venerdì 27 ottobre 2023

Israele decapita la «cupola» islamista: uccisi il vice dei Servizi e l’uomo dei razzi di Hamas

@ - Il ministero della Difesa condivide le immagini dei raid: un modo per motivare i soldati e rassicurare i cittadini. Almeno 22 i civili uccisi

Shadi Barud, uno dei due leader di Hamas uccisi ieri

DAL NOSTRO INVIATO

KIBBUTZ NIR AM — L’aviazione, l’artiglieria e i droni israeliani martellano senza sosta le aree di Gaza dove l’intelligence sul terreno e la sorveglianza elettronica segnalano la presenza dei capi militari e politici di Hamas. Una caccia all’uomo spietata volta a privare l’organizzazione jihadista delle figure chiave destinate a guidare e incoraggiare la resistenza della guerriglia contro l’attesa operazione di terra israeliana. Gli annunci delle loro morti servono così anche ad Israele per motivare i propri soldati, rassicurare l’opinione pubblica e invece spaventare e disorientare i nemici. La guerra della propaganda continua.


In questo quadro, i portavoce militari israeliani hanno reso noto ieri di avere assassinato Shadi Barud, vicecapo dell’intelligence di Hamas e braccio destro del leader politico Yahya Sinwar. Premesso che non è possibile verificare la notizia in modo indipendente (come del resto non siamo in grado di confermare gli annunci di Hamas, compresi i numeri dei morti civili a Gaza che nei decenni scorsi abbiamo poi spesso visto a posteriori decisamente gonfiati), va sottolineato che già in passato figure chiave dell’organizzazione islamica date per morte dagli israeliani sono poi riapparse in buona salute sui campi di battaglia.

Ma adesso l’attacco è di tale intensità che le possibilità di successo israeliane sembrano molto più alte. Barud è senza dubbio un pesce grosso. Israele lo accusa di avere pianificato l’attacco del 7 ottobre assieme a Sinwar. Nel passato aveva comandato le unità di Hamas nella zona centrale della Striscia di Gaza che fa capo a Khan Yunis e pare abbia condotto diversi attentati contro cittadini israeliani. Ieri l’annuncio della sua morte è stato accompagnato da alcuni video ripresi dall’aviazione israeliana in cui si vedono le bombe cadere sui palazzi nella zona densamente popolata di Khan Yunis.

Fonti palestinesi locali ci hanno confermato che il raid è avvenuto attorno alle 11 di mattina nel quartiere di Abu-Shammala.

Il loro primo bilancio è di almeno 22 morti civili, tuttavia, la difficoltà degli scavi tra le macerie non permette un calcolo finale. Sembra che nel corso degli stessi raid aerei sia stato ucciso anche Hassan Al-Abdullah, responsabile delle squadre che tirano razzi verso Israele dai quartieri settentrionali sempre di Khan Yunis. A detta degli israeliani, il suo rifugio sarebbe stato scoperto dallo Shin Bet, il servizio d’informazioni interno, di concerto con Aman, l’intelligence militare.

Visti dalle zone di assembramento delle truppe in attesa di lanciare l’attacco di terra, gli attacchi mirati contro i leader di Hamas appaiono come parte integrante della preparazione per l’offensiva. Ieri per il secondo giorno consecutivo abbiamo visitato i battaglioni di fanteria e carristi schierati nel settore nord della Striscia presso kibbutz Nir Am. Nel cielo volavano di continuo i droni che spiano i movimenti della guerriglia.

L’artiglieria sparava a tratti. Di fronte al kibbutz stazionano i tank Merkava che l’altra notte hanno compiuto la sortita più nel profondo, dal 7 ottobre, per saggiare le difese nemiche. «Siamo pronti, entreremo per gradi», ci hanno detto i soldati. Poco più tardi ancora i portavoce militari hanno reso noti i nomi di altri tre comandanti nemici — Ebrahim Jadeva, Rafat Abbas e Tarek Maruf — che sarebbero stati uccisi a Gaza City, una quindicina di chilometri in linea d’aria da dove si trova Nir Am.

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