La Via Crucis al Colosseo con le «donne del Vangelo»: "Al femminile i testi delle meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo con papa Francesco. Le riflessioni scritte dalla biblista francese Anne-Marie Pelletier
Lungo il cammino che porta il Signore al Golgota e poi al sepolcro ci sono «gli uomini, le donne, persino i bambini violentati, umiliati, torturati, assassinati, sotto tutti i cieli»; c’è «ogni povero che è nudo, prigioniero, assetato»; c’è il «pianto delle donne» che «non manca mai in questo mondo» insieme con quello «dei bambini terrorizzati, dei feriti nei campi di battaglia che invocano una madre», il pianto «solitario dei malati e dei morenti sulla soglia dell’ignoto», quello «di smarrimento, che scorre sulla faccia di questo mondo che è stato creato, nel primo giorno, per lacrime di gioia, nella comune esultanza dell’uomo e della donna». E ci sono ancora «le menzogne che ambiscono a regnare sui nostri cuori» oppure «la follia dei torturatori e di chi li comanda». Ma ai piedi della Croce c’è anche – e soprattutto – «la dolcezza di Dio» che visita «il nostro inferno», «unico modo per liberarci dal male»; c’è «l’infinita tenerezza» del Padre «nel cuore del peccato del mondo»; ci sono i grandi «sentieri dell’umiltà» e «i gesti delle donne che onorano la fragilità dei corpi che esse circondano di dolcezza e di onore». È una Via Crucis non tradizionale quella che emerge dalle meditazioni per il rito che papa Francesco presiederà la sera del Venerdì Santo al Colosseo. Testi composti dalla biblista francese Anne-Marie Pelletier, laica, madre e nonna, docente di Sacra Scrittura allo Studio della facoltà “Notre Dame” del Seminario parigino e impegnata nella diffusione dell’esortazione apostolica Amoris laetitia.
Le sue riflessioni – che in alcune delle quattordici Stazioni si soffermano in particolare sulle «donne del Vangelo» – portano sotto Cristo crocifisso il «nostro mondo» con «tutte le sue cadute e i suoi dolori, i suoi appelli e le sue rivolte, tutto ciò che grida verso Dio, oggi, dalle terre di miseria o di guerra, nelle famiglie lacerate, nelle prigioni, sulle imbarcazioni sovraccariche di migranti», scrive nell’introduzione. «Tante lacrime, tanta miseria» che, aggiunge, «non vanno perdute nell’oceano del tempo, ma sono raccolte da Lui, per essere trasfigurate nel mistero di un amore in cui il male è inghiottito». Lo scherma proposto prevede la lettura di un brano biblico, la meditazione e a seguire la preghiera. Nei testi – che L’Osservatore Romano ha anticipato e che, come di consueto, saranno pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana – torna più volte il vocabolo “misericordia” che è «il nome» del Signore, un nome «che è follia», nota la studiosa. E fa sapere nella quinta Stazione (“Gesù porta la croce”): «Non c’è caduta che possa sottrarci alla tua misericordia; non c’è perdita, non c’è abisso tanto profondo che tu non possa ritrovare chi si è smarrito».
L’attenzione al “femminile” emerge con forza in due Stazioni d’impronta mariana. Nell’undicesima (“Gesù e sua madre”) si sottolinea la grandezza della Madonna: «In piedi, lei non diserta. Stabat Mater. Nel buio, ma con certezza, sa che Dio mantiene le promesse. Nel buio, ma con certezza, sa che Gesù è la promessa e il suo compimento». Poi la docente d’Oltralpe osserva: «La lama che trafigge il fianco del Figlio trafigge anche il cuore di lei. Anche Maria s’immerge nella fiducia senza appoggio, in cui Gesù vive fino in fondo l’obbedienza al Padre». E la tredicesima Stazione (“Gesù è deposto dalla croce”) si chiude con un Canto a Maria: «O Maria, non piangere più: il tuo figlio, nostro Signore, si è addormentato nella pace. E il Padre suo, nella gloria, apre le porte della vita! O Maria, rallegrati: Gesù risorto ha vinto la morte!». Ha un marcato tratto “femminile” anche la settima Stazione (“Gesù e le figlie di Gerusalemme”) in cui Anne-Marie Pelletier descrive il «pianto che Gesù affida alle figlie di Gerusalemme come un’opera di compassione». Quindi il richiamo alle «lacrime di sangue di cui parla Caterina da Siena».
