sabato 26 maggio 2018

Libia, Medici senza frontiere: strage di migranti in un centro vicino a Misurata - La Stampa

Libia, Medici senza frontiere: strage di migranti in un centro vicino a Misurata - La Stampa: "Una nuova strage di migranti in Libia è stata denunciata dalla ong Medici senza frontiere. Almeno 15 sono stati uccisi e altri 25 sono rimasti feriti durante il tentativo di fuga da una prigione gestita da trafficanti a Bani Walid, a sud di Misurata. I feriti sono stati curati in un ospedale supportato dalla ong e secondo i sopravvissuti hanno raccontato il massacro.

Un centinaio di migranti ha cercato di lasciare la struttura, “un lager”, nella notte tra mercoledì e giovedì. I trafficanti hanno aperto il fuoco sui fuggitivi. Almeno quaranta persone, la maggior parte donne, sono rimaste bloccate nel centro. L’Alto commissariato per i rifugiati ha confermato nel centro c’erano almeno 140 persone, provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia. Alcune persone erano detenute da tre anni.

I sopravvissuti sono stati trasferiti in una struttura di sicurezza a Bani Walid. La mattina seguente, il 24 maggio, sono stati trasferiti in centri di detenzioni a Tripoli. Le équipe mediche di MSF a Tripoli stanno fornendo consultazioni mediche e 14 pazienti con gravi ferite da arma da fuoco e fratture multiple sono stati trasferiti in ospedale.

Bani Walid si trova in un’area al confine fra la zona di influenza delle milizie di Misurata e altri gruppi armati che sfuggono al controllo sia del governo di Tripoli che delle forze che fanno capo al generale Khalifa Haftar. A Sud di Bani Walid e Misurata operano anche cellule dell’Isis e altri gruppi jihadisti che sfruttano le rotte nel deserto usate dai trafficanti di essere umani per finanziarsi.

«Bani Walid è diventato un altro punto critico in Libia, dopo che dall’autunno scorso si è quasi chiusa la rotta a Ovest di Tripoli, che aveva come principale approdo sulla costa attorno alla cittadina di Sabrata, è si riattivata la rotta che tocca Bani Walid nell’entroterra e sbocca nella zona di Khoms a Est della capitale - precisa Stefano Argenziano, coordinatore progetti migrazioni di Msf -. Quello che è avvenuto ieri è eclatante per i numeri ma la situazione è sempre molto instabile, il potere è in mano alle milizie, non ci sono posti sicuri per i migranti, e anche gli scontri di oggi a Tripoli non fanno che dimostrarlo. La Libia resta in guerra».

Governo insidiato dalle milizie
Nella notte fra ieri e oggi la situazione è di nuovo peggiorata nella capitale. Le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, un gruppo guidato dal signore della guerra Haitham Tajouri, hanno annunciato di aver circondato tutte le sedi del Governo di accordo nazionale (Gna), controllate in precedenza dalla Guardia presidenziale, in particolare la zona di Sikkah e la strada per l’aeroporto. Il ministero dell’Interno di Tripoli ha ribattuto che le sue Guardie, un primo nucleo di un esercito nazionale sotto il comando del premier Fayez al-Serraj, sono ancora attive e sorvegliano le sedi delle istituzioni ma non ci sono conferme indipendenti.

Tajouri è sulla carta alleato di Al-Serraj ma ha già mostrato in passato insoddisfazione, soprattutto per i mancati pagamenti alle sue milizie. Secondo fonti locali i miliziani protestano contro Al-Serraj perché mentre le Guardie presidenziali hanno ricevuto finanziamenti con regolarità loro non vengono pagati da mesi. Ad appoggiare le Brigate rivoluzionarie di Tripoli è la potente Brigata 301, l’ex milizia Katiba Halbous di Misurata. I combattenti di Misurata hanno preso posizione in alcuni posti strategici al centro della capitale, e hanno lasciato le basi di Abu Salim, in periferia, dove di solito stazionano. Non è chiaro se è una mossa ostile al governo oppure no.

Secondo l’emittente emiratina Sky News Arabic - che di solito appoggia le posizioni del generale Khalifa Haftar - i ribelli hanno preso il controllo anche della sede della tv statale. Altri rumours sostengono che le Brigate rivoluzionarie di Tripoli sarebbero appoggiate anche da milizie dell’area di Tarhouna, in particolare la Brigata Al-Kani, e da gruppi provenienti da Zintan. Il sospetto che si siano alleate con l’uomo forte della Cirenaica, Haftar, per tentare un colpo contro il governo Al-Serraj, l’unico riconosciuto dall’Onu e appoggiato da Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna. "


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