giovedì 23 marzo 2017

Se muore l'uomo europeo - Il Foglio

Se muore l'uomo europeo - Il Foglio: "Della crisi dell’occidente si parla ormai da anni. Ne vediamo soprattutto il lato economico, politico e religioso, ma si tratta di una crisi molto più profonda, che interessa il cuore stesso della cultura occidentale. L’occidente e l’Europa in particolare hanno smarrito se stessi; hanno smarrito l’ideale antropologico universale, che ha generato a tutti i livelli quella che potremmo definire l’identità occidentale: ecco il senso più vero della crisi dell’occidente, che si riverbera inevitabilmente anche sulle nostre libertà individuali, rendendole sempre più difficili. Mai come oggi l’Europa e il mondo intero avrebbero bisogno dell’anima europea, delle pratiche politiche, istituzionali, civili generate dall’idea dell’inviolabile dignità e libertà di tutti gli uomini, non fosse altro per sfruttare a pieno le enormi potenzialità del tempo presente, e mai come oggi l’Europa sembra invece alla deriva.

 

La mia idea, detta molto schematicamente, è che nella cultura europea si sta di nuovo consumando qualcosa di distruttivo per l’Europa stessa, qualcosa che fa pensare ad altre crisi con le quali l’Europa ha già dovuto fare i conti: la “tragedia della cultura” di cui parlava Simmel; la civiltà delle macchine che distrugge anche le macchine, secondo l’immagine di Bernanos; l’utile che, diventando il valore sommo, finisce per perdere il senso stesso dell’utilità; la razionalità ridotta a “razionalità strumentale”; la sensibilità per il valore intrinseco in tutte le culture che, scardinata da qualsiasi principio universalistico (la ragione, la natura, la verità), finisce per scadere nel più bieco relativismo culturale. E si potrebbe continuare. In tutte queste figure è riscontrabile comunque la percezione di una forma culturalmente interna all’Europa, ma distruttiva dei suoi princìpi ordinativi fondamentali. Per intenderci, la razionalità strumentale assunta in modo esclusivo distrugge la razionalità; il soggettivismo moderno declinato in modo relativistico distrugge il soggetto e le sue libertà. Ma per fortuna, e questo mi sembra particolarmente importante, dietro queste forme di autoannientamento della cultura europea, alle quali potremmo aggiungere quelle odierne del funzionalismo, del nichilismo, dello statalismo, della biopolitica, vediamo riemergere ogni volta in modo più o meno faticoso, ma comunque evidente, il lato buono di questa cultura, diciamo pure lo spirito greco-ebraico-cristiano e illuminista dell’Europa, la sua passione per la dignità e le libertà individuali; uno spirito che certamente ha contribuito a produrre anche le forme della propria estraniazione (la libertà, del resto, è sempre rischiosa), ma che non è riducibile a queste, anzi ne rappresenta l’unico superamento veramente “umano”.

 

A differenza di altre culture l’Europa non può permettersi il lusso di andare contro l’uomo, pretendendo di rimanere fedele a se stessa. Egoismo, sete di potere, fanatismo possono certo essere nascosti e dissimulati dietro parole altisonanti che richiamano la civiltà, la ragione, la libertà o il vero Dio, ma alla fine saranno proprio queste parole a smascherare tutte le menzogne. L’universalismo, la dignità, la libertà, la bellezza, la verità, la stessa idea di Dio, che costituiscono intimamente la cultura europea, possono certo risuonare in determinate epoche storiche come stantie ripetizioni; possono certo diventare aggressivi o sclerotizzarsi in tante copie di un originale che non è più capace “di destare un’effettiva comprensione”, come direbbe Husserl; possono entrare in crisi, magari assopirsi, ma mai morire del tutto. Nessuna crisi della cultura europea potrà essere l’ultima. Come dice Maria Zambrano, “l’Europa è forse l’unica cosa nella storia che non può morire del tutto. L’unica cosa che può risuscitare”. E forse è questo, aggiungo io, il vero motivo per cui, a rigore, l’Europa non ha un’identità geografica né politica, ma rappresenta soprattutto una realtà spirituale che, in quanto tale, non è riconducibile in modo esclusivo ed esaustivo a nessuna realtà geopolitica. Del resto guai se lo fosse; sarebbe come dire, cosa che purtroppo è accaduta nella storia, che l’universale e l’assoluto sono diventati possesso privilegiato di alcuni e magari, peggio ancora, strumenti di conquista." SEGUE >>>

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