Accanto al Signore, nelle sue ultime ore, la studiosa colloca anche una donna ebrea, un teologo ortodosso e un pastore protestante, offrendo alla Via Crucis uno sguardo ecumenico e interreligioso. Nella settima Stazione compare Etty Hillesum «rimasta in piedi nella tempesta della persecuzione nazista, che difese fino all’ultimo la bontà della vita», si racconta. E lei «ci suggerisce all’orecchio questo segreto che intuisce alla fine della sua strada: ci sono lacrime da consolare sul volto di Dio, quando piange sulla miseria dei suoi figli. Nell’inferno che sommerge il mondo, lei osa pregare Dio: “Cercherò di aiutarti”, gli dice. Audacia così femminile e così divina». Nell’ottava Stazione (“Gesù è spogliato delle vesti”) il " SEGUE >>>
Lungo il cammino che porta il Signore al Golgota e poi al sepolcro ci sono «gli uomini, le donne, persino i bambini violentati, umiliati, torturati, assassinati, sotto tutti i cieli»; c’è «ogni povero che è nudo, prigioniero, assetato»; c’è il «pianto delle donne» che «non manca mai in questo mondo» insieme con quello «dei bambini terrorizzati, dei feriti nei campi di battaglia che invocano una madre», il pianto «solitario dei malati e dei morenti sulla soglia dell’ignoto», quello «di smarrimento, che scorre sulla faccia di questo mondo che è stato creato, nel primo giorno, per lacrime di gioia, nella comune esultanza dell’uomo e della donna». E ci sono ancora «le menzogne che ambiscono a regnare sui nostri cuori» oppure «la follia dei torturatori e di chi li comanda». Ma ai piedi della Croce c’è anche – e soprattutto – «la dolcezza di Dio» che visita «il nostro inferno», «unico modo per liberarci dal male»; c’è «l’infinita tenerezza» del Padre «nel cuore del peccato del mondo»; ci sono i grandi «sentieri dell’umiltà» e «i gesti delle donne che onorano la fragilità dei corpi che esse circondano di dolcezza e di onore». È una Via Crucis non tradizionale quella che emerge dalle meditazioni per il rito che papa Francesco presiederà la sera del Venerdì Santo al Colosseo. Testi composti dalla biblista francese Anne-Marie Pelletier, laica, madre e nonna, docente di Sacra Scrittura allo Studio della facoltà “Notre Dame” del Seminario parigino e impegnata nella diffusione dell’esortazione apostolica Amoris laetitia.
Le sue riflessioni – che in alcune delle quattordici Stazioni si soffermano in particolare sulle «donne del Vangelo» – portano sotto Cristo crocifisso il «nostro mondo» con «tutte le sue cadute e i suoi dolori, i suoi appelli e le sue rivolte, tutto ciò che grida verso Dio, oggi, dalle terre di miseria o di guerra, nelle famiglie lacerate, nelle prigioni, sulle imbarcazioni sovraccariche di migranti», scrive nell’introduzione. «Tante lacrime, tanta miseria» che, aggiunge, «non vanno perdute nell’oceano del tempo, ma sono raccolte da Lui, per essere trasfigurate nel mistero di un amore in cui il male è inghiottito». Lo scherma proposto prevede la lettura di un brano biblico, la meditazione e a seguire la preghiera. Nei testi – che L’Osservatore Romano ha anticipato e che, come di consueto, saranno pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana – torna più volte il vocabolo “misericordia” che è «il nome» del Signore, un nome «che è follia», nota la studiosa. E fa sapere nella quinta Stazione (“Gesù porta la croce”): «Non c’è caduta che possa sottrarci alla tua misericordia; non c’è perdita, non c’è abisso tanto profondo che tu non possa ritrovare chi si è smarrito».
L’attenzione al “femminile” emerge con forza in due Stazioni d’impronta mariana. Nell’undicesima (“Gesù e sua madre”) si sottolinea la grandezza della Madonna: «In piedi, lei non diserta. Stabat Mater. Nel buio, ma con certezza, sa che Dio mantiene le promesse. Nel buio, ma con certezza, sa che Gesù è la promessa e il suo compimento». Poi la docente d’Oltralpe osserva: «La lama che trafigge il fianco del Figlio trafigge anche il cuore di lei. Anche Maria s’immerge nella fiducia senza appoggio, in cui Gesù vive fino in fondo l’obbedienza al Padre». E la tredicesima Stazione (“Gesù è deposto dalla croce”) si chiude con un Canto a Maria: «O Maria, non piangere più: il tuo figlio, nostro Signore, si è addormentato nella pace. E il Padre suo, nella gloria, apre le porte della vita! O Maria, rallegrati: Gesù risorto ha vinto la morte!». Ha un marcato tratto “femminile” anche la settima Stazione (“Gesù e le figlie di Gerusalemme”) in cui Anne-Marie Pelletier descrive il «pianto che Gesù affida alle figlie di Gerusalemme come un’opera di compassione». Quindi il richiamo alle «lacrime di sangue di cui parla Caterina da Siena».
Accanto al Signore, nelle sue ultime ore, la studiosa colloca anche una donna ebrea, un teologo ortodosso e un pastore protestante, offrendo alla Via Crucis uno sguardo ecumenico e interreligioso. Nella settima Stazione compare Etty Hillesum «rimasta in piedi nella tempesta della persecuzione nazista, che difese fino all’ultimo la bontà della vita», si racconta. E lei «ci suggerisce all’orecchio questo segreto che intuisce alla fine della sua strada: ci sono lacrime da consolare sul volto di Dio, quando piange sulla miseria dei suoi figli. Nell’inferno che sommerge il mondo, lei osa pregare Dio: “Cercherò di aiutarti”, gli dice. Audacia così femminile e così divina». Nell’ottava Stazione (“Gesù è spogliato delle vesti”) il " SEGUE >>>
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