domenica 8 aprile 2018

Gli Stati Uniti verso il ritiro dalla Siria e dal Medio Oriente (salvo ripensamenti) - Il Sole 24 ORE

Gli Stati Uniti verso il ritiro dalla Siria e dal Medio Oriente (salvo ripensamenti) - Il Sole 24 ORE: "L'accordo sul nucleare iraniano? Barack Obama lo aveva salutato come «una storica intesa». Per Donald Trump è solo «uno dei peggiori accordi mai fatti dagli Stati Uniti». Le relazioni con l’Arabia Saudita? Erano precipitate ai minimi storici con Obama. Per Trump l’alleanza forgiata lo scorso giugno con Riad è la più solida e strategica che gli Stati Uniti possano oggi vantare con un Paese arabo in Medio Oriente. Gerusalemme capitale di Israele? Obama era contrario. Trump ha sorpreso il mondo riconoscendola e annunciando lo spostamento dell’ambasciata americana. L’accordo di Parigi sul clima? Per Obama era «l’opportunità migliore per salvare il pianeta», firmata in una «giornata storica». Trump ha disfatto il lavoro, sancendo l’uscita degli Stati Uniti.
“Obama e Trump sono agli antipodi su quasi tutti i dossier internazionali, tranne che su quello relativo alla Siria ”

Su quasi ogni dossier internazionale i due presidenti americani sono agli antipodi. Eppure su quello più complesso, ovvero la guerra civile siriana, Donald Trump sembra aver ripreso la controversa strategia - diplomaticamente certo non redditizia - del suo predecessore: uscire quanto prima dal pantano siriano limitando i danni.

Il graduale disimpegno americano dal Medio Oriente

STATI UNITI ED EUROPA A CONFRONTO 19 gennaio 2018
Medio Oriente, i rischi dell’agenda di Trump
Trump non ha mai mostrato un grande entusiasmo per la presenza militare americana in Medio Oriente. E se ha indugiato fino ad ora, la ragione rispondeva soprattutto a un obiettivo: sconfiggere l’Isis in modo da ridurre sensibilmente la minaccia di attacchi terroristici in America ed Europa.
Per centrare questo traguardo gli Stati Uniti hanno seguito due binari. Da un lato si sono messi a capo di una coalizione internazionale contro l’Isis, partita nel settembre del 2014 e proseguita fino ad oggi con intensi bombardamenti dal cielo. Dall’altro hanno contribuito a creare una fanteria multietnica, le Syrian democratic forces (Sdf), fornendo armamenti e inviando militari per addestrarli. Le Sdf, in cui le milizie curde (Ypg) rappresentano almeno l’80%, hanno conseguito risultati ben al di sopra delle aspettative. L’Isis ha così perduto oltre il 90% del territorio riducendosi a un manipolo di cellule sparse presenti in alcuni tratti della Valle dell’Eufrate. Ma comunque sempre molto pericolose e pronte a riorganizzarsi.
“«Dopo aver eliminato l’Isis dalla circolazione usciremo dalla Siria, sembra, molto presto»”

Donald Trump
A fine marzo Trump ha rotto gli indugi: «Dopo aver eliminato l’Isis dalla circolazione usciremo dalla Siria, sembra, molto presto». Nessuna menzione alla crisi umanitaria, alle stragi, all’uso di armi chimiche da parte del regime.
Sembra quasi che per Trump qualunque cosa gli Stati Uniti facciano in Medio Oriente sia solo una perdita di tempo e di denaro. Lui stesso lo ha precisato: «Non abbiamo ottenuto niente in Medio Oriente se non 7mila miliardi di dollari spesi in 17 anni». Certo, il presidente americano ha abituato il mondo a clamorosi annunci seguiti da altrettanto clamorose marce indietro. Lo ha fatto, per esempio, con l’Afghanistan.

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