Quelle t-shirt vendute in Europa e che, inconsapevolmente, finanziano Isis - ArticoloTre | ArticoloTre - Quotidiano online indipendente e di inchiesta: "-Redazione- Il cotone siriano venduto in Europa alimenta le casse dei terroristi di Isis e ha portato nelle tasche dello Stato islamico, nel corso dell'ultimo anno, circa 135 milioni di euro.
Le Monde ha pubblicato uno studio condotto da Anne-Laure Linget Riau, esperta in approvvigionamenti internazionali nel settore del tessile e dell'abbigliamento, l'autrice ha scritto che il 5% delle importazioni in Turchia proviene dai campi degli jihadisti.
Gli industriali turchi negoziano i prezzi al ribasso, in quanto i jihadisti non hanno canali di distribuzione ufficiali, ovviamente la provenienza di questa materia prima non è tracciabile. Un quinto delle t-shirt fabbricate in Turchia lo sono con cotone coltivato nel nord della Siria. Si calcola, per esempio, che 1,2% delle magliette vendute in Francia finanzino Isis.
La Siria nel 2010 era il decimo produttore mondiale della materia prima e il terzo di quella bio che serviva a fabbricare, per esempio, le t-shirt del gruppo C&A, dice la specialista. Anche se nel frattempo ha perso molte posizioni, Damasco continua comunque ad esportare vestiti.
"Tutte le esportazioni ufficiali vengono controllate dal regime di Bashar Al-Assad. Per motivi politici, la Germania, che per lungo tempo è stato il primo mercato per la Siria, ha smesso di importare. Per effetto di compensazione – conclude Le Monde – la Francia è diventato il terzo mercato d'esportazione della Siria, dopo l'Italia e la Grecia".
Comunque la probabilità di indossare un capo che indirettamente finanzierebbe il terrorismo è abbastanza remoto, anche se non impossibile; da quando è iniziata la guerra civile in Siria, infatti, la produzione di cotone è crollate, passando da 200 mila tonnellate prodotte nel 2011, prima dell’inizio della guerra, alle 3 mila tonnellate del 2014."
Le Monde ha pubblicato uno studio condotto da Anne-Laure Linget Riau, esperta in approvvigionamenti internazionali nel settore del tessile e dell'abbigliamento, l'autrice ha scritto che il 5% delle importazioni in Turchia proviene dai campi degli jihadisti.
Gli industriali turchi negoziano i prezzi al ribasso, in quanto i jihadisti non hanno canali di distribuzione ufficiali, ovviamente la provenienza di questa materia prima non è tracciabile. Un quinto delle t-shirt fabbricate in Turchia lo sono con cotone coltivato nel nord della Siria. Si calcola, per esempio, che 1,2% delle magliette vendute in Francia finanzino Isis.
La Siria nel 2010 era il decimo produttore mondiale della materia prima e il terzo di quella bio che serviva a fabbricare, per esempio, le t-shirt del gruppo C&A, dice la specialista. Anche se nel frattempo ha perso molte posizioni, Damasco continua comunque ad esportare vestiti.
"Tutte le esportazioni ufficiali vengono controllate dal regime di Bashar Al-Assad. Per motivi politici, la Germania, che per lungo tempo è stato il primo mercato per la Siria, ha smesso di importare. Per effetto di compensazione – conclude Le Monde – la Francia è diventato il terzo mercato d'esportazione della Siria, dopo l'Italia e la Grecia".
Comunque la probabilità di indossare un capo che indirettamente finanzierebbe il terrorismo è abbastanza remoto, anche se non impossibile; da quando è iniziata la guerra civile in Siria, infatti, la produzione di cotone è crollate, passando da 200 mila tonnellate prodotte nel 2011, prima dell’inizio della guerra, alle 3 mila tonnellate del 2014."
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