La stabilità di madre e padre una risorsa che va raccontata | Commenti | www.avvenire.it: "Pubblichiamo una sintesi della relazione presentata da Pierpaolo Donati al convegno «Famiglie forti, comunità forti – Sostenere le relazioni familiari per generare bene comune» che si è svolto nei giorni scorsi a Trento Si discute su che cosa 'è' e 'fa' famiglia. Da un lato, sembra che esista un grande consenso sul fatto che la famiglia sia un bene comune, dall’altro ciascuno interpreta la famiglia a suo modo. Non è per nulla chiaro come i diversi tipi di famiglia costituiscano un bene comune per i propri membri e per la comunità. Il punto è che, appena ci si chiede quale sia il significato dell’equazione 'famiglia uguale bene comune', le interpretazioni divergono radicalmente.
Nelle survey nazionali e internazionali la risposta prevalente è che la famiglia è un bene comune in quanto è al top dei valori condivisi come luogo degli affetti, dell’amore, della solidarietà. In questa accezione, la famiglia è un bene comune semplicemente perché la stragrande maggioranza della popolazione condivide l’attaccamento ad un bene privato. Solo una minoranza vede e sostiene le funzioni sociali della famiglia, quelle che essa esercita per la società. (In Italia tale minoranza è circa del 30%). E allora ci si chiede: il bene comune che la famiglia rappresenta consiste solo in un valore condiviso che ciascuno vive e interpreta privatamente o consiste in qualcosa di più e di diverso?
Vorrei qui chiarire che la famiglia è un bene comune in un senso molto diverso da quello che circola sui mass media. Il bene comune non è un bene di tipo aggregativo che consiste nel fare sì che gli individui possano godere di un benessere individuale privato, ma è invece un bene di tipo relazionale, che consiste nel condividere delle relazioni da cui derivano sia i beni individuali, sia i beni della comunità intorno. Poiché la realtà sociale umana, in primo luogo la famiglia, è fatta di relazioni, solo con un pensare relazionale possiamo vedere qualcosa che altrimenti rimane nascosto, latente, non detto e indicibile. Il mondo delle relazioni è un mondo nel quale noi viviamo come nell’aria, ma di cui nella vita ordinaria ci rendiamo poco o per nulla conto perché le diamo per scontate, come l’aria appunto. Buona parte delle pratiche di counseling e varie modalità terapeutiche cercano di portare alla superficie queste relazioni, renderle più coscienti e riflessive, o almeno illuminarle un po’ per padroneggiarle meglio. Ma l’impresa non è facile, perché, per cogliere la relazione, sono necessarie osservazioni gestite esse stesse con quella che io chiamo 'riflessività relazionale.
Non possiamo capire una dinamica famigliare se non la intendiamo come un effetto emergente dagli stessi beni o mali relazionali che produce. La famiglia non è un aggregato di individui (non è come l’aria, cioè non è un aggregato di molti gas). La famiglia è una relazione sociale che emerge, se emerge, da un suo genoma costitutivo. Non viene all’esistenza se non si genera come tale. Il genoma sociale della famiglia è una struttura circonflessa fra quattro elementi: la motivazione del dono, la regola della reciprocità, la sessualità di coppia e la generatività. Ciò che chiamiamo famiglia nelle statistiche demografiche e sociali è un’altra cosa, sono semplicemente aggregazioni di individui. La differenza fra le persone non è una relazione qualunque. Si tratta di una relazione di reciprocità generativa. Da questa realtà traiamo l’idea che l’amore è saper generare il differente, riconoscerlo, offrirlo come dono, viverlo come dono, la qual cosa suppone una relazione sui generis di piena reciprocità. In questa e solo in questa relazione (le relazioni sono tutte diverse fra loro), la differenza non è più una pura differenza, non è un assoluto, ma è una relazione intesa come uno scambio di ricchezza, un valore aggiunto per chi sta in quella relazione, è un bene relazionale, che sta nella relazione, non fuori di essa. Se la differenza viene separata dalla relazione che costituisce la differenza, abbiamo la crisi di chi sta in relazione. La relazione cessa di essere una differenza e diventa una cosa, viene reificata, e generalmente porta al degrado. La famiglia è un bene relazionale se i suoi membri sono capaci di gestire le differenze. I beni relazionali sono beni che consistono di relazioni, non sono cose, non sono prestazioni funzionali, non sono idee, niente di tutto questo, sono relazioni."SEGUE >>>
Nelle survey nazionali e internazionali la risposta prevalente è che la famiglia è un bene comune in quanto è al top dei valori condivisi come luogo degli affetti, dell’amore, della solidarietà. In questa accezione, la famiglia è un bene comune semplicemente perché la stragrande maggioranza della popolazione condivide l’attaccamento ad un bene privato. Solo una minoranza vede e sostiene le funzioni sociali della famiglia, quelle che essa esercita per la società. (In Italia tale minoranza è circa del 30%). E allora ci si chiede: il bene comune che la famiglia rappresenta consiste solo in un valore condiviso che ciascuno vive e interpreta privatamente o consiste in qualcosa di più e di diverso?
