Israele: Netanyahu chiede altre due settimane per formare il governo: "In un comunicato stampa, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, rende noto che chiederà altre due settimane per tentare di comporre un governo. Così la presentazione dei nuovi ministri potrebbe slittare ulteriormente rispetto alla data del 30 aprile, che era stata fissata in precedenza come termine ultimo.
Oggi l'inossidabile leader del Likud, dopo essere arrivato primo a sorpresa alle elezioni generali, si recherà da Reuven Rivlin e chiederà una proroga. Ovviamente, il Presidente dello Stato di Israele non gliela rifiuterà, anche perché pensare a una maggioranza non guidata da Netanyahu è impossibile. Dunque, nei prossimi 15 giorni, la missione di Bibi sarà quella di trovare 67 parlamentari su 120 pronti a votare il suo quarto esecutivo.
Intanto l'idea delle larghe intese sembra essere destinata a tramontare. Il leader della sinistra (Unione sionista), Isaac Herzog, ha detto esplicitamente che non intende partecipare ad un governo di unità nazionale. Dopo le aperture iniziali, ormai appare chiaro all'opposizione che il Likud non è intenzionato ad abbandonare o quanto meno ad attenuare l'alleanza con le forze ultra-nazionaliste, con le quali una collaborazione è di fatto difficilissima.
Per parte sua, la destra è stata anch'essa molto esplicita sull'argomento. Già la settimana scorsa Avigdor Lieberman, ex ministro degli Esteri della lista Israel Beitenu, aveva scartato qualsiasi collaborazione con la sinistra. In caso contrario, a suo avviso, tutte le riforme approvate dalla precedente Knesset (il Parlamento) sarebbero messe in discussione, compresa quella sulla Yeshivah (istituzione scolastica ebraica incentrata sullo studio dei testi religiosi).
Focolare ebraico, solido alleato di Netanyahu e formazione che difende gli interessi dei coloni, sarà della partita, ma pone alcune condizioni. Il suo obiettivo è quello di superare le divergenze affiorate sulla ripartizione dei posti chiave dell'amministrazione. Il leader Naftali Bennett, in sostanza, vuole la vicepresidenza della Knesset, invece il premier per ora è favorevole solo ad una rotazione della carica.
Nel caso in cui Netanyahu non riuscisse a formare il governo, il percorso diventerebbe quasi obbligato: bisognerebbe andare a nuove elezioni. Ma in questo momento Israele se le può permettere? La risposta è certamente negativa perché una nuova tornata elettorale riproporrebbe lo sceenario di stallo attuale, mentre il paese necessita di una guida, soprattutto in rapporto alla situazione internazionale. Se il leader del Likud non riuscisse nella sua missione, la capacità di giocare un ruolo attivo nei conflitti mediorientali tra sciiti e sunniti e di ridimensionare l'accordo sul nucleare iraniano ne uscirebbe fortemente indebolita.
Staremo a vedere cosa accadrà. Quello che è certo è che da Washington non fanno il tifo per Netanyahu e anche questo incide sul post elezioni."
Oggi l'inossidabile leader del Likud, dopo essere arrivato primo a sorpresa alle elezioni generali, si recherà da Reuven Rivlin e chiederà una proroga. Ovviamente, il Presidente dello Stato di Israele non gliela rifiuterà, anche perché pensare a una maggioranza non guidata da Netanyahu è impossibile. Dunque, nei prossimi 15 giorni, la missione di Bibi sarà quella di trovare 67 parlamentari su 120 pronti a votare il suo quarto esecutivo.
Intanto l'idea delle larghe intese sembra essere destinata a tramontare. Il leader della sinistra (Unione sionista), Isaac Herzog, ha detto esplicitamente che non intende partecipare ad un governo di unità nazionale. Dopo le aperture iniziali, ormai appare chiaro all'opposizione che il Likud non è intenzionato ad abbandonare o quanto meno ad attenuare l'alleanza con le forze ultra-nazionaliste, con le quali una collaborazione è di fatto difficilissima.
Per parte sua, la destra è stata anch'essa molto esplicita sull'argomento. Già la settimana scorsa Avigdor Lieberman, ex ministro degli Esteri della lista Israel Beitenu, aveva scartato qualsiasi collaborazione con la sinistra. In caso contrario, a suo avviso, tutte le riforme approvate dalla precedente Knesset (il Parlamento) sarebbero messe in discussione, compresa quella sulla Yeshivah (istituzione scolastica ebraica incentrata sullo studio dei testi religiosi).
Focolare ebraico, solido alleato di Netanyahu e formazione che difende gli interessi dei coloni, sarà della partita, ma pone alcune condizioni. Il suo obiettivo è quello di superare le divergenze affiorate sulla ripartizione dei posti chiave dell'amministrazione. Il leader Naftali Bennett, in sostanza, vuole la vicepresidenza della Knesset, invece il premier per ora è favorevole solo ad una rotazione della carica.
Nel caso in cui Netanyahu non riuscisse a formare il governo, il percorso diventerebbe quasi obbligato: bisognerebbe andare a nuove elezioni. Ma in questo momento Israele se le può permettere? La risposta è certamente negativa perché una nuova tornata elettorale riproporrebbe lo sceenario di stallo attuale, mentre il paese necessita di una guida, soprattutto in rapporto alla situazione internazionale. Se il leader del Likud non riuscisse nella sua missione, la capacità di giocare un ruolo attivo nei conflitti mediorientali tra sciiti e sunniti e di ridimensionare l'accordo sul nucleare iraniano ne uscirebbe fortemente indebolita.
Staremo a vedere cosa accadrà. Quello che è certo è che da Washington non fanno il tifo per Netanyahu e anche questo incide sul post elezioni."
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