Russia, Usa e Cina: corsa al controllo del cosmo | Scienza&Tecnologia | www.avvenire.it: "È una sfida fra titani. In ballo c’è il controllo del cosmo. Con un corollario imprescindibile: garantirsi la supremazia nelle operazioni militari del futuro, ben oltre il 21° secolo. A condurre la partita sono Stati Uniti, Russia e Cina. Con soldi, tanti, ricerche d’avanguardia e segnali crescenti di tensione. Altri attori emergono, ancora lontani. Sono giorni storici, gli attuali. Ci appassionano le esplorazioni civili, la saga di Plutone e l’esegesi dello spazio. Ma i vertici militari delle grandi potenze stanno già conducendo, di soppiatto, una battaglia rivoluzionaria per la space dominance.
Dimentichiamoci il passato. Per millenni, il potere marittimo è stato il nerbo della potenza di una nazione. Continua in parte ad esserlo, perché l’indipendenza, la proiezione, il benessere, i commerci e gli scambi di una nazione hanno tuttora una forte impronta talasso-centrica. Ma è nel potere aerospaziale la brama dei grandi e la via maestra al dominio planetario. Intervenendo alla Rice University, John Fitzgerald Kennedy mostrò di avere già compreso la posta in gioco: «Solo l’uomo potrà decidere se questo nuovo oceano che ci attende sarà un luogo di pace o un nuovo terrificante teatro di Guerra».
Era il 1962. Difficile dire che cosa accadrà. Sappiamo per certo che la militarizzazione dello spazio è iniziata con la sfida dell’esplorazione d’antan, ha proceduto motu proprio, e si è galvanizzata negli anni della Guerra Fredda. Oggi si sta nuovamente polarizzando. La partita militare si gioca nello spazio terrestre, entro l’orbita geostazionaria dei 36mila km. Con tanti campi di battaglia potenziali, rinvenibili a varie quote. Le orbite basse sono il regno dei satelliti di osservazione, quelle medie ospitano i sistemi di posizionamento e navigazione come il Gps, mentre a 36mila km ritrovi i satelliti per le telecomunicazioni e l’osservazione polare. Tutti ne dipendiamo. Garantiamone la libertà e l’invulnerabilità perpetua, se possibile.
Pensate, gran parte dei sistemi informatici delle banche, delle multinazionali, delle compagnie aeree, dei vettori di trasporto marittimo e ferroviario usano il segnale Gps per i loro riferimenti spazio-temporali. Per non parlare dei network d’informazione, oggi cruciali, e sempre più capillari grazie ai satelliti di telecomunicazione. Gli americani stanno prendendo la faccenda molto sul serio. Per parare la crescente minaccia russo-cinese, hanno in animo di creare nel prossimo semestre un meta-centro operativo, in cui sviluppare piani di guerra e far confluire i dati provenienti dalla costellazione satellitare in mano alle diverse agenzie governative. Ad annunciarlo è stato il vice-segretario alla Difesa, Robert Work, poco tempo fa, durante il simposio Geoint, una conferenza d’intelligence annuale patrocinata dalla Us Geospatial Intelligence Foundation. Un tempo «santuario virtuale, lo spazio deve essere ormai considerato un’arena sempre più concorrenziale e conflittuale, in termini inauditi prima», ribadisce al telefono Work.
Che cosa sta succedendo? La Russia sta rialzando la testa. Entro il 2016, l’Aeronautica militare e le Forze di difesa aerospaziale confluiranno in un nuovo comando. E si stanno già attrezzando per forgiare un sistema specifico terra-spazio dedicato esclusivamente allo spionaggio. Con un’incognita terribile: che ruolo dedicare alla guerra nello spazio e quali armi offensive e difensive studiare? I programmi sono segreti, ovvio. Ma qualcosa è filtrato. Dal 2004, l’agenzia spaziale Roskosmos è divenuta una holding di stato, o, se volete, un consorzio di imprese spaziali capeggiato da ex comandanti rigorosamente filo-putiniani delle Forze Spaziali Militari (VKO).
