mercoledì 16 maggio 2018

Italia vecchia e in bilico, si salva grazie alle reti sociali

Italia vecchia e in bilico, si salva grazie alle reti sociali: "Una rete ci salverà. Ebbene sì adesso è anche la statistica che, oltre a registrare timidi segnali di ripresa per l'economia e l'occupazione e a ricordare le molte diseguaglianze dell'Italia, conferma come siano le reti informali e sociali a risolvere i problemi di una popolazione sempre più vecchia e sola. Due caratteristiche legate anche alla longevità della nostro Paese, che si affiancano al calo per nove anni consecutivi delle nascite e al triplicarsi del giovani che vanno all'estero in cerca di lavoro. Insomma «l'appartenenza a un sistema di reti e di relazioni sociali, lavorative, culturali può dare prospettive innovative e positive alla società italiana e scongiurare il rischio di un isolamento degli individui, specialmente anziani». È questa in sintesi la chiave di lettura scelta dal presidente dell'Istat Giorgio Alleva nel presentare il Rapporto annuale 2018 sulla situazione del Paese a Montecitorio, a cui partecipa il presidente della Camera Roberto Fico.


Il lavoro e l'economia
Nel 2017 continua la crescita del numero degli occupati (265 mila, pari a +1,2%) in tutte le aree del Paese, ma il Mezzogiorno rimane con un saldo occupazionale negativo rispetto al 2008 (-310 mila unità, -4,8%). Ma, secondo il rapporto annuale 2018, il riavvicinamento del numero di occupati ai livelli pre-crisi si deve esclusivamente alla componente femminile (404 mila unità in più, ma comunque sotto la media europea) mentre gli uomini fanno tuttora registrare un deficit di 471 mila unità. Il tasso di occupazione è in crescita e si attesta al 58%, ancora 0,7 punti percentuali sotto il livello del 2008 e lontano dalla media Ue.
Il numero di disoccupati diminuisce del 3,5% (-105 mila) e il tasso di disoccupazione passa dall'11,7% del 2016 all'11,2%. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni si riducono per il quarto anno consecutivo e sono sotto i 13,4 milioni. Il calo è stato meno intenso rispetto al 2016 ma comunque rilevante (-242 mila unità, -1,8%); rispetto al 2008 se ne contano quasi un milione in meno. I giovani Neet (non occupati e non in formazione) scendono sotto i 2,2 milioni, con un calo dell'1,1% più debole di quello registrato nel 2016.

Sul fronte della crescita gli indicatori disponibili per i primi mesi del 2018 segnalano la prosecuzione del recupero dell'economia italiana, pur se a ritmi moderati. Nel primo trimestre dell'anno il Pil è cresciuto dello 0,3% su base congiunturale; nello stesso periodo inoltre la fiducia delle famiglie è aumentata, mentre quella delle imprese è diminuita, mantenendosi però su livelli elevati. Nel 2017 il prodotto è cresciuto dell'1,5% contro il +0,9% del 2016, sostenuto soprattutto dagli investimenti fissi lordi. Positivo anche il contributo della domanda estera. L'espansione dell'attività ha interessato tutti i settori produttivi a eccezione dell'agricoltura: l'aumento più marcato è quello dell'industria in senso stretto (+2,1%), mentre i servizi si sono fermati all'1,5% e le costruzioni allo 0,8%.


Indice di Benessere e diseguaglianze
«Nel 2017 il benessere degli italiani misurato nel Def mostra un deciso miglioramento in cinque dei dodici indicatori considerati e un arretramento nei rimanenti sette», scrive l'Istat nel rapporto, mettendo «in positivo» la riduzione della criminalità predatoria (scippi e rapine), il miglioramento della partecipazione al mercato del lavoro e la diminuzione della durata delle cause civili. Invece, risultano «in negativo» l'aumento delle disuguaglianze e della povertà assoluta, che, come rivelato già in audizione sul Def, nel 2017 secondo le stime preliminari interesserebbe l'8,3% dei residenti (circa 5 milioni) contro il 7,9% nel 2016. Inoltre, fa presente l'Istat, «gli indicatori disponibili per i primi mesi del 2018 segnalano la prosecuzione del recupero della crescita dell'economia italiana, pur se a ritmi moderati».

Nonostante la ripresa però aumentano diseguaglianza e povertà assoluta. Quest'ultima, secondo le stime preliminari, nel 2017 interesserebbe l'8,3% dei residenti contro il 7,9% del 2016. La diseguaglianza economica - misurata dal rapporto fra il totale del reddito equivalente ricevuto dal 20% della popolazione con i redditi più alti e dal 20% della popolazione con quelli più bassi - raggiunge un livello di 6,4 (6,3 nel 2016). La povertà assoluta riguarda poco meno di 1,8 milioni di famiglie e circa 5 milioni di individui. Complessivamente si tratta di 154.000 famiglie e 261.000 persone in più rispetto all'anno prima. la ripresa dell'inflazione spiega circa la metà dell'incremento dell'incidenza della povertà assoluta; l'altra metà va ascritta invece al peggioramento della capacità di spesa delle famiglie scese sotto la soglia di povertà. A livello territoriale, la povertà assoluta aumenta nel Mezzogiorno e nel Nord, mentre scende al Centro.


Il ruolo delle reti
Il 78,7% delle persone di 18 anni e più dichiara di poter fare affidamento almeno su un parente, un amico o un vicino. È questa la forza delle reti informali e sociali che il rapporto Istat considera uno dei paracaduti principali del nostro Paese. Tra le persone che rappresentano un sostegno, sono gli amici la categoria più indicata (62,2% dei casi) seguita dai vicini (51,4%) e dai parenti (45,8%). Con un sostegno che è anche di tipo economico. «Il 44,7% degli individui - riferisce il report - dichiara di avere almeno una persona non coabitante su cui contare in caso di bisogno urgente di denaro (800 euro)»." SEGUE >>>

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