venerdì 24 aprile 2015

Immigrati, attentati e imam: così al Qaeda opera in Italia - IlGiornale.it

Immigrati, attentati e imam: così al Qaeda opera in Italia - IlGiornale.it: "Non ci sono solo i miliziani dello Stato islamico da cui guardarsi. Mentre i servizi sono concentrati sugli uomini del Califfato che provano a infiltrarsi sui barconi degli scafisti per raggiungere l'Europa e colpire il cuore della cristianità, al Qaeda opera indisturbata sul suolo italiano.


Una organizzazione terroristica internazionale affiliata ad al Qaeda che si è distribuita su ben sette province del Paese è, infatti, finita nel mirino della polizia che questa mattina ha eseguito diciotto ordinanze di custodia cautelare. Tra queste anche l'arresto degli autori di numerosi e sanguinari atti di terrorismo e sabotaggio in Pakistan compresa la strage di Meena Bazar, mercato di Peshawar dove, nell'ottobre del 2009, vennero uccise più di cento persone. La base operativa del network terroristico si trovava in Sardegna.

Un imam e formatore coranico che operava tra Brescia e Bergamo era l’esponente dell’ organizzazione fondamentalista addetto alla raccolta dei fondi da destinare per attentati terroristici in Pakistan. L'uomo, un dirigente del movimento pietistico Tablig Eddawa (Società della Propaganda), stimolava le donazioni presso le comunità pakistano-afgane radicate nel territorio italiano. I fondi raccolti venivano poi inviati in Pakistan mediante membri dell'organizzazione. In un caso è stato riscontrato il trasferimento di 55.268 euro mediante un volo per Islamabad in partenza da Fiumicino.

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L'organizzazione, di cui fanno parte anche due fiancheggiatori che in Pakistan hanno a lungo protetto lo sceicco Osama Bin Laden, provvedeva ad alimentare la rete criminale destinando una parte del proprio impegno al fenomeno dell’introduzione illegale sul territorio nazionale di cittadini pachistani o afgani che in taluni casi venivano anche smistati in alcuni Paesi del nord Europa. "Per eludere la normativa che disciplina l’ingresso o la permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari - spiegano gli investigatori - gli indagati utilizzavano sistemi semplici e collaudati". In alcuni casi facevano ricorso a contratti di lavoro con imprenditori compiacenti in modo da poter ottenere i visti di ingresso. In altri percorrevano la via dell'asilo politico facendo passare gli interessati, attraverso documenti falsi e attestazioni fraudolente, per vittime di persecuzioni etniche o religiose. L’organizzazione forniva supporto logistico e finanziario ai clandestini, assicurando loro patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim, contatti personali."


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