venerdì 4 maggio 2018

Gli strappi di Netanyahu mettono il timing ad una nuova guerra in Medio Oriente. Nel settantesimo di Israele

Gli strappi di Netanyahu mettono il timing ad una nuova guerra in Medio Oriente. Nel settantesimo di Israele: "Il conto alla rovescia è iniziato. Le tappe scandite. 12 maggio, Trump annuncia ufficialmente l'uscita degli Usa dall'accordo sul nucleare. 14 maggio: inaugurazione dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. Fiamme nei Territori, Hamas e Hezbollah entrano sul piede di guerra. 15 maggio: nel settantesimo dello Stato d'Israele, Netanyahu ordina nuovi raid contro basi iraniane in Siria. E' l'inizio della guerra diretta tra Israele e Iran, combattuta in Siria, ma col rischio, altamente probabile, che il conflitto possa estendersi nel vicino Libano. L'Iran "risponderà a tempo debito" alla presunta "aggressione israeliana" contro le sue basi militari in Siria. Lo ha detto il presidente della commissione parlamentare per gli Affari esteri iraniano, Allaeddine Boroujerdi, nel corso di una conferenza stampa al termine della sua visita a Damasco.

Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa con sede a Londra, almeno 26 combattenti iraniani sarebbero morti nei bombardamenti contro due basi usate da militari in Siria, una ad Hama (40 chilometri a nord di Homs) e l'altra Aleppo (roccaforte ribelle situata a 50 chilometri dal confine con la Turchia) nella notte fra il 29 e il 30 aprile. Nessuno ha rivendicato l'operazione, ma i sospetti sono ricaduti sugli israeliani. Le perdite sono state prima smentite da Teheran e ora confermate da Boroujerdi. "L'aggressione dell'entità sionista contro i nostri consulenti in Siria ci garantisce il diritto di rispondere", ha detto il parlamentare iraniano, citato dalla stampa internazionale. "Ci rivarremo a tempo debito", ha aggiunto Boroujerdi, ribadendo che la presenza militare iraniana in Siria avviene "su richiesta del governo siriano". Nei giorni scorsi, ufficiali americani, rimasti anonimi, hanno confermato a media statunitensi e israeliani che il raid nella notte tra il 29 e il 30 di aprile, è stato condotto da "F-15 israeliani".

I jet hanno sorvolato la Giordania e l'Iraq e sono entrati nello spazio aereo siriano da Est, nella zona controllata dagli americani. Nel raid sono stati distrutti "200 missili anti-aerei" appena arrivati dall'Iran, che dovevano rafforzare le difese delle basi utilizzate anche dai Pasdaran e già colpite più volte da Israele. Tra un raid e l'altro, c'è tempo per gli avvertimenti a mezzo stampa. Non potrà che essere gravido delle peggiori conseguenze l'attacco sulla Siria degli Usa, della Francia e della Gran Bretagna. Così il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov in una lunga intervista con il settimanale Panorama. "Chiara manifestazione" di una "linea distruttiva sono stati gli attacchi missilistici al territorio della Repubblica araba siriana, inflitti il 14 aprile con un pretesto assolutamente inventato".

Secondo Lavrov "un tale comportamento irresponsabile è gravido delle più gravi conseguenze per la sicurezza globale. E quelli che oggi giocano con il fuoco in varie regioni, cercando di foraggiare i terroristi per sfruttarli nei loro giochi geopolitici, domani dovranno pagarne il prezzo in casa propria". "Israele dovrebbe trasferire le informazioni sul programma nucleare dell'Iran all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA)", insiste il capo della diplomazia russa. "Gli specialisti che hanno partecipato ai colloqui sulla stesura dell'accordo indicano che è abbastanza probabile che questi documenti si trattino di attività precedenti, già registrate dalle ispezioni dell'Aiea", rimarca ancora Lavrov. Tempi di minacce e di appelli. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha rivolto un appello al presidente americano, Donald Trump, perché non denunci l'accordo sul nucleare con l'Iran, evocando il pericolo di una guerra. Guterres, parlando alla Bbc, ha definito il trattato del 2015 una "importante vittoria della diplomazia" e ha detto che dovrebbe essere salvaguardato. "Non dovremmo cancellarlo, a meno che non abbiamo una valida alternativa ad esso", ha detto, aggiungendo che "ci spettano tempi molto pericolosi".

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha affermato in un intervento video che l'Iran non "rinegozierà o integrerà" l'accordo nucleare internazionale sottoscritto nel 2015. Zarif ha risposto così, ribadendo la posizione iraniana degli ultimi giorni, alle minacce degli americani di ritirarsi dall'accordo nucleare. Il ministro iraniano ha sottolineato che il programma missilistico di Teheran non può essere oggetto di negoziato internazionale, come chiedono invece alcuni occidentali, ad integrazione dell'intesa nucleare, perché è una questione interna che riguarda la sicurezza dell'Iran. In precedenza, Ali Akbar Velayati, consigliere del Capo supremo per gli affari internazionali, aveva affermato che Teheran "non resterà" nell'accordo sul nucleare iraniano del 2015 se gli Stati Uniti ne usciranno. "L'Iran ha conservato tutti i suoi piani", rilancia il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in occasione del suo incontro con il suo omologo giapponese, Shinzo Abe, riferendosi ai documenti di cui di recente i servizi segreti israeliani sono entrati in possesso. " SEGUE >>>


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