lunedì 25 gennaio 2016

Genitori omosessuali. C’è differenza?  | Cronaca | www.avvenire.it

Genitori omosessuali. C’è differenza?  | Cronaca | www.avvenire.it: "Genitori omosessuali, c’è differenza? Lo psicanalista Ricci: sì, è un peso sui bimbi. la neuropsichiatra Costantino: no, dati Usa lo negano.

1 Nel dibattito sulle unioni civili il tema omogenitorialità è stato lasciato un po’ in disparte. Eppure non si può fare a meno di affrontarlo visto che la legge, se venisse approvata senza stralciare la parte dedicata alla stepchild adoption pur nelle varie versioni allo studio, introdurrebbe di fatto l’omogenitorialità nell’assetto giuridico italiano. Per un bambino non c’è davvero alcuna differenza tra avere due "papà" o due "mamme", oppure due genitori eterosessuali?

Ricci: L’ipotesi di una famiglia omogenitoriale basata sul legame tra due individui dello stesso sesso, dove uno farebbe "da padre" e l’altro "da madre", nega di fatto lo statuto di madre e di padre. È una negazione anatomica, biologica, culturale, antropologica, ma soprattutto simbolica. Tutto ciò non è senza conseguenze psichiche per il figlio o la figlia: vacilla la costruzione dell’identità sessuale, della differenza tra i sessi, del mito delle origini. Risulta scardinata la struttura della parentela, della genealogia, della filiazione, della trasmissione da una generazione all’altra.

Costantino: Dal punto di vista scientifico, il problema che si pone non è tanto se vi sia o no una differenza, ma se e come e attraverso quali fattori tale differenza impatti sul benessere dei bambini e sul loro sviluppo. Oggi le differenze negli assetti familiari sono vastissime e non riguardano solo il genere dei genitori o le loro scelte sessuali. Le famiglie monoparentali, vedove, separate, adottive, affidatarie, allargate, omogenitoriali o con culture di provenienza molto diverse tra i genitori sono una percentuale rilevante delle famiglie in cui crescono i bambini, negli Stati Uniti si parla di un terzo circa. Gli studi esistenti evidenziano che i fattori di rischio per la salute mentale sono gli stessi, trasversalmente a tutti gli assetti familiari.

2 Chi sostiene la tesi della "nessuna differenza" spiega che non è tanto importante il "genere" dei genitori, quanto la loro "funzione genitoriale". Ma dal punto di vista psicopedagogico è davvero così?

Ricci: Da qualche anno, grazie alla visione gender, si parla sempre più di "funzione genitoriale" per giustificare l’idea che chiunque possa esercitare una funzione genitoriale, quindi anche coppie gay o lesbiche. È importante ricordare, invece, che è un elemento psichico strutturale il fatto che i figli possano crescere "immersi" nel duplice riferimento maschile e femminile rappresentato da un padre e da una madre. La differenza del loro statuto costituisce la garanzia simbolica che il figlio potrà crescere affermando a sua volta la differenza della propria individualità soggettiva. Ciò è fondamentale. Se così non fosse, rischia di incarnare, replicandolo, il desiderio dei genitori.

Costantino: Fare ricerca in questo campo è evidentemente complesso, perché il numero di variabili in gioco è molto alto, con rilevanti interazioni reciproche e pertanto richiede studi longitudinali e metodologie rigorose. Negli studi di buona qualità viene evidenziato come gli elementi maggiormente significativi per favorire uno sviluppo armonico dei bambini siano rappresentati dalla qualità delle relazioni tra genitori e figli, dallo spazio per la condivisione di emozioni, dal senso di competenza e di sicurezza dei genitori nell’esercitare il proprio ruolo e dal supporto economico e sociale disponibile. Se si corregge per tali fattori, la ricerca non evidenzia differenze significative tra le diverse tipologie di famiglie.

3 Spostare il discorso dal piano del "genere" a quello della "funzione" non rischia di dimenticare che una persona per crescere deve scoprirsi "figlio" al di là delle "competenze" genitoriali?

Ricci: Il concetto di filiazione, contrariamente a quello di riproduzione, è il dispositivo simbolico, sociale e individuale che presiede al progetto di fare un figlio. L’attuale modalità biotecnologica scompone il concetto di filiazione frammentando funzioni e statuti: nega la funzione paterna, svilisce il corpo della donna, riduce lo statuto materno a funzione riproduttiva. Un certo uso ideologico delle biotecnologie rischia di disintegrare l’edificio simbolico della filiazione. Quest’ultimo garantisce una permutazione dei posti simbolici (di padre in figlio) permettendo la possibilità che una società possa progettare il proprio futuro, cosa non del tutto evidente in questi tempi.

Costantino: Ci si scopre "figlio" attraverso le competenze genitoriali e la qualità delle relazioni che si sviluppano con le persone che si prendono cura di noi. Si tratta di una percezione di sé che non deriva dalla biologia o dalla genetica (per fortuna, basti pensare a tutto il complesso tema dell’adozione) ma dalla percezione che abbiamo giorno per giorno dell’amore, dell’ascolto, della fiducia, della presenza rispettosa e non invasiva dell’altro, capace di darci limiti fermi e sereni tutte le volte che è necessario, ma anche di restare al nostro fianco e accompagnarci quando crescendo abbiamo bisogno di allontanarci o scegliamo percorsi diversi da quelli che si aspettava.
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