sabato 28 aprile 2018

Accordo sulla denuclearizzazione? Perché Kim non rinuncerà mai al suo arsenale

Accordo sulla denuclearizzazione? Perché Kim non rinuncerà mai al suo arsenale: "Un capolavoro di diplomazia. Moon Jae-in e Kim Jong-un si sono abbracciati calorosamente dopo aver firmato una dichiarazione in cui hanno affermato che "non ci sarà più guerra nella penisola coreana". I leader della Corea del Sud e della Corea del Nord si sono accordati per raggiungere la pace permanente e la “completa denuclearizzazione” con il sostegno della comunità internazionale.


Sono questi gli esiti principali del terzo summit inter-coreano, il primo a tenersi in territorio sud-coreano, al villaggio di confine di Panmunjom. Qui, nel 1953, era stato firmato l’armistizio che ha posto fine alle ostilità della guerra di Corea, al quale non è mai seguito un trattato di pace. Finora.

“I due leader hanno solennemente dichiarato di fronte a 80 milioni di persone della nostra nazione e al mondo intero, che non ci sarà più guerra nella penisola coreana e che una nuova era di pace è cominciata”, si legge sul comunicato congiunto finale del summit.

Prima della cerimonia di chiusura, è arrivato anche il messaggio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’accordo tra le due Coree sarebbe stato “un processo più lungo e più duro” da raggiungere, senza l’aiuto del presidente cinese, Xi Jinping, che definisce “amico” in un tweet. 


​Trump si è rallegrato dell’esito del summit, anche se ha dichiarato che “solo il tempo dirà” come stanno andando le cose nella penisola coreana. Il presidente Usa dovrebbe avere un summit con il presidente sud-coreano il mese prossimo, in vista del lungamente anticipato incontro con Kim Jong-un, per il quale non sono ancora stati fissati una data né un luogo. 

Il summit è stato il frutto di una “incredibile manovra diplomatica” messa a punto da Moon. “Il presidente sud-coreano ha saputo evitare le divergenze con Washington, tenendo Trump costantemente informato su ogni singolo passo, scongiurando al contempo gli errori commessi dai suoi predecessori, senza indebolire il suo rilevantissimo consenso interno”. Lo ha detto all’Agi Lorenzo Mariani, ricercatore del programma Asia dello Iai.

Simbologie
La dichiarazione congiunta giunta al termine di un “summit pieno di simbologie" per entrambe le Coree  - Moon e Kim hanno piantato assieme un pino, prima di intraprendere colloqui privati, seduti su una panchina, al termine di un pontile dipinto di azzurro - è una sorta di “manuale di ingaggio”, spiega Mariani.

“Nessuno si aspettava una soluzione immediata, soprattutto sulla questione nucleare", aggiunge il ricercatore. "Le due Coree hanno sottoscritto una roadmap che faciliterà i prossimi sforzi in ambito multilaterale: la posa della prima pietra che avrà bisogno di una implementazione mostruosa”.

Numerosissime le simbologie del summit. Alcune, di forte impatto emotivo, come la stretta di mano e l’abbraccio tra i due leader, in realtà “erano già presenti nello scenario dei due precedenti summit”, dice all’Agi Antonio Fiori, professore associato di storia e istituzioni dell' Asia all'università di Bologna, autore de Il nido del falco: mondo e potere in Corea del Nord (Le Monnier, 2016).

Per il professore bolognese, ad avere la carica simbolica più forte è stato l’incontro a Panmunjom -  e non a Pyongyang come in passato (“sarebbe stato sconveniente per Moon far digerire all’opinione pubblica la decisione di omaggiare Kim, responsabile dell’escalation, a casa sua”). Di grande impatto, dunque, per chi, come Fiori, studia la questione coreana da una vita, “il momento in cui Moon invita Kim al picchetto d’onore, e il leader nord-coreano lo esorta a varcare il 38esimo parallelo, entrando in Corea del Nord, cogliendolo di sorpresa”, dice Fiori.


 Lo storico abbraccio tra Kim e Moon
Il testo
La dichiarazione congiunta riprende diversi punti contenuti nei documenti emersi dai precedenti summit, promettendo di implementarli: quello del 2001 (tra l’allora presidente sud-coreano Kim Dae-jung e la controparte nord-coreana Kim Jong-il) e -  soprattutto - quello del 2007 (Roh Moo-hyun e Kim Jong-il).

Fiori ne elenca alcuni: “La riduzione delle tensioni militari; la ripresa del dialogo senza interferenze esterne (già presente nel testo del 1971); la creazione di una zona congiunta sulla Nothern Limit Line (NLL, la linea di demarcazione marittima: una delle questioni cruciali che hanno diviso il Nord e il Sud); la riunificazione delle famiglie; l’enfasi sugli scambi scientifici e tecnologici”. Nulla di nuovo, dunque? “Non ho detto questo”, spiega il professore, “la dichiarazione emersa da questo summit li presenta in maniera inaspettatamente onnicomprensiva”.

Dal punto di vista simbolico, dunque, siamo in presenza di “aperture inattese”. Quali? “Francamente mi aspettavo che il documento si riducesse a un paio di punti, aprendo alla ratifica di un trattato di pace e accennando alla denuclearizzazione", dice Fiori. "Invece, nella dichiarazione i due leader hanno annunciato per il 15 agosto un nuovo incontro tra le famiglie della due Coree, separate dalla fine della guerra, e fanno riferimento alla ripresa dei dialoghi trilaterali o a quattro”." SEGUE >>>


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