Martin Schulz vittima del fuoco amico, rinuncia al Ministero degli Esteri: "Martin Schulz non sarà ministro degli esteri all'intero di un'eventuale nuova Grande Coalizione tedesca. Nei giorni scorsi era stata raggiunta un'intesa tra Cdu, Csu e Spd a proposito della possibile squadra di governo che consegnava ai socialdemocratici importanti Ministeri e chiamava Schulz agli esteri. Dopo aver espresso un iniziale consenso, però, il leader della socialdemocrazia ha fatto marcia indietro.
In una lettera spiega agli elettori che, in sostanza, il motivo di tale scelta è la paura che gli iscritti della Spd non approvino la nuova GroKo in occasione della consultazione interna che il partito sta tenendo e che potrebbe compromettere l'intera formazione del nuovo esecutivo. "A causa delle discussioni a proposito della mia persona vedo minacciato il successo del voto" scrive il leader della socialdemocrazia "per questo annuncio la mia rinuncia all'ingresso nel governo federale e spero che in questo modo si concludano i dibattiti personali all'interno della Spd". Le sue "ambizioni personali" ha poi continuato "devono stare dietro gli interessi del partito".
Entro il 2 marzo, infatti, i 460 mila tesserati socialdemocratici sono chiamati ad esprimersi circa la formazione del nuovo governo. Si tratta di una semplice consultazione interna che se vedesse però affermarsi il nutrito fronte del "No GroKo" (no alla Grande Coalizione) comporterebbe una automatica marcia indietro da parte di tutto il partito. La Spd in quel caso farebbe saltare gli accordi raggiunti con Angela Merkel facendo così naufragare i progetti di Grande Coalizione.
Si tratta di un rischio troppo grosso tanto per la Cancelliera quanto per Schulz. Quest'ultimo negli ultimi mesi ha legato la sua immagine e il suo futuro politico all'intesa con la Union (Cdu e Csu) rinnegando quanto promesso la sera delle elezioni di settembre quando, dopo aver appreso della batosta, annunciò di non essere disponibile per riformare un governo dalle larghe intese. In seguito, cambiando idea, ha ottenuto il plauso della maggior parte delle istituzioni economiche e politiche tedesche (a partire dal presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier), ma ha inevitabilmente attratto su di sé la collera di gran parte della militanza socialdemocratica. Quest'ultima teme che così facendo si faccia totalmente perdere alla Spd la propria identità valoriale e la si renda irreversibilmente subalterna alla Merkel.
La nomina di Schulz a ministro degli Esteri avrebbe sancito il coronamento del nuovo corso da lui impresso alla Spd. Nonostante la sconfitta alle elezioni la socialdemocrazia avrebbe visto il suo leader accaparrarsi uno dei posti di comando chiave del Paese, cosa che avrebbe confermato e rafforzato la sua leadership interna e la definitiva affermazione del suo progetto di alleanza con la Union. E' per questo che negli ultimi giorni i suoi avversari interni hanno iniziato ad attaccare questa decisione e a mobilitarsi per stroncare la nascita del nuovo governo. Utilizzando come strumento proprio il voto interno al partito. Ad attaccare frontalmente il leader della Spd sono stati i giovani socialdemocratici (Jusos) ma soprattutto l'ex ministro degli esteri Sigmar Gabriel, che nel gennaio del 2017 aveva conteso a Schulz la leadership del partito e che nei giorni scorsi aveva definito come "irrispettoso" il nuovo corso della Spd.
