Milano, corteo anarchico contro Eni. Cinque denunciati: avevano bastoni in auto - Il Fatto Quotidiano: "È terminato il corteo degli anarchici e degli antagonisti che hanno attraversato alcune strade di Milano protestando contro Eni e le multinazionali. Alcuni antagonisti si sono staccati dallo spezzone del corteo e hanno imbrattato con bombolette vetrine, bancomat e saracinesche dei molti negozi e bar chiusi proprio per il passaggio della manifestazione. Qualche commerciante, infastidito per la perdita dell’incasso di giornata, era già pronto con straccio e detergente per pulire le scritte. Oltre alla ‘A’ di anarchia si leggono anche slogan come ‘brucia la banca’, ‘più sbirri morti’ e ‘Palestina libera’. Il passaggio della manifestazione, che ha raggiunto via Farini, ha suscitato l’interesse di molti cittadini, che si sono affacciati alle finestre e ai balconi e si sono fermati sui marciapiedi, e di molti turisti che cercano di scattare foto e selfie. Cinque persone sono state denunciate dalla Digos per porto abusivo di oggetti atti a offendere perché trovate con dei bastoni in auto nella zona del corteo.
In corteo circa 200 persone partite da piazza Duca d’Aosta, di fronte alla Stazione Centrale, per il corteo che ha attraversato via Pola, piazzale Lagosta, via Alserio, per arrivare in via Imbonati. Massima allerta da parte delle forze dell’ordine, impegnate a prevenire i disordini avvenuti il primo maggio 2015 a Milano, quando un gruppo di black bloc scatenò scene di violenza nel giorno dell’inaugurazione dell’Expo. Bruciava ancora il ricordo del 1 maggio di tre anni fa quando gli incappucciati scatenarono una guerriglia urbana. Presenti anche No Tav, No Tap e gruppi a favore della liberazione della Palestina, fra cui il coordinamento lombardo Palestina.
Lungo il percorso il Comune di Milano e la polizia locale hanno fatto rimuovere le auto in sosta, chiuso diverse strade, spostato i cestini dei rifiuti e isolato le zone e i punti sensibili che potrebbero essere presi di mira. Gli organizzatori al megafono hanno chiesto, poco prima dell’inizio della manifestazione, di “tenere lontano i giornalisti”. Intanto, i vigili urbani hanno sgombrato le strade dalle auto. Lungo il percorso sono stati rimossi cestini e auto, isolando luoghi che avrebbero potuto essere presi di mira (come un’area di servizio dell’Eni in via Galvani, ndr) che non è stata attaccata. “Non so bene che cosa stiano contestando – ha detto l’ad di Eni Claudio Descalzi -. Noi stiamo investendo molto, fino a 1,2 miliardi nelle fonti rinnovabili. Probabilmente le contestazioni milanesi sono molto più ampie e vanno contro un certo sistema che riguarda le società multinazionali che ha anche aspetti che possono essere criticati” ha detto ancora l’ad di Eni a margine del suo intervento al festival di Limes a Genova.
Il corteo si era aperto con il lancio di un fumogeno. Alla testa uno striscione che raffigura un cane a sei zampe decapitato con accanto la scritta “Attacchiamo i padroni e le loro guerre”. Oltre agli slogan contro l’Eni e le forze dell’ordine, i manifestanti hanno gridato “assassini” e “Cie e galere non ne vogliamo più”. Colpo su colpo li butteremo giù”. Prima della partenza del corteo alcuni rappresentanti dei movimenti antagonisti hanno preso la parola. Uno, proveniente dal Veneto, ha spiegato che questa “è la prima manifestazione che vuole rompere il silenzio sulla pratiche di sfruttamento e di rapina che in tanti Paesi del mondo e soprattutto in Africa Eni e il governo italiano hanno organizzato. Quello di oggi è un corteo modesto – ha proseguito – siamo meno di quanti vorremmo essere ma molti di più di quanto vorrebbero loro”."
In corteo circa 200 persone partite da piazza Duca d’Aosta, di fronte alla Stazione Centrale, per il corteo che ha attraversato via Pola, piazzale Lagosta, via Alserio, per arrivare in via Imbonati. Massima allerta da parte delle forze dell’ordine, impegnate a prevenire i disordini avvenuti il primo maggio 2015 a Milano, quando un gruppo di black bloc scatenò scene di violenza nel giorno dell’inaugurazione dell’Expo. Bruciava ancora il ricordo del 1 maggio di tre anni fa quando gli incappucciati scatenarono una guerriglia urbana. Presenti anche No Tav, No Tap e gruppi a favore della liberazione della Palestina, fra cui il coordinamento lombardo Palestina.
Lungo il percorso il Comune di Milano e la polizia locale hanno fatto rimuovere le auto in sosta, chiuso diverse strade, spostato i cestini dei rifiuti e isolato le zone e i punti sensibili che potrebbero essere presi di mira. Gli organizzatori al megafono hanno chiesto, poco prima dell’inizio della manifestazione, di “tenere lontano i giornalisti”. Intanto, i vigili urbani hanno sgombrato le strade dalle auto. Lungo il percorso sono stati rimossi cestini e auto, isolando luoghi che avrebbero potuto essere presi di mira (come un’area di servizio dell’Eni in via Galvani, ndr) che non è stata attaccata. “Non so bene che cosa stiano contestando – ha detto l’ad di Eni Claudio Descalzi -. Noi stiamo investendo molto, fino a 1,2 miliardi nelle fonti rinnovabili. Probabilmente le contestazioni milanesi sono molto più ampie e vanno contro un certo sistema che riguarda le società multinazionali che ha anche aspetti che possono essere criticati” ha detto ancora l’ad di Eni a margine del suo intervento al festival di Limes a Genova.
Il corteo si era aperto con il lancio di un fumogeno. Alla testa uno striscione che raffigura un cane a sei zampe decapitato con accanto la scritta “Attacchiamo i padroni e le loro guerre”. Oltre agli slogan contro l’Eni e le forze dell’ordine, i manifestanti hanno gridato “assassini” e “Cie e galere non ne vogliamo più”. Colpo su colpo li butteremo giù”. Prima della partenza del corteo alcuni rappresentanti dei movimenti antagonisti hanno preso la parola. Uno, proveniente dal Veneto, ha spiegato che questa “è la prima manifestazione che vuole rompere il silenzio sulla pratiche di sfruttamento e di rapina che in tanti Paesi del mondo e soprattutto in Africa Eni e il governo italiano hanno organizzato. Quello di oggi è un corteo modesto – ha proseguito – siamo meno di quanti vorremmo essere ma molti di più di quanto vorrebbero loro”."
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