Augusto. Dittatore o mecenate? | Cultura | www.avvenire.it: "Non ci sono invece dubbi per Alfredo Valvo, docente di Storia romana ed Epigrafia latina all’Università Cattolica di Milano: «Augusto fu certamente un uomo fuori del comune. Creativo e abilissimo dal punto di vista del pensiero e della comunicazione. Fu superiore anche a Cesare e ne continuò l’opera. Se Cesare conquistò, Augusto integrò con sapienza di diritto e di governo le province conquistate ponendo le premesse per un’idea di Europa». Valvo non lo nasconde: «Augusto si macchiò di crimini efferati, come nella guerra di Perugia, però bisogna considerare che era il momento iniziale della presa del potere. Certo strumentalizzò la morte di Cesare e ancor più l’adozione ma è vero che Cesare in persona lo aveva nominato suo erede: l’unica possibilità che Augusto aveva di entrare nel gioco era quella di richiamare la morte di suo 'padre' adottivo. E la prima cosa che fece fu ricompensare i veterani di Cesare. Giocò certamente con spregiudicatezza tutte le sue carte politiche, ma era inevitabile. Così come fu abile nella propaganda. Ha dato fiato e continuità all’opera della repubblica che ha
ucciso, ma salvandone la forma». Di gran lunga per Valvo prevalgono i meriti: «Fondò il suo potere non sulla violenza, ma sull’autorevolezza. Già quand’era ventenne spiccava per la sua acutezza e abilità politica. L’età dell’oro fu un capolavoro di intelligenza politica. Fu lui a favorire la nascita dei grandi circoli culturali come quello di Mecenate e a raccogliere copiosi frutti dalla collaborazione di grandi poeti, da Virgilio a Orazio (se pur repubblicano convinto). Propulsore di cultura alla maniera di un principe rinascimentale, ridiede un volto anche religioso alla città di Roma innalzando ben 82 templi. Fu, in apparenza, il più religioso degli imperatori e fece votare leggi in favore del matrimonio e a protezione della famiglia. Rimase sempre fedele alla moglie, Livia, sebbene fosse una donna difficile e temibile. Ma Augusto credeva nel matrimonio, anche per rispondere a una gravissima crisi demografica. Nonostante le ombre dalle quali il suo lungo regno non fu esente rimarrà per sempre un modello in politica per fermezza e capacità di rispondere alle esigenze del bene comune»."
ucciso, ma salvandone la forma». Di gran lunga per Valvo prevalgono i meriti: «Fondò il suo potere non sulla violenza, ma sull’autorevolezza. Già quand’era ventenne spiccava per la sua acutezza e abilità politica. L’età dell’oro fu un capolavoro di intelligenza politica. Fu lui a favorire la nascita dei grandi circoli culturali come quello di Mecenate e a raccogliere copiosi frutti dalla collaborazione di grandi poeti, da Virgilio a Orazio (se pur repubblicano convinto). Propulsore di cultura alla maniera di un principe rinascimentale, ridiede un volto anche religioso alla città di Roma innalzando ben 82 templi. Fu, in apparenza, il più religioso degli imperatori e fece votare leggi in favore del matrimonio e a protezione della famiglia. Rimase sempre fedele alla moglie, Livia, sebbene fosse una donna difficile e temibile. Ma Augusto credeva nel matrimonio, anche per rispondere a una gravissima crisi demografica. Nonostante le ombre dalle quali il suo lungo regno non fu esente rimarrà per sempre un modello in politica per fermezza e capacità di rispondere alle esigenze del bene comune»."
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