Neanche l'ottenimento di importanti ministeri nell'ipotetico nuovo governo ha calmato gli animi dei "rossi". Anzi, in molti ritengono che quanto ottenuto nelle trattative tradisca i valori del partito. Il programma dell'eventuale nuovo governo Merkel, infatti, si fonda su su un compromesso molto paradossale: da un lato Union e Spd si propongono di rafforzare le politiche sociali (questa un'altra concessione fatta dalla Merkel per aiutare Schulz a placare gli animi dei suoi oppositori più ortodossi) attraverso nuovi investimenti. Questi, però, verrebbero garantiti dal surplus commerciale delle esportazioni tedesche e dalle riscossioni dei crediti che le imprese e le banche tedesche possono riscuotere dall'estero. Si tratta insomma di politiche sociali interne che si fondano sull'applicazione di politiche di austerity all'estero e che contraddicono tanto lo spirito idealista e paneuropeo di cui Schulz si è fatto alfiere negli ultimi mesi quanto la vocazione ideologica di ampie fette della sinistra germanica." SEGUE >>>
In una lettera spiega agli elettori che, in sostanza, il motivo di tale scelta è la paura che gli iscritti della Spd non approvino la nuova GroKo in occasione della consultazione interna che il partito sta tenendo e che potrebbe compromettere l'intera formazione del nuovo esecutivo. "A causa delle discussioni a proposito della mia persona vedo minacciato il successo del voto" scrive il leader della socialdemocrazia "per questo annuncio la mia rinuncia all'ingresso nel governo federale e spero che in questo modo si concludano i dibattiti personali all'interno della Spd". Le sue "ambizioni personali" ha poi continuato "devono stare dietro gli interessi del partito".
Entro il 2 marzo, infatti, i 460 mila tesserati socialdemocratici sono chiamati ad esprimersi circa la formazione del nuovo governo. Si tratta di una semplice consultazione interna che se vedesse però affermarsi il nutrito fronte del "No GroKo" (no alla Grande Coalizione) comporterebbe una automatica marcia indietro da parte di tutto il partito. La Spd in quel caso farebbe saltare gli accordi raggiunti con Angela Merkel facendo così naufragare i progetti di Grande Coalizione.
Si tratta di un rischio troppo grosso tanto per la Cancelliera quanto per Schulz. Quest'ultimo negli ultimi mesi ha legato la sua immagine e il suo futuro politico all'intesa con la Union (Cdu e Csu) rinnegando quanto promesso la sera delle elezioni di settembre quando, dopo aver appreso della batosta, annunciò di non essere disponibile per riformare un governo dalle larghe intese. In seguito, cambiando idea, ha ottenuto il plauso della maggior parte delle istituzioni economiche e politiche tedesche (a partire dal presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier), ma ha inevitabilmente attratto su di sé la collera di gran parte della militanza socialdemocratica. Quest'ultima teme che così facendo si faccia totalmente perdere alla Spd la propria identità valoriale e la si renda irreversibilmente subalterna alla Merkel.
La nomina di Schulz a ministro degli Esteri avrebbe sancito il coronamento del nuovo corso da lui impresso alla Spd. Nonostante la sconfitta alle elezioni la socialdemocrazia avrebbe visto il suo leader accaparrarsi uno dei posti di comando chiave del Paese, cosa che avrebbe confermato e rafforzato la sua leadership interna e la definitiva affermazione del suo progetto di alleanza con la Union. E' per questo che negli ultimi giorni i suoi avversari interni hanno iniziato ad attaccare questa decisione e a mobilitarsi per stroncare la nascita del nuovo governo. Utilizzando come strumento proprio il voto interno al partito. Ad attaccare frontalmente il leader della Spd sono stati i giovani socialdemocratici (Jusos) ma soprattutto l'ex ministro degli esteri Sigmar Gabriel, che nel gennaio del 2017 aveva conteso a Schulz la leadership del partito e che nei giorni scorsi aveva definito come "irrispettoso" il nuovo corso della Spd.
Neanche l'ottenimento di importanti ministeri nell'ipotetico nuovo governo ha calmato gli animi dei "rossi". Anzi, in molti ritengono che quanto ottenuto nelle trattative tradisca i valori del partito. Il programma dell'eventuale nuovo governo Merkel, infatti, si fonda su su un compromesso molto paradossale: da un lato Union e Spd si propongono di rafforzare le politiche sociali (questa un'altra concessione fatta dalla Merkel per aiutare Schulz a placare gli animi dei suoi oppositori più ortodossi) attraverso nuovi investimenti. Questi, però, verrebbero garantiti dal surplus commerciale delle esportazioni tedesche e dalle riscossioni dei crediti che le imprese e le banche tedesche possono riscuotere dall'estero. Si tratta insomma di politiche sociali interne che si fondano sull'applicazione di politiche di austerity all'estero e che contraddicono tanto lo spirito idealista e paneuropeo di cui Schulz si è fatto alfiere negli ultimi mesi quanto la vocazione ideologica di ampie fette della sinistra germanica." SEGUE >>>
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