mercoledì 28 agosto 2019

Accuse al sostituto della Segreteria di Stato, i vescovi del Venezuela lo difendono: “Contro di lui voci false e calunniose”

@ - Monsignor Edgar Peña Parra al centro di attacchi già prima del suo insediamento: secondo alcuni organi di stampa, in Vaticano ci sarebbe un dossier sulla sua presunta condotta immorale nel Paese. La Conferenza episcopale: «Chi ha diffuso tali falsità nasconde altri fini».


Città del Vaticano. Non aveva ancora fatto in tempo a mettere piede in Vaticano, nell’ottobre 2018, quando il Papa gli aveva affidato l’importante e delicato incarico di Sostituto della Segreteria di Stato, che già monsignor Edgar Peña Parra era finito sotto attacco. Alcuni organi di stampa, in particolare un giornale italiano, parlavano di un presunto dossier circolante Oltretevere sulle condotte immorali del prelato venezuelano. E altre accuse - soprattutto di omosessualità - sono emerse in questi mesi, sempre più pesanti, in particolare da parte dell’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò, che le ha diffuse a inizio luglio scorso tramite la consueta rete mediatica con la quale aveva già chiesto un anno fa le dimissioni del Papa.

Addebiti pesanti contro il numero tre della Santa Sede, personaggio schivo e poco mediatico, che pare essere molto stimato dal Pontefice che riporrebbe in lui ampia fiducia consultandolo spesso, quasi quanto il segretario di Stato Pietro Parolin. In sua difesa è scesa in campo la presidenza della Conferenza episcopale venezuelana che si è sentita «obbligata» ad intervenire lunga nota, articolata in otto punti, per «mettere in guardia il popolo cattolico e l’opinione pubblica nazionale e internazionale su una serie di accuse calunniose» a danno di monsignor Peña Parra.

Il testo - riportato integralmente in una traduzione di lavoro in italiano da Vatican News - reca la firma del presidente dei vescovi monsignor José Luis Azuaje Ayala, arcivescovo di Maracaibo; di monsignor Mario Moronta Rodríguez, vescovo di San Cristóbal, e monsignor Raúl Biord Castillo, vescovo di La Guaira, rispettivamente primo e secondo vice presidente, e del segretario generale, monsignor José Trinidad Fernández Angulo, vescovo ausiliare di Caracas.


In esso il vertice dell’episcopato del Venezuela afferma che Edgar Peña Parra è «una persona largamente conosciuta e apprezzata dal mondo ecclesiale del nostro Paese, dal suo ambiente regionale e familiare a Zulia, così come nei luoghi dove ha prestato il suo servizio diplomatico, cosa che ci permette di dare una testimonianza e di garantire sulla sua persona e sul suo servizio alla Chiesa».

«Sono apparse segnalazioni e alcune denunce al livello internazionale contro di lui, che rivelano essere state rinforzate a livello nazionale e locale nel suo Paese di origine, cosa che ha causato sorpresa e disagio al mondo cattolico dell’Arcidiocesi di Maracaibo, così come in Venezuela, dove è conosciuto e apprezzato per l’importante lavoro ecclesiale e umanitario svolto per trent'anni in diverse parti del mondo, al servizio della Santa Sede. Addirittura alcune segnalazioni non coincidono né nelle date né nella presenza fisica dove dicono si sarebbero verificati i fatti», si legge nella nota.

Il riferimento è al dossier inviato da un gruppo di fedeli laici e non solo di Maracaibo, dal titolo “Quién es verdaderamente Monseñor Edgar Robinson Peña Parra?”, nel quale il prelato viene indicato responsabile in passato di presunti «crimini». Ma anche ad alcune circostanze rese note da Viganò (come quella di aver sedotto due seminaristi o di far parte di una “lobby gay”) che ne aveva parlato nella sua intervista con il Washington Post. Il noto quotidiano, tuttavia, aveva deciso di tagliare quei passaggi riservandosi di compiere una indagine approfondita a riguardo; quindi l’ex nunzio, con grande smania, aveva deciso di diffondere tramite i siti web a lui vicini le informazioni in suo possesso, note in Segreteria di Stato dal 2002, da lui apprese mentre ricopriva l’incarico di delegato per le Rappresentanze Pontificie.

Secondo la Conferenza episcopale venezuelana, in realtà, «quelli che oggi hanno diffuso in Europa e in altre parti del mondo, queste falsità, all’apparenza al servizio della verità, nascondono altri fini». Non solo «intendono screditare l’istituzione e minare la credibilità di Papa Francesco, creando dubbi, facendo notare che il suo magistero e le sue azioni sono segnate dalla scelta non corretta dei suoi collaboratori», ma «intendono delegittimare chi ha chiaramente affermato che l’impoverimento della maggioranza e la distruzione della casa comune affonda le sue radici in un’economia sfrenata e priva di umanità». 

Questo lega i gruppi di accusatores «ad alcuni gruppi che cercano di ignorare il valore morale del magistero pontificio, poiché il loro intento è un altro», affermano i presuli. Fa male, inoltre - sottolineano - che a questi si aggiungano fattori interni che si prestano a tali scopi in modo irresponsabile e che sono lontani dalle esigenze etiche che devono risplendere in ogni credente». 

«Abbiamo bisogno di un serio discernimento per non essere ingannati da coloro che non cercano la verità o la trasparenza, ma altri fini», rimarcano i vescovi venezuelani che ribadiscono la loro «adesione chiara e sincera al Santo Padre Francesco, alla sua persona e al suo ministero» e lo accompagnano «nel dolore che ferisce, ma non piega», dinanzi «al coraggio di affrontare le riforme che consentano di avere una personalità morale più grande a chi ha preso sul serio le sfide per superarle». Da qui una preghiera per il «nostro fratello arcivescovo» Peña Parra perché Dio «gli conceda la pace e la serenità perché la sua dedizione quotidiana sia più gioiosa per il bene di tutti».

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