domenica 29 novembre 2015

Il Papa invita il mondo a guardare all’Africa, loda il generoso impegno dell'Uganda nell'accoglienza dei rifugiati e rilancia l’attualità dell’ecumenismo del sangue - Prova di umanità

Il Papa invita il mondo a guardare all’Africa, loda il generoso impegno dell'Uganda nell'accoglienza dei rifugiati e rilancia l’attualità dell’ecumenismo del sangue - Prova di umanità: "L’accoglienza di chi scappa da guerre, violenze e ingiustizie è «una prova della nostra umanità, del nostro rispetto della dignità umana e, prima ancora, della nostra solidarietà con i fratelli e le sorelle nel bisogno». Lasciato il Kenya nel pomeriggio di venerdì 27 novembre, il Papa è giunto in Uganda, seconda tappa del viaggio in terra africana, e ha subito reso omaggio all’«impegno eccezionale» che il Paese africano ha dimostrato nell’ospitalità dei rifugiati. «Qui nell’Africa orientale» — ha detto — gli ugandesi hanno permesso a chi fugge da guerre e miseria «di ricostruire le loro esistenze, facendo percepire la dignità che deriva dal guadagnarsi da vivere con un onesto lavoro». Del resto, ha fatto notare, «il nostro mondo, segnato da violenze e diverse forme di ingiustizia, è testimone di un movimento migratorio senza precedenti».



Nel discorso pronunciato alla residenza presidenziale di Entebbe, il Papa ha incoraggiato «i tanti silenziosi sforzi compiuti per assistere i poveri, gli ammalati e le persone in qualsiasi difficoltà». Perché — ha spiegato — «è in questi piccoli segni che possiamo vedere la vera anima di un popolo» Da qui il plauso al popolo ugandese che contribuisce in tal modo a rendere «il nostro mondo più solidale», ma anche l’invito a non cedere alla cultura dello scarto «che ci rende ciechi di fronte ai valori spirituali, indurisce i nostri cuori davanti alle necessità dei poveri e priva i nostri giovani della speranza».

All’inizio il Pontefice ha anche richiamato il motivo principale della sua visita: il cinquantenario della canonizzazione dei martiri ugandesi. Tema ripreso poi quando, lasciata Entebbe diretto a Kampala, ha voluto sostare a Munyonyo, il luogo dove iniziò la persecuzione che avrebbe condotto al martirio numerosi cristiani, anglicani e cattolici. Incontrandovi i catechisti, Francesco ha richiamato il ruolo dei laici nell’evangelizzazione del Paese e attualizzando la testimonianza dei martiri ha evidenziato che quello dei catechisti «è un lavoro santo. Voi dovete essere maestri — ha detto loro — ma questo non serve se voi non siete testimoni»; anzi, di più, «testimoni di santità», capaci di andare «senza paura» in ogni angolo del Paese «per diffondere il buon seme della parola di Dio».

E la testimonianza dei martiri ugandesi è stata riproposta da Francesco sabato mattina durante la grande messa di popolo celebrata al santuario eretto in loro onore a Namugongo. All’omelia, ricordando che «i piaceri mondani e il potere non danno gioia e pace durature», ha ripreso un tema caro al suo magistero, quello dell’“ecumenismo del sangue”, che ha unito cattolici e anglicani nel martirio e che oggi continua a unire i cristiani di ogni confessione."


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