Accordo sul nucleare, che cosa succede se gli Stati Uniti abbandonano l’intesa - Rai News: "Lo aveva detto Donald Trump che il JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action), l’accordo sul nucleare siglato nel 2016 a Vienna dopo anni di trattative a risoluzione parziale dei tesi rapporti con l’Iran, era “il peggior accordo della storia”. E infatti, a nemmeno due anni dalla firma, l'ex Tycoon è pronto ad annunciare il suo ritiro. Lo farà questa sera alle 20, ora italiana.
A poco sono servite le dichiarazione del ministro degli esteri britannico Boris Johnson, in visita a Washington, che lo invitava a non rottamare l'accordo “come si getta via il bambino con l’acqua sporca”.
E se il presidente iraniano Hassan Rohani ha fatto sapere che in ogni caso l’Iran rimarrà fedele all’intesa (a patto che l'Unione europea garantisca all’Iran di trarne dei benefici) si cerca di fare previsioni sulle possibili conseguenze.
Se Trump si ritira, cosa ne sarà del JCPOA?
Dopo l’eventuale abbandono degli Stati Uniti, la palla passerebbe al Congresso, che avrebbe 60 giorni di tempo per decidere il da farsi. A quel punto senatori e congressisti potrebbero seguire diverse strade: o reimporre tutte le sanzioni finanziarie oppure deciderne delle nuove non relative al nucleare e mirate a soggetti specifici, per fare pressione su Teheran pèr le attività di destabilizzazione regionale e sostegno al terrorismo.
Intanto l’Unione europea ribadisce la fiducia verso il patto: “Per noi quell’accordo funziona, va mantenuto e preservato, ha dichiarato una portavoce della Commissione Ue.
I possibili scenari
Nel caso in cui Donald Trump decretasse l'uscita definitiva degli Stati Uniti dall'accordo, le conseguenze per l'Iran non sarebbero poche. L'impatto sull'economia iraniana potrebbe essere davvero importante perché il Congresso americano sarebbe pronto a dare il via a un nuovo "giro" di sanzioni. Non è escluso che si decreti anche un embargo sulle esportazioni iraniane di greggio.
Uno scenario che, sul medio e lungo termine, finirebbe per sottrarre ai mercati petroliferi già in crisi oltre 500mila barili di greggio di produzione iraniana. Tutto questo, aggravato dalle tensioni crescenti in Medio Oriente, si ripercuoterebbe in maniera significativa sulle quotazioni internazionali del greggio, con diversi rialzi.
Possibile anche una corsa al nucleare in Medio Oriente. Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar potrebbero cercare di accelerare il loro programma nucleare. D'altronde il principe reggente saudita, Mohammed Bin Salman, lo scorso marzo aveva avvertito: "Se l’Iran avrà la bomba atomica, la svilupperemo anche noi, il prima possibile". "
A poco sono servite le dichiarazione del ministro degli esteri britannico Boris Johnson, in visita a Washington, che lo invitava a non rottamare l'accordo “come si getta via il bambino con l’acqua sporca”.
E se il presidente iraniano Hassan Rohani ha fatto sapere che in ogni caso l’Iran rimarrà fedele all’intesa (a patto che l'Unione europea garantisca all’Iran di trarne dei benefici) si cerca di fare previsioni sulle possibili conseguenze.
Se Trump si ritira, cosa ne sarà del JCPOA?
Dopo l’eventuale abbandono degli Stati Uniti, la palla passerebbe al Congresso, che avrebbe 60 giorni di tempo per decidere il da farsi. A quel punto senatori e congressisti potrebbero seguire diverse strade: o reimporre tutte le sanzioni finanziarie oppure deciderne delle nuove non relative al nucleare e mirate a soggetti specifici, per fare pressione su Teheran pèr le attività di destabilizzazione regionale e sostegno al terrorismo.
Intanto l’Unione europea ribadisce la fiducia verso il patto: “Per noi quell’accordo funziona, va mantenuto e preservato, ha dichiarato una portavoce della Commissione Ue.
I possibili scenari
Nel caso in cui Donald Trump decretasse l'uscita definitiva degli Stati Uniti dall'accordo, le conseguenze per l'Iran non sarebbero poche. L'impatto sull'economia iraniana potrebbe essere davvero importante perché il Congresso americano sarebbe pronto a dare il via a un nuovo "giro" di sanzioni. Non è escluso che si decreti anche un embargo sulle esportazioni iraniane di greggio.
Uno scenario che, sul medio e lungo termine, finirebbe per sottrarre ai mercati petroliferi già in crisi oltre 500mila barili di greggio di produzione iraniana. Tutto questo, aggravato dalle tensioni crescenti in Medio Oriente, si ripercuoterebbe in maniera significativa sulle quotazioni internazionali del greggio, con diversi rialzi.
Possibile anche una corsa al nucleare in Medio Oriente. Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar potrebbero cercare di accelerare il loro programma nucleare. D'altronde il principe reggente saudita, Mohammed Bin Salman, lo scorso marzo aveva avvertito: "Se l’Iran avrà la bomba atomica, la svilupperemo anche noi, il prima possibile". "
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