Nuovi cosmodromi rimpiazzeranno Baikonur, nel nordovest russo e in Siberia, dove sorgerà la futura base di Vostotchny. Il generale Oleg Ostapenko era stato molto esplicito prima di prendere le redini di Roskosmos: «Mosca potrebbe riesumare il programma d’epoca sovietica Istrebitel Sputnikov (distruttore di satelliti), se le relazioni con Washington continueranno a deteriorarsi». Forse quella di Vienna sarà solo una parentesi distensiva in un turbinio di tensioni multiple. E i russi potrebbero presto riavviare le ricerche in materia di satelliti killer. Per ora si accontentano di una nuova superarma, il velivolo ipersonico Yu-71. L’hanno testato già quattro volte. L’ultima a giugno. Tutto è iniziato a bordo di un missile balistico intercontinentale, sparato dalle forze strategiche del distretto di Dombarov. Da qui al 2025, il reparto riceverà 24 velivoli ipersonici da montare molto probabilmente sui nuovi missili Sarmat, in costruzione. È un fervere continuo di progetti." SEGUE >>>
Dimentichiamoci il passato. Per millenni, il potere marittimo è stato il nerbo della potenza di una nazione. Continua in parte ad esserlo, perché l’indipendenza, la proiezione, il benessere, i commerci e gli scambi di una nazione hanno tuttora una forte impronta talasso-centrica. Ma è nel potere aerospaziale la brama dei grandi e la via maestra al dominio planetario. Intervenendo alla Rice University, John Fitzgerald Kennedy mostrò di avere già compreso la posta in gioco: «Solo l’uomo potrà decidere se questo nuovo oceano che ci attende sarà un luogo di pace o un nuovo terrificante teatro di Guerra».
Era il 1962. Difficile dire che cosa accadrà. Sappiamo per certo che la militarizzazione dello spazio è iniziata con la sfida dell’esplorazione d’antan, ha proceduto motu proprio, e si è galvanizzata negli anni della Guerra Fredda. Oggi si sta nuovamente polarizzando. La partita militare si gioca nello spazio terrestre, entro l’orbita geostazionaria dei 36mila km. Con tanti campi di battaglia potenziali, rinvenibili a varie quote. Le orbite basse sono il regno dei satelliti di osservazione, quelle medie ospitano i sistemi di posizionamento e navigazione come il Gps, mentre a 36mila km ritrovi i satelliti per le telecomunicazioni e l’osservazione polare. Tutti ne dipendiamo. Garantiamone la libertà e l’invulnerabilità perpetua, se possibile.
Pensate, gran parte dei sistemi informatici delle banche, delle multinazionali, delle compagnie aeree, dei vettori di trasporto marittimo e ferroviario usano il segnale Gps per i loro riferimenti spazio-temporali. Per non parlare dei network d’informazione, oggi cruciali, e sempre più capillari grazie ai satelliti di telecomunicazione. Gli americani stanno prendendo la faccenda molto sul serio. Per parare la crescente minaccia russo-cinese, hanno in animo di creare nel prossimo semestre un meta-centro operativo, in cui sviluppare piani di guerra e far confluire i dati provenienti dalla costellazione satellitare in mano alle diverse agenzie governative. Ad annunciarlo è stato il vice-segretario alla Difesa, Robert Work, poco tempo fa, durante il simposio Geoint, una conferenza d’intelligence annuale patrocinata dalla Us Geospatial Intelligence Foundation. Un tempo «santuario virtuale, lo spazio deve essere ormai considerato un’arena sempre più concorrenziale e conflittuale, in termini inauditi prima», ribadisce al telefono Work.
Che cosa sta succedendo? La Russia sta rialzando la testa. Entro il 2016, l’Aeronautica militare e le Forze di difesa aerospaziale confluiranno in un nuovo comando. E si stanno già attrezzando per forgiare un sistema specifico terra-spazio dedicato esclusivamente allo spionaggio. Con un’incognita terribile: che ruolo dedicare alla guerra nello spazio e quali armi offensive e difensive studiare? I programmi sono segreti, ovvio. Ma qualcosa è filtrato. Dal 2004, l’agenzia spaziale Roskosmos è divenuta una holding di stato, o, se volete, un consorzio di imprese spaziali capeggiato da ex comandanti rigorosamente filo-putiniani delle Forze Spaziali Militari (VKO).
Nuovi cosmodromi rimpiazzeranno Baikonur, nel nordovest russo e in Siberia, dove sorgerà la futura base di Vostotchny. Il generale Oleg Ostapenko era stato molto esplicito prima di prendere le redini di Roskosmos: «Mosca potrebbe riesumare il programma d’epoca sovietica Istrebitel Sputnikov (distruttore di satelliti), se le relazioni con Washington continueranno a deteriorarsi». Forse quella di Vienna sarà solo una parentesi distensiva in un turbinio di tensioni multiple. E i russi potrebbero presto riavviare le ricerche in materia di satelliti killer. Per ora si accontentano di una nuova superarma, il velivolo ipersonico Yu-71. L’hanno testato già quattro volte. L’ultima a giugno. Tutto è iniziato a bordo di un missile balistico intercontinentale, sparato dalle forze strategiche del distretto di Dombarov. Da qui al 2025, il reparto riceverà 24 velivoli ipersonici da montare molto probabilmente sui nuovi missili Sarmat, in costruzione. È un fervere continuo di progetti." SEGUE >>>
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