lunedì 25 gennaio 2016

Perché la Chiesa anglicana rischia lo scisma | Tempi.it

Perché la Chiesa anglicana rischia lo scisma | Tempi.it: "Sono decenni che gli 85 milioni di appartenenti alla Comƒunione anglicana parlano di “scisma”, “disintegrazione”, “eresia”. Ma la Chiesa nata nel XVI secolo dal capriccio di un re, Enrico VIII, non ci è mai andata così vicino come la settimana scorsa. Dall’11 al 16 gennaio si sono riuniti a Canterbury 38 arcivescovi, detti primati, a capo delle altrettante province in cui è divisa la Comunione anglicana nel mondo. I leader religiosi non dovevano solamente prendere una decisione che riguarda la sfera della sessualità, se cioè accettare il matrimonio tra persone con tendenze omosessuali, e una che tocca la struttura della Chiesa, cioè se mantenere in un’unica Comunione coloro che già celebrano i matrimoni gay nel nome dell’“amore” e coloro che li rigettano come «deviazione dall’insegnamento della Bibbia». Il tema al cuore del raduno più spinoso mai organizzato dagli anglicani nei loro quasi 500 anni di vita era un altro: le decisioni dottrinali devono ancora essere prese a partire dalla Bibbia e dall’insegnamento che Gesù ha dato con la sua vita e le sue parole? E ancora: i Vangeli hanno qualcosa da dire oggi al mondo secolarizzato?

L’unità non è mai stata il punto forte degli anglicani, che nei fatti sono divisi su tutto, soprattutto da quando la Comunione si è diffusa nel mondo: c’è chi permette alle donne di diventare sacerdoti e vescovi e chi no, chi crede nei sacramenti e chi no, chi crede nella Bibbia e chi no. Non avendo un’autorità ultima come il Papa – l’arcivescovo di Canterbury infatti è solo un primus inter pares – gli anglicani hanno faticato a mantenere un’identità precisa. Alcune delle attuali 38 province ritengono che i 39 articoli in cui è racchiusa la Confessione di fede anglicana siano fondamentali, ma c’è anche chi pensa che «bisogna rinchiuderli in un bel palazzo signorile e fargli visita solo di tanto in tanto». Alcune comunità hanno abbandonato la liturgia del Book of Common Prayer per sostituirla con una più femminista o più multiculturale o più multireligiosa.
Ad esempio, un gruppo di pressione femminista chiamato Watch (Women and the Church), formato da sacerdoti donne, ha chiesto che la Chiesa anglicana smetta di utilizzare un «linguaggio sessista» e si rivolga a Dio «al femminile per non dare l’idea che gli uomini siano più simili a Dio delle donne». Un teologo studioso dell’anglicanesimo come James Innell Packer ha sintetizzato così i problemi della Comunione: «Relativismo in teologia, sincretismo nella religione, naturalismo nella liturgia, approccio femminista al ministero femminile, valutazione positiva del comportamento omosessuale e visione socio-politica della missione della Chiesa».
Un sondaggio condotto nel 2003 da Christian Research ha ben evidenziato queste divisioni: solo il 58 per cento dei sacerdoti di sesso maschile e appena il 33 per cento dei preti donne crede che Gesù sia nato da Maria Vergine; solo il 68 per cento dei sacerdoti maschi e il 53 per cento dei preti donne crede che Gesù sia risorto; solo il 53 per cento dei sacerdoti maschi e il 39 dei preti donne crede che la fede in Gesù possa salvare l’uomo.
Per tenere insieme queste diverse posizioni, senza squalificarne nessuna, la Comunione ha imparato a «descrivere in modo retorico il caos come ordine, l’ambiguità come ricchezza di comprensione, la patente diversità come speciale tipo di unità», ha spiegato l’ex sacerdote anglicano e studioso Edward Robert Norman, accolto nel 2012 nella fede cattolica. Ecco perché la Chiesa anglicana, con la sua teoria della «autorità dispersa», è stata definita dall’ex vescovo di Leicester come «una casa costruita sulla sabbia di dottrine cangianti».
Il colpo di grazia
Il risultato di questa confusione, almeno in Inghilterra, è dato da un recente sondaggio di NatCen Social Research: se nel 1983 gli anglicani erano il 40 per cento della popolazione, nel 2014 costituivano appena il 17 per cento. Se nel 2004 c’erano 13 milioni di anglicani in Inghilterra, oggi sono meno di 8,5 milioni. Secondo l’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, «se non facciamo niente, la Chiesa di Inghilterra tra una generazione sarà estinta».
Il colpo di grazia alla già fragile unità degli anglicani è stato dato nel 2003 da tre diverse chiese di tre diversi paesi: in Inghilterra è stato nominato vescovo di Reading Jeffrey John, grande sostenitore delle unioni omosessuali, in Canada una coppia gay di Vancouver è stata benedetta dal vescovo di New Westminster e negli Stati Uniti è stato ordinato vescovo di New Hampshire Gene Robinson, divorziato dalla moglie e impegnato in una unione omosessuale. Nonostante le proteste della maggior parte dei fedeli anglicani, guidati soprattutto dalle province africane, la Chiesa episcopale americana (nome assunto dagli anglicani negli Stati Uniti per motivi legati agli storici attriti con gli inglesi) non si è fermata e nel 2015 ha cambiato la definizione del matrimonio e adottato due riti speciali per benedire le unioni omosessuali. La Chiesa canadese ha seguito l’esempio."SEGUE >>>

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