Gaza: regge la tregua. Padre Pizzaballa: ora ricostruire i rapporti: "Da tregua umanitaria di 72 ore a cessate-il-fuoco permanente: è questo che il mondo spera oggi per il conflitto in Medio Oriente che prosegue da un mese. Per ora, lo stop scattato questa mattina alle 8, ora locale, sembra reggere su entrambi i fronti e anche le dichiarazioni politiche sono incoraggianti. L’Egitto conferma che al Cairo si punta a tre giorni di colloqui per una soluzione duratura. Il servizio di Gabriella Ceraso:
Israele ha annunciato il totale ritiro dalla Striscia Gaza. Le forze di terra, come previsto dalla tregua in corso, hanno completato la distruzione dei tunnel scavati dalla guerriglia palestinese e si sono ridispiegate oltre confine su posizioni difensive. In un mese, stando a Tel Aviv, sono stati uccisi 900 "operativi" di Hamas, jihad e fazioni terroristiche e colpiti 4.800 obiettivi, con oltre 1.860 morti, tra cui circa 400 bambini, secondo l’Unicef. Oggi l’alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha nuovamente chiesto a Israele che si assuma la responsabilità per "le crescenti prove di crimini di guerra a Gaza”. Ma ora le speranze sono sui colloqui previsti al Cairo e sulla proposta egiziana cui sembra non ci siano alternative. Un’opportunità reale, dicono gli Stati Uniti, che stanziano altri 225 milioni di dollari per il sistema antimissile d'Israele e incitano Hamas ad un impegno serio e intanto.
Abbiamo chiesto al custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, con quali speranze la comunità vive queste ore di tregua:
R. – Noi abbiamo l’impressione che ormai il peggio – mi riferisco alla violenza – sia passato e che si vada verso una tregua, non dico permanente, ma stabile per molto tempo. La situazione rimane molto tesa, perché questa violenza non è soltanto fisica, ma ha influito molto anche nelle relazioni tra israeliani e palestinesi. Ci auguriamo che, passata questa ondata terribile, si possa poco alla volta ricominciare a ritessere nuovamente le fila di queste relazioni, cosa che comunque resta necessaria e imprescindibile per entrambi."
Israele ha annunciato il totale ritiro dalla Striscia Gaza. Le forze di terra, come previsto dalla tregua in corso, hanno completato la distruzione dei tunnel scavati dalla guerriglia palestinese e si sono ridispiegate oltre confine su posizioni difensive. In un mese, stando a Tel Aviv, sono stati uccisi 900 "operativi" di Hamas, jihad e fazioni terroristiche e colpiti 4.800 obiettivi, con oltre 1.860 morti, tra cui circa 400 bambini, secondo l’Unicef. Oggi l’alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha nuovamente chiesto a Israele che si assuma la responsabilità per "le crescenti prove di crimini di guerra a Gaza”. Ma ora le speranze sono sui colloqui previsti al Cairo e sulla proposta egiziana cui sembra non ci siano alternative. Un’opportunità reale, dicono gli Stati Uniti, che stanziano altri 225 milioni di dollari per il sistema antimissile d'Israele e incitano Hamas ad un impegno serio e intanto.
Abbiamo chiesto al custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, con quali speranze la comunità vive queste ore di tregua:
R. – Noi abbiamo l’impressione che ormai il peggio – mi riferisco alla violenza – sia passato e che si vada verso una tregua, non dico permanente, ma stabile per molto tempo. La situazione rimane molto tesa, perché questa violenza non è soltanto fisica, ma ha influito molto anche nelle relazioni tra israeliani e palestinesi. Ci auguriamo che, passata questa ondata terribile, si possa poco alla volta ricominciare a ritessere nuovamente le fila di queste relazioni, cosa che comunque resta necessaria e imprescindibile per entrambi."
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