venerdì 2 dicembre 2016

Intelligenza artificiale, presente e futuro: quali sono i "veri" rischi?

Intelligenza artificiale, presente e futuro: quali sono i "veri" rischi?: "Le parole "intelligenza" e "artificiale", poste l'una accanto all'altra, possono scatenare due diverse reazioni: quella di chi vede in questa tecnologia l'inevitabile evoluzione del progresso, in grado di semplificarci enormemente la vita, e quella di chi la considera la chiave di un terrificante futuro nel quale le macchine proveranno a soppiantare gli umani come specie dominante del pianeta. Si tratta di un tema che ha avuto (e probabilmente avrà) grande successo al cinema: basti pensare a film come Terminator e Matrix o al computer HAL9000 di 2001: Odissea nello spazio.

Un buon punto di partenza per parlare di intelligenza artificiale è quello di provare a capire di cosa si tratti: secondo l'enciclopedia Treccani, l'IA mira a creare "sistemi hardware e sistemi di programmi software atti a fornire all'elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana".

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La parte che dovrebbe colpire maggiormente di questa definizione sono le parole "a un osservatore comune". L'idea che l'IA sia un modo per permettere ad un computer di ragionare come farebbe un essere umano ma con una capacità di calcolo incredibilmente superiore è in effetti errata, almeno parzialmente.

"A volte si tratta di questo, ma non sempre e neanche spesso", spiega John McCarthy della Stanford University. "L'intelligenza coinvolge dei meccanismi (mentali, ndr), e la ricerca sull'IA ha scoperto come farne svolgere alcuni ai computer, ma non tutti. Se svolgere un compito richiede soltanto meccanismi che oggi sono ben compresi, i programmi per computer possono fornire prestazioni impressionanti. Questi programmi dovrebbero essere considerati 'intelligenti in qualche modo' ".


L'intelligenza artificiale può spaventare: ecco perché Google, Amazon, Facebook, Microsoft e IBM hanno deciso di parlare chiaramente e approfonditamente al pubblico  REUTERS/Michael Buholzer

Chiarito che l'IA non significa scimmiottare l'intelligenza umana (non necessariamente, almeno), cosa è possibile fare con questa tecnologia? Un aspetto poco conosciuto dai non addetti ai lavori è che l'IA non è qualcosa che vedremo in un indefinito futuro, ma una realtà della quale abbiamo continue testimonianze. A volte gli esempi sono eclatanti, come la vittoria di AlphaGo contro Lee Se-dol, uno dei più grandi campioni nella storia del gioco strategico Go.

L'intelligenza artificiale non è (solo) il futuro: è il presente

Ma l'intelligenza artificiale è molto più di questo: si tratta di qualcosa con la quale interagiamo ogni giorno. Per esempio, quando utilizziamo Gmail: Google sfrutta infatti l'IA per identificare lo spam nel suo servizio di posta elettronica o anche per effettuare traduzioni non eccessivamente "meccaniche" con Google Translate.

Il colosso di Mountain View sta però provando ad andare ben oltre questo: di recente, il motore di ricerca ha introdotto RankBrain, una serie di algoritmi in grado di capire una richiesta dell'utente in linguaggio naturale e di restituirgli i risultati che gli servono anche se questa non pare fare riferimento alle parole-chiave cercate.

In altre parole: dalla parte opposta c'è un computer capace di comprendere cosa un utente stia cercando anche se non sa spiegarlo bene. Si tratta di un compito che fino a neanche troppi anni fa sarebbe stato considerato più che naturale per un essere umano, ma totalmente impensabile per un computer. In informatica, la forma più elementare di struttura di un programma è stata quella "if-then-else": se si verifica la condizione A allora fai B, altrimenti fai C. Intelligenza artificiale significa anche avere un sistema in grado di capire che l'utente potrebbe voler ottenere il risultato C, ma non sa come arrivarci.

Qualcosa del genere viene fatto quotidianamente da Facebook, che sfrutta costantemente i suoi algoritmi per provare a restituirci un news feed che contenga ciò che potenzialmente è più in grado di interessarci e coinvolgerci (il che, a sua volta, ci spinge a restare sul sito per più tempo, ma questo è un altro discorso). 

Proprio il social network di Mark Zuckerberg potrebbe avere un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'IA: nei giorni scorsi, gli ingegneri di Facebook hanno pubblicato alcuni video nel tentativo di "demistificare" l'intelligenza artificiale spiegando le basi della tecnologia ed il modo nel quale questa è entrata, entra e continuerà ad entrare nella nostra vita di tutti i giorni. 



Peraltro, Facebook potrebbe sfruttare l'IA per risolvere una questione che nelle scorse settimane ha portato la società di Menlo Park nell'occhio del ciclone delle polemiche: l'incapacità del social network nel limitare la diffusione delle bufale avrebbe infatti avuto, secondo molti, un peso significativo nella recente vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali USA.

Nel "piano di battaglia" delineato da Zuckerberg per la riduzione delle false notizie su Facebook, il giovane multimiliardario ha parlato anche di "migliori sistemi tecnici per rilevare cosa le persone contrassegneranno come 'falso' prima ancora che lo facciano". Si sta ovviamente parlando di un sistema di intelligenza artificiale, capace di comprendere ciò che intendiamo fare quando ancora noi stessi non l'abbiamo capito. Un po' come quando Spotify o Netflix offrono suggerimenti su cosa ascoltare o vedere basandosi sui nostri gusti."
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