Realizzata a Pisa la mano bionica ultra-leggera del futuro: "Le prime fasi della civiltà umana su questo Pianeta vengono tradizionalmente suddivise dagli storici in base al particolare metallo di riferimento che veniva impiegato nella costruzione di utensili e suppellettili; di modo che, ad esempio, l'”età del bronzo” corrisponde ad una determinata fase dell'evoluzione umana, così come quella del ferro o dell'oro.
Entrato prepotentemente nelle grazie della grande industria mondiale sul finire del secolo scorso, il titanio pare rapidamente destinato a segnare i principali progressi del ventunesimo secolo, grazie ad un intrinseca leggerezza e ad una facilità di lavorazione che hanno consentito di giungere alla costruzione della prima mano bionica ultra-leggera dotata di complesse facoltà sensoriali.
I ricercatori facenti capo all'italianissima Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa sono infatti riusciti a giungere alla creazione di un arto sintetico che sfrutta proprio uno scheletro in titanio per consentire di sopperire alla difficoltà fin qui riscontrate nella ricerca di settore a livello mondiale e che, grazie ad un peso complessivo di poco superiore ai 200 grammi, permette una facilità di movimento fino ad oggi totalmente sconosciuta.
Applicata a pazienti amputati senza alcun tipo di intervento chirurgico aggiuntivo, la mano bionica di Pisa si compone di fattezze analoghe a quella di una tradizionale mano e consente la piena restituzione delle facoltà tattili venute a mancare a seguito dell'asportazione, grazie ad una sequenza di connessioni in grado di stimolare le terminazioni nervose e di trasferire così al cervello del paziente una sensazione analoga a quella provata mediante l'utilizzo dell'arto di riferimento.
Ideata e realizzata nell'ambito del progetto “My hand”, finanziato dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, la mano bionica pone l'accento su una dimensione estetica gradevole e su un design all'avanguardia, finalizzato a sopperire al tradizionale senso di imbarazzo che accompagna l'impianto di un arto artificiale, spesso simile ad un maldestro tentativo di imitare in modo grossolano le fattezze umane e spesso celato ad arte al di sotto di maniche, maglioni o guanti di lana.
Capace di sette tipologie di movimenti diversi, la mano robotica rappresenta tanto il punto di approdo di una ricerca durata per svariati decenni, quanto un esempio in grado di aprire la strada a numerosi sviluppi in ambito di restituzione di funzionalità compromesse, andando così ad inaugurare ufficialmente un'”età del titanio” destinata a diventare oggetto di studio per gli storici delle future generazioni."
Entrato prepotentemente nelle grazie della grande industria mondiale sul finire del secolo scorso, il titanio pare rapidamente destinato a segnare i principali progressi del ventunesimo secolo, grazie ad un intrinseca leggerezza e ad una facilità di lavorazione che hanno consentito di giungere alla costruzione della prima mano bionica ultra-leggera dotata di complesse facoltà sensoriali.
I ricercatori facenti capo all'italianissima Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa sono infatti riusciti a giungere alla creazione di un arto sintetico che sfrutta proprio uno scheletro in titanio per consentire di sopperire alla difficoltà fin qui riscontrate nella ricerca di settore a livello mondiale e che, grazie ad un peso complessivo di poco superiore ai 200 grammi, permette una facilità di movimento fino ad oggi totalmente sconosciuta.
Applicata a pazienti amputati senza alcun tipo di intervento chirurgico aggiuntivo, la mano bionica di Pisa si compone di fattezze analoghe a quella di una tradizionale mano e consente la piena restituzione delle facoltà tattili venute a mancare a seguito dell'asportazione, grazie ad una sequenza di connessioni in grado di stimolare le terminazioni nervose e di trasferire così al cervello del paziente una sensazione analoga a quella provata mediante l'utilizzo dell'arto di riferimento.
Ideata e realizzata nell'ambito del progetto “My hand”, finanziato dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, la mano bionica pone l'accento su una dimensione estetica gradevole e su un design all'avanguardia, finalizzato a sopperire al tradizionale senso di imbarazzo che accompagna l'impianto di un arto artificiale, spesso simile ad un maldestro tentativo di imitare in modo grossolano le fattezze umane e spesso celato ad arte al di sotto di maniche, maglioni o guanti di lana.
Capace di sette tipologie di movimenti diversi, la mano robotica rappresenta tanto il punto di approdo di una ricerca durata per svariati decenni, quanto un esempio in grado di aprire la strada a numerosi sviluppi in ambito di restituzione di funzionalità compromesse, andando così ad inaugurare ufficialmente un'”età del titanio” destinata a diventare oggetto di studio per gli storici delle future generazioni."
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