domenica 4 ottobre 2015

Nuovi processi matrimoniali. Un giurista demolisce la riforma di papa Francesco

Nuovi processi matrimoniali. Un giurista demolisce la riforma di papa Francesco: "ROMA, 3 ottobre 2015 – A poche ore dall'apertura del sinodo, non pochi padri sinodali si chiedono se alcune delle questioni più dibattute non siano già state scavalcate, di fatto, dai due motu proprio con i quali papa Francesco ha riformato i processi di nullità matrimoniale:

> Lettera apostolica "Mitis Iudex Dominus Iesus"

> Lettera apostolica "Mitis et misericors Iesus"

Lo stesso cardinale Walter Kasper, infatti, capofila dei novatori, deve aver accolto malissimo i due motu proprio, se ancora vale per lui quanto disse nella sua memorabile relazione al concistoro del febbraio 2014.

In quell'occasione, Kasper concordò con Jorge Mario Bergoglio nell'osservare che "molti curatori d’anime sono convinti che tanti matrimoni celebrati in forma religiosa non sono stati contratti in maniera valida".

E già questa osservazione solleverebbe qualche interrogativo, poiché manifesta un inatteso rigore nell'escludere per mancanza di fede la validità di tanti matrimoni, proprio da parte di chi è tanto incline ad apprezzare ogni minimo segno di fede, anche il più nascosto, nelle masse dei cristiani di "periferia".

Ma poi il cardinale così proseguì:

"Sarebbe sbagliato cercare la soluzione del problema solo in un generoso allargamento della procedura di nullità del matrimonio. Si creerebbe la pericolosa impressione che la Chiesa proceda in modo disonesto a concedere quelli che in realtà sono divorzi. Molti divorziati non vogliono una tale dichiarazione di nullità".

In effetti, proprio questo è accaduto con i motu proprio promulgati da papa Francesco: sia "un generoso allargamento della procedura di nullità", sia la percezione diffusa che di divorzio si tratti.

Con grande delusione dei novatori, specie dei più radicalizzati, che al pari di Kasper non tollerano che le loro proposte di cambiamento della dottrina e della prassi matrimoniale della Chiesa cattolica si riducano a un rafforzamento e a una moltiplicazione dei tribunali ecclesiastici.

Ma soprattutto con universale sconcerto di vescovi e canonisti: i primi improvvisamente investiti dell'onere di fare da giudice unico, nelle rispettive diocesi, della valanga dei futuri processi abbreviati di nullità, e i secondi alle prese con un nuovo ordinamento dei processi matrimoniali che si presta a un diluvio di critiche:

> Vietato chiamarlo divorzio. Ma quanto gli somiglia

Alle critiche fin qui espresse ai motu proprio papali se ne aggiungeranno sicuramente altre e più organiche nei prossimi giorni e settimane, dentro e fuori l'aula del sinodo.

Questo che segue è un primo assaggio di che cosa può dire, in proposito, un grande esperto in materia.

L'intervistato, il giurista Danilo Castellano, già allievo dell'insigne filosofo cattolico Augusto Del Noce, è ordinario di filosofia politica all’Università di Udine, nonché direttore della rivista “Instaurare omnia in Christo”.

Ed è anche l'unico italiano dei nove rinomati giuristi e magistrati di otto nazioni che hanno pubblicato il mese scorso, in vista del sinodo, il libro dal titolo "De matrimonio" edito a Madrid da Marcial Pons e curato dal professor Miguel Ayuso Torres, per iniziativa dell'Union Internationale des Juristes Catholiques:

> Nove giuristi di fama mondiale bussano alla porta del sinodo

Autore dell'intervista col professor Castellano è Silvio Brachetta, diplomato all’Istituto di Scienze Religiose di Trieste e studioso della teologia di san Bonaventura da Bagnoregio.

__________



UNA RIFORMA "CONTRADDITTORIA E INCOERENTE"

Intervista con Danilo Castellano


D. – Professor Castellano, snellire, in generale, l’iter dei processi è una cosa positiva o negativa?

R. – La brevità del processo è un’esigenza della giustizia. La brevità del processo non deve, però, andare a scapito della seria ricerca della verità, non deve mettere in dubbio la certezza del diritto, non deve essere di pregiudizio per i diritti delle parti processuali.

Il processo, soprattutto quello canonico, più che giudiziario deve essere giusdicente. “Giusdicente” significa che il processo deve dire ciò che è diritto in sé e per sé, vale a dire ciò che è giusto, non ciò che viene ritenuto diritto secondo la norma positiva, ossia ciò che è semplicemente  legale. Esso, perciò, non può accontentarsi della cosiddetta verità processuale; deve accertare e dichiarare la verità dei fatti e concludere con sentenza conforme a questa verità.

Per quel che attiene alle cause matrimoniali la brevità del processo è richiesta anche da esigenze morali. Se il matrimonio è nullo, la convivenza dei "coniugi" è propriamente una convivenza concubina che va abbandonata il più rapidamente possibile.

D. – Quindi come giudica la brevità del processo nel caso della presente riforma?

R. – Certamente quando si introducono riforme vanno considerati i loro effetti e anche come esse vengono percepite. Le innovazioni richiedono attente valutazioni prudenziali per non creare ingiustizie e per non trasmettere messaggi sbagliati, come è possibile in presenza del motu proprio “Mitis Iudex Dominus Iesus” di papa Francesco, promulgato in un contesto culturale dottrinalmente incerto e socialmente difficile."
SEGUE >>>

'via Blog this'

Nessun commento: