Mercati spazientiti dal vuoto politico italiano, siamo al remake del 2011 - Economia - InvestireOggi.it: "Lo spread BTp-Bund è schizzato ieri ai massimi da tre anni, superando la soglia psicologica dei 200 punti base sul tratto decennale, mentre il bond italiano più longevo, con scadenza 2067, ha toccato i nuovi minimi dall’emissione di 4 mesi fa, perdendo da allora il 19%. Tutto questo, mentre i mercati battezzavano il maxi-aumento da 13 miliardi di euro di Unicredit, che si annuncia rischioso non tanto sul piano dell’implementazione dell’operazione, dato che il consorzio bancario di garanzia coprirà comunque le azioni rimaste invendute, quando su quello della fiducia riscossa da parte degli investitori. Un eventuale alto livello di inoptato e una scarsa domanda da parte degli investitori esterni potrebbero realmente intaccare quel filo di speranza sui mercati sulle banche italiane, riaccesosi nelle ultime settimane con il varo del decreto di salvataggio di MPS e degli altri istituti a rischio risoluzione.
I rendimenti sovrani sono saliti in tutta la periferia dell’Eurozona, oltre che in Francia, per cui il fenomeno non può dirsi solo italiano. Resta il fatto che i nostri BTp a 10 anni rendono ormai il 2% in più degli omologhi tedeschi, quando quelli spagnoli scontano un premio dell’1,3%. (Leggi anche: Crisi debito italiano, quando scatterà l’allarme)
La fiducia nell’Italia sembra svanire
Che ci sia qualcosa di specifico sull’Italia è palese da diversi mesi e lo spread crescente e ormai a 200 bp è il segnale che si sia rotto quel clima di ripresa della fiducia, che apparentemente sembrava dominare da qualche anno tra Italia e mercati, sia per il credito da questi concesso agli ultimi governi sulle piattaforme programmatiche riformatrici ostentate, sia e, soprattutto, per gli stimoli monetari della BCE, che hanno sganciato di fatto i nostri BTp dai pessimi fondamentali della economia italiana.
Eppure, subito dopo il referendum costituzionale, anziché il crollo previsto, Piazza Affari esitava una ripresa degli indici, specie quelli bancari, che sono riusciti a dimezzare le perdite annue al 31 dicembre. Lo spread si era stabilizzato a livelli ben inferiori alle sedute precedenti alla consultazione, mentre il clima sembra essere deterioratosi nelle ultime tre settimane. (Leggi anche: Sull’economia italiana l’ombra di una nuova e più grave crisi del debito)"
I rendimenti sovrani sono saliti in tutta la periferia dell’Eurozona, oltre che in Francia, per cui il fenomeno non può dirsi solo italiano. Resta il fatto che i nostri BTp a 10 anni rendono ormai il 2% in più degli omologhi tedeschi, quando quelli spagnoli scontano un premio dell’1,3%. (Leggi anche: Crisi debito italiano, quando scatterà l’allarme)
La fiducia nell’Italia sembra svanire
Che ci sia qualcosa di specifico sull’Italia è palese da diversi mesi e lo spread crescente e ormai a 200 bp è il segnale che si sia rotto quel clima di ripresa della fiducia, che apparentemente sembrava dominare da qualche anno tra Italia e mercati, sia per il credito da questi concesso agli ultimi governi sulle piattaforme programmatiche riformatrici ostentate, sia e, soprattutto, per gli stimoli monetari della BCE, che hanno sganciato di fatto i nostri BTp dai pessimi fondamentali della economia italiana.
Eppure, subito dopo il referendum costituzionale, anziché il crollo previsto, Piazza Affari esitava una ripresa degli indici, specie quelli bancari, che sono riusciti a dimezzare le perdite annue al 31 dicembre. Lo spread si era stabilizzato a livelli ben inferiori alle sedute precedenti alla consultazione, mentre il clima sembra essere deterioratosi nelle ultime tre settimane. (Leggi anche: Sull’economia italiana l’ombra di una nuova e più grave crisi del debito)"
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