sabato 18 febbraio 2017

Francesco a Roma Tre: testo del discorso consegnato ma non letto

Francesco a Roma Tre: testo del discorso consegnato ma non letto: "Pubblichiamo il discorso consegnato dal Papa e non letto, in occasione della sua visita all'Università di Roma Tre:

Signor Rettore, illustri docenti, cari studenti e membri del personale, vi ringrazio di avermi invitato a visitare questa Università, la più giovane di Roma, e rivolgo a tutti voi il mio saluto cordiale. Ringrazio il Rettore, prof. Mario Panizza, per le parole di accoglienza, ed auguro ogni bene per il lavoro e la missione di questo Ateneo. L’istruzione e la formazione accademica delle nuove generazioni è un’esigenza primaria per la vita e lo sviluppo della società. Ho ascoltato le vostre domande, di cui vi sono grato; le avevo lette in precedenza e cercherò di dare delle risposte tenendo conto anche della mia esperienza.

La nostra società è ricca di bene, di azioni di solidarietà e di amore nei confronti del prossimo: tante persone e tanti giovani, sicuramente anche tra di voi, sono impegnati nel volontariato e in attività al servizio dei più bisognosi. E questo è uno dei valori più grandi di cui essere grati e orgogliosi. Però, se ci guardiamo attorno, vediamo che nel mondo ci sono tanti, troppi segni di inimicizia e di violenza. Come ha giustamente osservato Giulia, sono presenti molteplici segnali di un “agire violento”. Ti ringrazio, Giulia, perché il Messaggio per la Giornata della Pace di quest’anno propone proprio la nonviolenza come stile di vita e di azione politica. In effetti, stiamo vivendo una guerra mondiale a pezzi: ci sono conflitti in molte regioni del pianeta, che minacciano il futuro di intere generazioni. Come mai la comunità internazionale, con le sue organizzazioni, non riesce a impedire o a fermare tutto questo? Gli interessi economici e strategici hanno più peso del comune interesse alla pace? Sicuramente queste sono domande che trovano spazio nelle aule delle università, e risuonano prima di tutto nelle nostre coscienze. Ecco: l’università è un luogo privilegiato in cui si formano le coscienze, in un serrato confronto tra le esigenze del bene, del vero e del bello, e la realtà con le sue contraddizioni. Un esempio concreto? L’industria delle armi. Da decenni si parla di disarmo, si sono attuati anche processi importanti in tal senso, ma purtroppo, oggi, malgrado tutti i discorsi e gli impegni, molti Paesi stanno aumentando le spese per gli armamenti. E questa, in un mondo che lotta ancora contro la fame e le malattie, è una scandalosa contraddizione.

Di fronte a questa drammatica realtà, giustamente voi vi chiedete: quale dev’essere la nostra risposta? Certamente non un atteggiamento di scoraggiamento e di sfiducia. Voi giovani, in particolare, non potete permettervi di essere senza speranza, la speranza è parte di voi stessi. Quando manca la speranza, di fatto manca la vita; e allora alcuni vanno in cerca di un’esistenza ingannatrice che viene offerta dai mercanti del nulla. Costoro vendono cose che procurano felicità momentanee e apparenti, ma in realtà introducono in strade senza uscita, senza futuro, veri labirinti esistenziali. Le bombe distruggono i corpi, le dipendenze distruggono le menti, le anime, e anche i corpi. E qui vi do un altro esempio concreto di contraddizione attuale: l’industria del gioco d’azzardo. Le università possono dare un valido contributo di studio per prevenire e contrastare la ludopatia, che provoca danni gravi alle persone e alle famiglie, con alti costi sociali.

Una risposta che vorrei suggerirvi – e ho presente la domanda di Niccolò – è quella di impegnarvi, anche come università, in progetti di condivisione e di servizio agli ultimi, per far crescere nella nostra città di Roma il senso di appartenenza ad una “patria comune”. Tante urgenze sociali e tante situazioni di disagio e di povertà ci interpellano: pensiamo alle persone che vivono per strada, ai migranti, a quanti necessitano non solo di cibo e vestiti, ma di un inserimento nella società, come ad esempio coloro che escono dal carcere. Venendo incontro a queste povertà sociali, ci si rende protagonisti di azioni costruttive che si oppongono a quelle distruttive dei conflitti violenti e si oppongono anche alla cultura dell’edonismo e dello scarto, basata sugli idoli del denaro, del piacere, dell’apparire… Invece, lavorando con progetti, anche piccoli, che favoriscono l’incontro e la solidarietà, si recupera insieme un senso di fiducia nella vita.

In ogni ambiente, specialmente in quello universitario, è importante leggere e affrontare questo cambiamento di epoca con riflessione e discernimento, cioè senza pregiudizi ideologici, senza paure o fughe. Ogni cambiamento, anche quello attuale, è un passaggio che porta con sé difficoltà, fatiche e sofferenze, ma porta anche nuovi orizzonti di bene. I grandi cambiamenti chiedono di ripensare i nostri modelli economici, culturali e sociali, per recuperare il valore centrale della persona umana. Riccardo, nella terza domanda, ha fatto riferimento alle “informazioni che in un mondo globalizzato sono veicolate specialmente dai social network”.  In questo ambito così complesso, mi pare sia necessario operare un sano discernimento, sulla base di criteri etici e spirituali. Occorre, cioè, interrogarsi su ciò che è buono, facendo riferimento ai valori propri di una visione dell’uomo e del mondo, una visione della persona in tutte le sue dimensioni, soprattutto in quella trascendente." SEGUE >>>


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