Libia, firmato storico accordo per un governo di unità nazionale: "Un applauso scrosciante e abbracci commossi hanno accolto a Skhirat in Marocco la firma dell'accordo che sancisce la nascita del governo di unità nazionale libico. «È una giornata storica», ha detto l'inviato speciale dell'Onu per la Libia Martin Kobler, intervenendo alla cerimonia ospitata dalle autorità di Rabat.
Una firma che sarebbe stata «molto difficile» se non impossibile senza la conferenza di Roma, ha spiegato il diplomatico, ringraziando calorosamente Paolo Gentiloni - unico ministro degli Esteri occidentale presente alla cerimonia assieme al collega spagnolo - e l'Italia per l'impegno diplomatico di Roma. E fin all'ultimo è andata avanti la mediazione, con l'inserimento di tre nuove figure in seno al Consiglio presidenziale libico: Ali Qatrani, vicepremier per l'est, Abdul Salam Karjamal, vice per il sud, e Ahmed Hamza Mahdi, anche lui per il sud, che affiancheranno il premier Fayed Sarraj e gli altri responsabili indicati nell'accordo dell'8 ottobre accettato dalle parti. «Il governo è operativo da oggi», ha incalzato Kobler, sottolineando che questo «è solo il primo passo» per la pacificazione e la stabilizzazione della Libia. Un passaggio evidenziato anche da Gentiloni, intervenuto dal palco della cerimonia e che è tornato ad offrire la disponibilità dell'Italia ad aiutare il governo libico nei suoi prossimi passi.
«Oggi è un giorno di speranza, sono onorato di essere qui, con la nuova leadership libica. Il futuro è nelle vostre mani, e noi contiamo su di voi», ha detto, strappando gli applausi della platea. Assenti, come previsto, i due presidenti del Congresso di Tripoli e Tobruk; «È necessario lavorare per allargare la base di consenso» del governo ha sottolineato ancora Gentiloni, mentre Kobler ha fatto appello a coloro che non hanno firmato a «rivedere le proprie posizioni». Con le nuove nomine, spiegano fonti diplomatiche, l'esecutivo ha allargato la sua capacità di penetrare nella società libica, anche se restano alcune incognite, legate soprattutto alle posizioni intransigenti di alcune milizie armate e al vero grande assente di Skhirat, il "falco" Khalifa Haftar che, nonostante la visita a sorpresa di Kobler nel suo quartier generale non lontano da Tobruk, avrebbe mantenuto una posizione di diffidenza se non ostilità verso l'intesa patrocinata dalla comunità internazionale.
L'accordo, tra l'altro, prevede che sia l'esecutivo a nominare un nuovo capo delle Forze Armate, e Haftar non rientrerebbe nei piani del nuovo governo. Rispetto alle sue prossime prese di posizione, si fa notare, peserà molto anche il ruolo che vorranno giocare l'Egitto e l'Arabia Saudita, grandi sponsor del generale, e firmatari degli impegni «solenni» di Roma. All'orizzonte c'è ora l'insediamento del governo a Tripoli: «C'è un piano, sono ottimista ma non voglio fare previsioni» ha detto Kobler all'Ansa, rispondendo alla domanda se i 40 giorni annunciati sempre a Roma dal segretario di Stato Usa John Kerry per l'insediamento verranno rispettati. E non c'è solo il tema delle garanzie alla sicurezza del nuovo esecutivo: a Tripoli dovranno riaprire anche le sedi diplomatiche, e il Paese dovrà tornare alla normalità per riuscire a sconfiggere l'Isis e la minaccia che rappresenta, e affrontare la crisi dei migranti. Per non tingere di nuovo del sangue di migliaia di disperati le acque del Mediterraneo."
Una firma che sarebbe stata «molto difficile» se non impossibile senza la conferenza di Roma, ha spiegato il diplomatico, ringraziando calorosamente Paolo Gentiloni - unico ministro degli Esteri occidentale presente alla cerimonia assieme al collega spagnolo - e l'Italia per l'impegno diplomatico di Roma. E fin all'ultimo è andata avanti la mediazione, con l'inserimento di tre nuove figure in seno al Consiglio presidenziale libico: Ali Qatrani, vicepremier per l'est, Abdul Salam Karjamal, vice per il sud, e Ahmed Hamza Mahdi, anche lui per il sud, che affiancheranno il premier Fayed Sarraj e gli altri responsabili indicati nell'accordo dell'8 ottobre accettato dalle parti. «Il governo è operativo da oggi», ha incalzato Kobler, sottolineando che questo «è solo il primo passo» per la pacificazione e la stabilizzazione della Libia. Un passaggio evidenziato anche da Gentiloni, intervenuto dal palco della cerimonia e che è tornato ad offrire la disponibilità dell'Italia ad aiutare il governo libico nei suoi prossimi passi.
«Oggi è un giorno di speranza, sono onorato di essere qui, con la nuova leadership libica. Il futuro è nelle vostre mani, e noi contiamo su di voi», ha detto, strappando gli applausi della platea. Assenti, come previsto, i due presidenti del Congresso di Tripoli e Tobruk; «È necessario lavorare per allargare la base di consenso» del governo ha sottolineato ancora Gentiloni, mentre Kobler ha fatto appello a coloro che non hanno firmato a «rivedere le proprie posizioni». Con le nuove nomine, spiegano fonti diplomatiche, l'esecutivo ha allargato la sua capacità di penetrare nella società libica, anche se restano alcune incognite, legate soprattutto alle posizioni intransigenti di alcune milizie armate e al vero grande assente di Skhirat, il "falco" Khalifa Haftar che, nonostante la visita a sorpresa di Kobler nel suo quartier generale non lontano da Tobruk, avrebbe mantenuto una posizione di diffidenza se non ostilità verso l'intesa patrocinata dalla comunità internazionale.
L'accordo, tra l'altro, prevede che sia l'esecutivo a nominare un nuovo capo delle Forze Armate, e Haftar non rientrerebbe nei piani del nuovo governo. Rispetto alle sue prossime prese di posizione, si fa notare, peserà molto anche il ruolo che vorranno giocare l'Egitto e l'Arabia Saudita, grandi sponsor del generale, e firmatari degli impegni «solenni» di Roma. All'orizzonte c'è ora l'insediamento del governo a Tripoli: «C'è un piano, sono ottimista ma non voglio fare previsioni» ha detto Kobler all'Ansa, rispondendo alla domanda se i 40 giorni annunciati sempre a Roma dal segretario di Stato Usa John Kerry per l'insediamento verranno rispettati. E non c'è solo il tema delle garanzie alla sicurezza del nuovo esecutivo: a Tripoli dovranno riaprire anche le sedi diplomatiche, e il Paese dovrà tornare alla normalità per riuscire a sconfiggere l'Isis e la minaccia che rappresenta, e affrontare la crisi dei migranti. Per non tingere di nuovo del sangue di migliaia di disperati le acque del Mediterraneo."
'via Blog this'
Nessun commento:
Posta un commento