Vorrei qui chiarire che la famiglia è un bene comune in un senso molto diverso da quello che circola sui mass media. Il bene comune non è un bene di tipo aggregativo che consiste nel fare sì che gli individui possano godere di un benessere individuale privato, ma è invece un bene di tipo relazionale, che consiste nel condividere delle relazioni da cui derivano sia i beni individuali, sia i beni della comunità intorno. Poiché la realtà sociale umana, in primo luogo la famiglia, è fatta di relazioni, solo con un pensare relazionale possiamo vedere qualcosa che altrimenti rimane nascosto, latente, non detto e indicibile. Il mondo delle relazioni è un mondo nel quale noi viviamo come nell’aria, ma di cui nella vita ordinaria ci rendiamo poco o per nulla conto perché le diamo per scontate, come l’aria appunto. Buona parte delle pratiche di counseling e varie modalità terapeutiche cercano di portare alla superficie queste relazioni, renderle più coscienti e riflessive, o almeno illuminarle un po’ per padroneggiarle meglio. Ma l’impresa non è facile, perché, per cogliere la relazione, sono necessarie osservazioni gestite esse stesse con quella che io chiamo 'riflessività relazionale.
Non possiamo capire una dinamica famigliare se non la intendiamo come un effetto emergente dagli stessi beni o mali relazionali che produce. La famiglia non è un aggregato di individui (non è come l’aria, cioè non è un aggregato di molti gas). La famiglia è una relazione sociale che emerge, se emerge, da un suo genoma costitutivo. Non viene all’esistenza se non si genera come tale. Il genoma sociale della famiglia è una struttura circonflessa fra quattro elementi: la motivazione del dono, la regola della reciprocità, la sessualità di coppia e la generatività. Ciò che chiamiamo famiglia nelle statistiche demografiche e sociali è un’altra cosa, sono semplicemente aggregazioni di individui. La differenza fra le persone non è una relazione qualunque. Si tratta di una relazione di reciprocità generativa. Da questa realtà traiamo l’idea che l’amore è saper generare il differente, riconoscerlo, offrirlo come dono, viverlo come dono, la qual cosa suppone una relazione sui generis di piena reciprocità. In questa e solo in questa relazione (le relazioni sono tutte diverse fra loro), la differenza non è più una pura differenza, non è un assoluto, ma è una relazione intesa come uno scambio di ricchezza, un valore aggiunto per chi sta in quella relazione, è un bene relazionale, che sta nella relazione, non fuori di essa. Se la differenza viene separata dalla relazione che costituisce la differenza, abbiamo la crisi di chi sta in relazione. La relazione cessa di essere una differenza e diventa una cosa, viene reificata, e generalmente porta al degrado. La famiglia è un bene relazionale se i suoi membri sono capaci di gestire le differenze. I beni relazionali sono beni che consistono di relazioni, non sono cose, non sono prestazioni funzionali, non sono idee, niente di tutto questo, sono relazioni."SEGUE >>>
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