martedì 17 gennaio 2017

Mentre Italia e Germania litigano sulle emissioni, l'Europa rischia l'irrilevanza - Il Foglio

Mentre Italia e Germania litigano sulle emissioni, l'Europa rischia l'irrilevanza - Il Foglio: "Sturmtruppen e Pulcinella. Fermate quella 500! Crucco, pensa alla tua auto del popolo. Il livello dei rapporti tra Italia e Germania è questo, con i ministri che si mandano amabilmente a quel paese. Dai gas di scarico della Fiat (il problema c’è o no?) alle banche, con Berlino le cose non funzionano da tempo (buona parte delle colpe sono nostre), siamo al titanico scontro tra le Sturmtruppen e Pulcinella. Il viaggio del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni domani in casa di Angela Merkel non risolve nessuno dei problemi, ma almeno riporta (forse) tutti sulla terra: l’Europa è nei guai e se ne esce insieme. Ci sono alternative? Perbacco, la storia è un manuale di soluzioni e soprattutto esplosioni. Quali? Ci separiamo, l’Unione europea fa crac e ognuno si arrangia come può. La Brexit è esattamente questo: leave, andare via.

 


Big Brexit. Ecco perché il discorso di oggi di Theresa May alla Lancaster House è importante. Il premier britannico darà un’indicazione sulla dimensione che il suo governo vorrà dare all’uscita dal single market europeo, tempi e modi di realizzazione. Sarà una prova per i mercati, ma soprattutto per la leadership dell’Unione, cioè per l’unico leader rimasto in piedi: Angela Merkel. Non a caso ben tre titoli dell’edizione internazionale del giornale economico tedesco Handelsblatt oggi sono dedicati a Trump: uno sui costruttori di auto, uno sul protezionismo e uno sulle opportunità della nuova politica economica americana. Per il premier britannico May la complessità della sfida è il frutto delle vicende interne innescate dal referendum, per lei è prioritario rispondere alle pressioni dei Brexiters, ribadire la sovranità del Regno Unito su politiche migratorie e giustizia (stop alla Corte di Giustizia europea), questi due pilastri innalzati dal referendum conducono dritti a una conseguenza: l’Inghilterra non può stare nel mercato unico europeo. E i capi di Stato dell’Unione non possono consentire mezze misure, perché ogni metro dato a Londra significa spaccare quel che resta dell’Europa. Insomma, oggi Theresa May deve fare quello che chiede da tempo il ministro degli Esteri Boris Johnson: sfornare la torta.

 


Trump e le nazioni. Al centro del teatro della battaglia per il nuovo ordine mondiale c’è Donald Trump. Il presidente eletto entrerà alla Casa Bianca venerdì e da quel momento finisce la fase del Tweeter in Chief e comincia quella del Commander in Chief. L’intervista rilasciata l’altro ieri alla Bild e al Times di Londra (davanti a The Donald con il taccuino aperto c’era Michael Gove, parlamentare a capo del movimento referendario del Leave) è stata un terremoto che ha chiarito qual è l’idea di Trump: dialogare con le nazioni. Il presidente americano è un aggiornamento esponenziale del software realista, un Nixon 3.0 che non a caso sta raccogliendo i consigli di Henry Kissinger per la (de)costruzione di un nuovo sistema di relazioni internazionali. Quello che rischia l’Europa – per sua incapacità – è l’irrilevanza e l’autodistruzione del forum di cooperazione. Trump è il presidente dell’Anglosfera, guarda alla relazione speciale con gli inglesi (la tradizione), fa la mossa del cavallo sull’inconcludente Unione europea (e sulla Nato, di cui vuole mantenere il controllo, ma attraverso una profonda riforma della missione e della spesa), sostiene la Brexit come formula della contemporaneità e saldatura del cortocircuito tra élite e popolo (basta tenere d’occhio cosa dice Steve Bannon, il suo stratega, per capire dove tira il vento), ha un conto aperto da regolare con la Cina, cioè un deficit commerciale di 367 miliardi e a Pechino hanno capito che da venerdì alla Casa Bianca la colonna sonora cambia. L’impero è sempre celeste, ma il futuro di una disfunzionante società costruita sul doppio stato (uno strano mercato senza libertà) è meno brillante di quanto appaia. E’ una mappa piena di passaggi rischiosi, ben illustrati in un libro pubblicato dalla Yale University Press intitolato “The End of the Asian Century”. Si gioca una nuova partita a scacchi, Trump è il nuovo secolo americano.

 " SEGUE >>>

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