un maggiore impegno diplomatico e di un rafforzamento dell’Unione Europea. Gentiloni ha esplicitamente detto inoltre che è necessario “lasciare porte aperte di dialogo” pure con paesi come la Russia.

Anche nel discorso del Primo ministro italiano, è emersa la bacchettata all’Italia sulle spese militari. A rincarare la dose ci ha pensato un giornalista di Fox News. John Roberts, ha infatti chiesto esplicitamente se l’Italia ha intenzione di mantenere l’impegno di aumentare il contributo con la Nato. Roberts faceva riferimento a un summit Nato del 2014. Si era auspicato il raggiungimento del 2% del Pil per le spese militari Nato di ogni membro. L’Italia mantiene l’1,1%, contro il 3,61% degli Stati Uniti." SEGUE >>>

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